Cascina Motta abbattuta. Era uno dei leggendari nove castelli di Novi?

Era una delle cascine più antiche di Novi. Segnata nella mappa del Vinzoni del 1773, per il compianto Luigi Piras era uno dei mitici 9 castelli su cui fu fondata Novi. Da un paio di giorni cascina Motta non c’è più, interferiva con i lavori del terzo valico e le ruspe del Cociv in poche ore hanno cancellato per sempre un pezzo di storia di Novi. 

Le origini di cascina Motta sono antichissime, e lo testimoniano le schede predisposte dal Cociv sul sito del Ministero dell’ambiente, che certifica la presenza di un “sito romano: identificata una buca per l’estrazione dell’argilla e poi utilizzata come scarico nella seconda metà del I sec. d.C.”. 
(di seguito il link per scaricare la relazione del Cociv sui siti archeologici presenti sul percorso del Terzo Valico)

Posta sulla prosecuzione del sentiero dei muli verso Scrivia, oltre la statale per Serravalle e la Ferrovia, cascina Motta nel 600 era di proprietà della famiglia Negrone, che la fece anche rappresentare in un quadro, immersa in boschi di castagni e roveri.

Cascina Motta prima dell’abbattimento

Sull’origine di Novi esiste un’antica leggenda, ripresa e riportata dallo storico Lorenzo Capelloni, che visse nel XVI secolo e che fu lo storico ufficiale di Andrea Doria, secondo cui il nome di Novi derivi dai nove castelli di cui era dotata. Questa tesi fu ripresa anche da Gianfrancesco Capurro (prima meta dell’Ottocento) e quindi da Serafino Cavazza, che ne diede conto nel suo testo Curtis Novarum.

Una veduta aerea di cascina Motta

In un manoscritto attribuito ad Ercole Spinola e forse rinvenuto nell’archivio della Collegiata, si narra di un certo Tolomeo Ancisa che scappò dalla distruzione di Antilya, che alcuni identificano con Libarna, verso la fine del IV secolo con i suoi figli e che, giungendo nel nostro territorio vi avrebbe fondato la citta di Novi, costruendo nove castelli (uno per lui e le sue tre figlie, gli altri per gli otto restanti maschi).

Anche Andrea Guenna nel suo “L’enigma dei nove castelli” (Boccassi 2004) torna sulla leggenda, mettendo in dubbio che Tolomeo Ancisa sia in fuga da Libarna, in quanto la città romana al tempo era già distrutta (e in effetti non sarebbe fuggito lontano, da Serravalle a Novi) e avanza l’ipotesi che dietro la leggenda si debba leggere la presenza dei templari, e che non si trattava nè di figli né di castelli, ma di magioni templari.

Cascina Motta nella mappa del Vinzoni

I nove castelli, secondo l’elenco del Capelloni steso nel 1576, sarebbero «il Castel Gazo, il castel Dracone, Santa Maria de Agnignano, la Mota, Vignale, il castello di Serra, San Ruffino, San Marciano et Busseto».
Sull’identificazione della possibile ubicazione dei nove castelli di Novi parleremo in un prossimo articolo, cercando di rispondere ad alcune domande: sono realmente esistiti? Dove erano? Resiste oggi qualche resto di quei nove leggendari castelli?
La leggenda è suggestiva, ma per Cavazzaera infondata: «I paesi a noi vicini hanno conservato le vestigia dei loro castelli e noi, oltre a averli perduti, distrutti dal tempo, non sappiamo neppure dove erano collocati?»

Che fossero castelli o case fortezza, che la leggenda sia vera oppure no, resta il fatto che probabilmente l’elenco del Cappelloni era relativo a luoghi comunque realmente esistenti o esistiti.

E’ stato proprio Cavazza a cercare di dare un volto ai 9 castelli della leggenda. Oggi i castelli, o pseudo-castelli sono quasi tutti trasformati in dimore rustiche o signorili, che ben poco conservano del loro passato tranne minime memorie visive sotto forma di bassorilievi, insegne araldiche, iscrizioni o resti di mura.

Una dozzina di anni fa con Luigi Piras organizzammo una spedizione alla ricerca dei nove castelli. Colgo l’occasione per ricordare il caro Luigi, che ci ha lasciato due anni fa. 

Uno dei leggendari castelli è più difficili da identificare oggi è proprio “la Motta”. Anticamente con il termine “motta” si indicava un rialzo nel terreno, una piccola altura, una collinetta. Oggi sopravvive nel termine “smottamento”. Dobbiamo quindi cercare una cascina posta su di un rialzo.
Alcuni sostengono che si tratta della cascina che è stata recentemente ristrutturata e ha dato vita alla Locanda La Raia, sempre nei pressi di villa Lomellina. Luigi Piras era però certo che non si trattasse di quella (per altro molto vicina a castel Serra) ma bensì della cascina Motta, posta dietro la Novi, oltre la ferrovia.

Sia una che l’altra costruzione sorgono (o sorgevano, visto che Cascina Motta non c’è più) su di un rialzo del terreno, più evidente sulla cascina Motta che era costruita su di un terrapieno forse artificiale in mezzo alla piana. Difficile oggi dire la parola definitiva sulla giusta identificazione della Motta. 

Certo è che, se non avete mai visto la cascina Motta dietro la Novi, vi conviene affrettarvi a cercarla, perché presto sarà abbattuta scrivevo nel 2018 sulle pagine del Novese. Spero che qualcuno abbia seguito il mio consiglio, perché ormai è tardi. Di quanto resta della cascina lo potete vedere nelle foto che corredano l’articolo.

A causa dei lavori del terzo valico, e in particolare della costruzione del binario di collegamento tra il nuovo tracciato e la linea storica, conseguente all’eliminazione dello shunt, essa è stata abbattuta. 

Che cascina Motta sia stata oppure no uno dei leggendari Nove castelli, comunque era antichissima e non versava in stato di abbandono: vi viveva una famiglia che tempo fa ebbi occasione di intervistare.
Cascina Motta è stata abbattuta nell’indifferenza generale della popolazione e delle autorità novesi, come un vecchio parente ormai dimenticato.

BIBLIOGRAFIA
Serafino Cavazza - Curtis Novarum: saggi e ricerche storiche, religiose, politiche, amministrative, economiche sullo sviluppo comunale di Novi Ligure dalle origini alla fine del secolo 14. - Tortona, Scuola tipografica S. Giuseppe, 1962.
Andrea Guenna – L’enigma dei nove castelli. Boccassi 2014
Vittorio Bozzola - La terra di Novi, Alessandria, Tipografia Piccone, 1904
Lorenzo Capelloni - Ragionamenti vari sopra esempi, con accidenti misti, seguiti, et occorsi non mai veduti in luce. Marc’Antonio Bellone, 1576
Andrea Vignoli – Il Novese n 26 del 18 aprile 2018
Daniela Barbieri (Novinostra) - I Negrone: una famiglia genovese a Novi



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andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

Un pensiero su “Cascina Motta abbattuta. Era uno dei leggendari nove castelli di Novi?

  1. Leggo casualmente ora dell’abbattimento, e la cosa è deprimente e mi provoca solo rabbia. Quando un edificio viene abbattuto è un pezzo di vita che se ne va per sempre. Se poi parliamo di questi splendidi casali e cascine del novese che così tanto caratterizzano il territorio l’abbattimento non può che essere provocato che dalla ignoranza più becera. Ormai da tempo le architetture contadine sono riconosciute parte della nostra cultura, ma è questo il punto: territorio e cultura non sono riconosciute.
    Un bel “de profundis” e avanti con la trincea della ferrovia…
    Che tristezza!
    Cordiali saluti
    Raffaele Fragapane

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