Il conteggio alla rovescia è iniziato e la catastrofe industriale addebitabile a decenni di fallimentari privatizzazioni si manifesta in tutta la sua drammaticità. A Taranto, dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano, il 16 settembre rischia di segnare la fermata definitiva dell’area a caldo. Le prime 2.500 lettere di licenziamento collettivo partiti dalle aziende dell’indotto sono l’ennesimo schiaffo alla classe lavoratrice: padroni e speculatori scaricano i costi di una gestione sciagurata sulle spalle di chi ha sempre prodotto la ricchezza, lasciando a terra migliaia di famiglie senza tutele né futuro.
La crisi non si ferma alle rive del Jonio. Lungo il filo rosso della produzione siderurgica, l’onda d’urto colpisce direttamente il cuore del Basso Piemonte. Lo stabilimento dell’ex ILVA di Novi Ligure, presidio fondamentale per la lavorazione a freddo, si trova al punto di non ritorno. Senza le bramme provenienti dagli altiforni tarantini, le catene di montaggio novesi sono destinate alla paralisi completa. Per gli oltre 550 operai e impiegati di Novi Ligure, già stremati da anni di cassa integrazione a rotazione e ritardi, si prospetta l’ombra del dramma occupazionale e dello smantellamento definitivo della fabbrica.
La responsabilità politica del Governo è totale. Il continuo rimbalzo di responsabilità con i fondi privati e le soluzioni di facciata hanno dimostrato l’inconsistenza delle ricette liberiste: il mercato non risana, il mercato devasta. Consegnare la siderurgia primaria nazionale al profitto privato ha significato sacrificare la salute, l’ambiente e il lavoro sull’altare della speculazione.
Rifondazione Comunista lo dice da sempre e lo ribadisce con forza accanto ai lavoratori in lotta a Taranto, a Novi Ligure e in tutti i siti del gruppo:
No ai licenziamenti nell’indotto: Stop immediato a tutte le procedure di esubero e copertura salariale totale per tutti i lavoratori coinvolti.
Nazionalizzazione senza indennizzo: L’unica via d’uscita per salvare la produzione, tutelare l’occupazione e garantire la transizione ecologica è il controllo pubblico diretto dello Stato.
Piano industriale unico e riconversione ecologica: Tutela della salute dei cittadini tarantini e garanzia della materia prima per la lavorazione a freddo nei siti del Nord come Novi Ligure.
Non accettiamo che a pagare la crisi del capitalismo siderurgico siano ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori. Servono risposte immediate, la piazza si mobilita: il futuro di Novi Ligure si difende oggi, lottando uniti da Nord a Sud!
Robbiano Laura PRC
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