La recensione: “Béatrice e Bénédict” al Carlo Felice

Si è aperta la stagione teatrale del Carlo Felice a Genova con “Béatrice et Bénédict”, opera-comique in due atti del compositore Hector Berlioz, di cui scrisse anche il libretto ispirandosi alla commedia di Shakespeare “Much Ado about Nothing”, andata in scena l’ultima settimana di ottobre e la prima di novembre. “Un capriccio, scritto in punta di piedi” da un musicista invecchiato e sofferente che voleva realizzare il progetto di un’opera italiana allegra nella quale i due personaggi shakespeariani Héro e Claudio lasciano posto a Béatrice e Bénédict e al loro rapporto di odio e amore, protagonista indiscusso grazie ad una resa orchestrale ricca di sfumature.

La direzione di Donato Renzetti è elegante, contrassegnata da uno stile leggero e scorrevole: l’Ouverture è un esempio di raffinatezza orchestrale che richiama il brio, la libertà, la voglia di evadere e di vivere con spensieratezza: un sentimento di felicità ed uno spirito di leggerezza resi dalla cantabilità e dai molteplici momenti di “piccoli screzi” tra i due protagonisti.

Sebbene Berlioz abbia trascurato la profondità psicologica dei suoi personaggi, egli sopperisce a tale mancanza offrendo un’alternanza di musica e parlato, ritagliando nella figura di Somarone, il maestro di cappella, colui che tesse le fila della trama attraverso il dialogo. 

La regia di Damiano Michieletto è ricca di simbologie, ma sebbene le scelte interpretino i canoni sociali, il desiderio di libertà, la concezione di un amore primordiale contrapposto a quello coniugale fatto di convenzioni tra Héro e Claudio, esse non si sposano con la ricchezza orchestrale e con le arie e i duetti che sono l’anima di quest’opera. Plauso all’interprete di Héro, la cantante Francesca Benitez (nella foto), soprattutto nell’aria del I Atto, scena VI, così come il coro diretto dal maestro Moretti che si alterna a parti solistiche, parti recitate , brani d’insieme rendendo  l’opera “un’isola felice”.



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Katia Tonzillo

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