Il Sindaco deve aprire un confronto con la Regione sul futuro della sanità novese

Vorrei ritornare su una questione che ritengo di grande importanza per la nostra città e il territorio del novese. Mi riferisco all’intervento dei 4 milioni e mezzo per l’apertura di una Casa di comunità e un Ospedale di comunità nella nostra città. Ritorno sul tema non tanto per sottolineare che ancora una volta la vacillante e quasi inesistente maggioranza che governa la città è andata ancora sotto sulla mozione presentata dal nostro gruppo consiliare, ma per rimarcare che si rischia di compromettere un investimento che potrebbe essere determinante per la sanità di base e territoriale.

La pandemia ha dimostrato quanto sia mancata la sanità sul territorio e quanto questa mancanza ha reso ancora più difficile la lotta contro il virus covid 19.
Il Ministero della Salute ha previsto un investimento che può di fatto creare un’inversione di tendenza e riguarda l’apertura di 2564 Case di comunità e 381 Ospedali di comunità sull’intero territorio nazionale. Di che si tratta? Se i provvedimenti legislativi verranno velocemente approvati e con la firma del nuovo contratto per i medici di base si interverrà pesantemente sull’anello debole della nostra Sanità. I medici di base, con il nuovo contratto, lavoreranno 38 ore alla settimana, 20 delle quali a ricevere i propri “mutuati” in studio e 18 ore le passeranno nelle neonate Case di comunità.

Le Case di comunità saranno di 1° e 2° livello. Le prime rimarranno aperte 7 giorni su 7 h 24 e all’interno dei loro locali presteranno assistenza non solo i medici di famiglia, ma anche dai 7 agli 11 infermieri, pediatri, specialisti ambulatoriali e altre figure sanitarie. La Casa di comunità sarà il luogo dove si potranno fare le analisi del sangue, accertamenti diagnostici basilari come l’ecografia, l’elettrocardiogramma, la spirometria ai polmoni, la retinografia agli occhi e altri esami. Quelle di 2° livello rimarranno aperte per 6 giorni alla settimana nelle ore diurne, dove oltre i medici di famiglia lavoreranno medici specialisti.
Gli Ospedali di comunità saranno dotati di 20 posti letto. Lavoreranno 9 infermieri, 6 operatori socio-sanitari e un medico. I posti letto saranno destinati ai pazienti che non avranno più bisogno dell’ospedale vero e proprio, ma di assistenza infermieristica. Una soluzione per i malati cronici, ma soprattutto per i più anziani. Tutto ciò dovrebbe aiutare ad abbattere le liste di attesa e dare una continuità assistenziale che a volte manca e in modo particolare evitare che ogni esigenza di diagnosi e di cura sia rivolta al solo Ospedale.
Quale sarà il rischio più grande? La mancanza di personale medico e infermieristico, frutto della errata programmazione del personale sanitario negli ultimi 20 anni.

Nella nostra città se ne aggiunge un’altra. La collocazione della Casa e dell’Ospedale di comunità non sono stati oggetto di nessun confronto tra la Regione e l’Amministrazione comunale. Il Sindaco e la sua Giunta sono stati assolutamente assenti e silenti. La delibera della Regione prevede che la Casa di comunità venga collocata nella attuale sede del distretto sanitario (la mutua per i novesi) di Via Papa Giovanni XXIII, mentre l’Ospedale di comunità nella sede della Rsa di salita Brichetta dove una volta c’era la colonia solare. Si rischia di perdere un’occasione straordinaria e unica. In via Papa Giovanni non vi è spazio sufficiente, tanto è vero che alcuni uffici verranno spostati nella sede dell’ex Isola dei bambini vicina allo Stadio comunale, inoltre quella è un’area dove manca assolutamente il parcheggio e visto l’auspicabile afflusso di pazienti questo creerà un forte disagio. Per l’Ospedale di comunità nella sede della Rsa, è vero che si insiederebbe in una sede già predisposta dal punto di vista strutturale, ma difficilmente raggiungibile e che toglierebbe 20 posti letto agli ospiti della RSA e come tutti sappiamo gli anziani sono in aumento. Inoltre la sede si trova in una zona che ha problemi di viabilità e parcheggio.

Questa era l’occasione per ripensare una riorganizzazione dei servizi socio-sanitari territoriali, evitando la dispersione sul territorio, favorendo la funzionalità e la fruibilità da parte dei cittadini. Per questo abbiamo proposto con la nostra mozione, di utilizzare la struttura comunale di via Oneto, confinante con il nostro Presidio ospedaliero cittadino, per ospitare sia la Casa che l’Ospedale di comunità, creando così una vera e propria “Cittadella della salute”. Abbiamo chiesto di verificare la fattibilità dell’ipotesi e se questa non fosse praticabile bisognerebbe verificarne altre. Faccio un esempio: utilizzare un braccio della Caserma Giorgi, concentrando i Veterinari, il Distretto socio-sanitario, la Casa e l’Ospedale di comunità.
Sono convinto che su questa opportunità occorreva aprire un confronto, valutare le diverse ipotesi per sfruttare un’occasione che difficilmente si ripeterà, e invece da parte del Sindaco ancora una volta c’è stato un atteggiamento grave di silente accoglimento della proposta della Regione (cosa che non hanno fatto gli altri Sindaci in Provincia, avanzando le loro proposte sull’ubicazione delle strutture e discutendo con l’ASL provinciale e la Regione).

Spero, avendo il Consiglio Comunale approvata la nostra proposta che il Sindaco e la Regione ci ripensino e aprano un confronto utile per il futuro della Sanità del nostro territorio. Spero, ma credo che non lo faranno.



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Rocchino Muliere

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