La testimonianza: la legalità vincerà, un giorno


Un viaggio in Sicilia, a 30 anni dalle stragi di Falcone e Borsellino. Visitando i luoghi che sono tristi simboli della lotta alla mafia: via D’amelio, la casetta da cui è stata comandata l’esplosione di Capaci, il bunker del maxiprocesso, la casa dove è stato ucciso Peppino Impastato e molti altri.  37 studenti del Ciampini Boccardo si sono recati in Sicilia dal 21 al 25 maggio, accompagnanti dalle insegnanti Valentina Avvento, Monica Oreggia, Roberta Argentieri, nell’ambito del progetto di educazione alla legalità. Quella che segue è la testimonianza di Giulia, una studentessa del primo anno. 

Appunti di viaggio

Questo viaggio è stato molto impressionante: scoprire tutto il duro lavoro e le vite perdute che si nascondono dietro a qualcosa che credevo lontano e che invece è più vicino che mai, mi ha particolarmente scosso. Ma a bilanciare le emozioni negative ci sono state le nuove amicizie fatte durante la permanenza temporanea a Palermo, che spero di non dimenticare.

Sono partita da casa piena di paura perchè non mi sentivo pronta ad affrontare un viaggio simile da sola: non sapevo se sarei tornata a casa e nemmeno se fossi riuscita ad arrivare a Palermo indenne, anche se poi mi sono resa conto che le mie paure non erano fondate.

Una volta atterrati ci siamo ritemprati dalle fatiche del viaggio godendo dello splendido mare di Palermo. Dopo esserci registrati in albergo, ci siamo riuniti con gli altri ragazzi provenienti da tutta Italia in una “processione” verso la casetta dalla quale è stato dato il comando per l’innesco dell’esplosivo della strage di Capaci per ridipingere la scritta “NO MAFIA” che rappresenta la volontà del popolo siciliano di ribellarsi alla criminalità organizzata. Lungo il percorso siamo passati dal Parco della Memoria dove c’è una stele che affaccia sull’autostrada per ricordare il punto dove Falcone ha subito l’attentato. Quando mi sono trovata lì, un brivido di emozione mi è corso lungo la schiena, perché non riuscivo a capacitarmi che un posto come quello, avvolto da una calma surreale, potesse essere stato il teatro di una strage come quella di Capaci.

Il secondo giorno siamo andati a Cinisi a vedere la casa di Peppino Impastato per conoscere un poco della sua storia e del periodo in cui viveva; qualcosa già la conoscevo, grazie al film “I cento passi” che aveva acceso in me molte domande e la curiosità di approfondirla: sentire la testimonianza di qualcuno che ha “vissuto” la storia da cittadino siciliano mi ha fatto percepire che quello che credevo di sapere era solo una piccola parte di ciò che è realmente accaduto. La visita è proseguita presso la casetta dove Peppino è stato ucciso, identificata con una targa in sua memoria: entrarci mi ha fatto provare paura perché mi ha dato l’impressione che fosse ancora abitata dalle persone che hanno compiuto il delitto. Nel pomeriggio siamo andati a Palermo per visitare la Cattedrale dove sono conservate le reliquie di Santa Rosalia, patrona di Palermo e le spoglie di Padre Puglisi vittima della Mafia per il suo impegno nell’educazione dei giovani al fine di allontanarli dalla malavita organizzata. Ci siamo recati anche presso la sede di “Moltivolti”, un’associazione che cerca di unire le culture di tutto il mondo: abbiamo ascoltato la storia della sua nascita e del suo impegno: le loro attività mi hanno affascinata molto, e mi hanno fatto pensare alla possibilità ad un mio impegno futuro in questa associazione.

Il terzo giorno siamo andati al Foro Italico di Palermo per prendere parte ad una manifestazione in ricordo di Falcone e di tutte le vittime della mafia, che vedeva tra gli ospiti perfino il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che purtroppo non siamo riusciti ad ascoltare, in compenso abbiamo avuto l’onore di ascoltare le parole della sorella di Falcone che hanno aumentato la mia ammirazione per questo eroe che con coraggio ha lottato per distruggere la mafia. Dopo pranzo ci siamo spostati presso l’albero Falcone per prendere parte alla manifestazione in memoria delle vittime della strage che sono state commemorate nell’orario esatto dell’esplosione alle 17:58 con la lettura dei nomi al suono del “silenzio”: nonostante ci fosse un sacco di gente il silenzio che ha accompagnato l’esecuzione è stato molto toccante, peccato che d’altra parte non si riuscisse quasi né a muoversi, né a respirare,cosa che personalmente ha tolto un po’ di solennità al momento. La tappa successiva della nostra visita è stata il teatro Golden dove abbiamo ascoltato alcune testimonianze riguardanti l’omicidio di Falcone che ci hanno consentito di scoprire come siano state condotte le indagini che hanno portato a individuare chi fossero il mandante e l’esecuture del delitto. Per fortuna la narrazione è stata alleggerita dal racconto di alcuni aneddoti relativi al vissuto quotidiano degli inquirenti. Il racconto è stato molto interessante e mi ha aiutato a capire il lavoro di Falcone, di Borsellino e dei magistrati che continuano la loro lotta.

Il quarto giorno ci siamo diretti verso il carcere di sicurezza de “L’ucciardone”, sede della famosa aula bunker del Maxiprocesso: quando sono entrata ero un poco tesa, non mi sembrava vero di essere lì dentro, l’avevo già vista in un film e trovarmi proprio al suo interno era davvero sconvolgente. Abbiamo quindi ascoltato l’esperienza di Giovanni Paparcuri, autista di Rocco Chinnici e successivamente tecnico addetto alle macchine da scrivere ed ai primi computer utilizzati per il Maxiprocesso. Egli ci ha descritto molti particolari riguardanti la storia del Maxiprocesso ed il lavoro di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino coi quali ha collaborato anche dopo il Maxiprocesso. La cosa che mi ha colpito di più è stata la tristezza con cui ci ha raccontato la scelta di abbandonare il suo lavoro e di ritornare ad essere una persona “normale”: nonostante il nostro tentativo di fargli cambiare idea, lui è rimasto impassibile. Abbiamo anche visitato il museo Falcone e Borsellino da lui allestito, che si trova all’interno del palazzo di giustizia: abbiamo visto le macchine dell’epoca cioè quelle con cui Paparcuri aveva a che fare e poi gli uffici di Falcone e di Borsellino che sono stati lasciati com’erano quando erano occupati, come se fossero rimasti bloccati nel tempo.

Il quinto e ultimo giorno siamo andati a vedere l’albero Borsellino in via d’Amelio: a differenza di quello di Falcone questo lo abbiamo potuto osservare attentamente e leggere le dediche che vi erano state appese. Anche noi abbiamo lasciato un piccolo ricordo, ovvero la bandiera di LIBERA con tutte le nostre firme, abbiamo anche ascoltato un volontario dell’associazione che prende il nome dalle vittime di quella strage: Paolo, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo, Eddie. Le ultime ore in terra sicula le abbiamo trascorse sul Monte Pellegrino per concludere dove tutto era cominciato: al mare.

Questo viaggio mi ha cambiato: adesso che so di più su questa storia, avrò anch’io il coraggio di lottare perché la mafia venga sconfitta definitivamente, lo farò per chi è morto, per chi mi ha fatto scoprire dettagli importanti sulla storia di questa lotta e sono profondamente convinta che un giorno la legalità possa vincere. Di sicuro di questo viaggio voglio ricordare i nuovi amici che mi sono fatta; siamo stati molto bene tutti insieme e ci dispiaceva lasciarci, ma alla fine ci siamo promessi di rivederci ancora per un’altra grande avventura.

Giulia Maria Scaramel, 1P



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Giulia Maria Scaramel

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