Pronto soccorso, la scoperta dell’acqua calda

La grande, si fa per dire, stampa e le più importanti reti televisive, forse per concederci una breve tregua sull’assurdo tsunami di parole, per lo più inutili, sulla tragedia ucraina hanno scoperto l’acqua calda e con grande enfasi hanno sentenziato: i pronto soccorso sono degli inferni, mancano i medici e l’80% dei pazienti che passano attraverso queste strutture potrebbe benissimo essere curati altrove. Cosa nota da anni ormai. 

Questo vale per tutti gli ospedali italiani, anche per Novi Ligure.

Ormai da decenni, passano presso il dipartimento di accettazione del nostro ospedale circa 26mila/27mila persone all’anno con una prevalenza di codici bianchi e verdi, (vecchia classificazione; ora ne esiste una nuova, che non ricordo, ma che certifica le stesse cose; classica abitudine italiana, cambiare nome ad un problema per non risolvere il problema).

Situazione più volte segnalata in eventi pubblici, o pubblicata sui giornali locali, nel più completo disinteresse. La cosa buffa è che a volte questo numero abnorme di passaggi era ritenuto, non so quanto in buona fede, un segno di eccellenza, invece che il segno di clamorosa inefficienza della medicina del territorio. Adesso l’ottimo Mimmo Ravetti ha chiesto alla Regione i dati sui passaggi nei DEA: bene. Vediamo cosa succederà. C’è anche un’altra cosa curiosa: mancano i medici urgentisti, ora si chiamano così- cosa vorrà dire?-; semplicemente mancano i medici e tra le cause e i rimedi proposti, timidi in verità, non si parla di Università, perché è li che nasce il problema, soprattutto per quanto riguarda le specializzazioni.

Prossimamente in Piemonte girerà un bel malloppo di euri per ospedali e case di comunità ( circa 50 ilioni) di cui abbiamo già parlato; ora 36.800.000 € per recupero prestazioni post-Covid e riduzione liste di attesa. Ci piacerebbe sapere come verranno utilizzati. Per quello che può servire, chi di dovere potrebbe interessarsene un attimo? 



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Mino Orlando

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