In ricordo di Franca Frascolino

Lunedì 6 giugno, al mattino, è morta all’Ospedale San Giacomo di Novi Ligure, dove aveva lavorato per tanto tempo, trenta anni più o meno, Franca Frascolino. Aveva settantacinque anni. L’ha uccisa un tumore aggressivo scoperto poco più di tre anni fa. Qui ora io, Concetta Malvasi, ed il mio carissimo amico, Claudio Protto, vogliamo ricordarla per come era e per quanto ci ha trasmesso negli anni che l’abbiamo conosciuta.

Il mio ricordo di Franca si incrocia inevitabilmente con quello di Bruno, suo marito. Arrivai a lavorare all’ospedale San Giacomo di Novi Ligure, nel 1979. Giovane Infermiera, appena diplomata, e con tante aspettative. Dopo essere stata assegnata alla Divisione di Medicina, da giovane militante di Sinistra, decisi di iscrivermi subito alla Cgil. I rappresentanti della CGIL per l’ospedale di Novi erano Bruno Manservisi e Franca Frascolino. Fu così che feci la loro conoscenza: in una aula a parlare di Sindacato e di cose da fare.

Franca, però era anche e, soprattutto, la Capo Sala della Sala Operatoria di Chirurgia, considerata una professionista seria, inflessibile, competente e molto attenta al lavoro di tutti coloro che operavano nella Sala Operatoria. Ricordo sicuramente il suo sorriso, anzi la sua risata franca e piena, ma subito dopo nella mia mente si affaccia il suo argomentare con competenza i dettami della nostra professione, anche il suo essere duro in determinate situazioni in cui il malato passava in secondo piano.
Si Franca era sempre dalla parte del malato non dimenticando mai i diritti dei lavoratori. Franca era una guerriera che non si lasciava intimidire da nessuno. Neanche da medici che avevano un’ottica da padroni del vapore.
Quando poi ho smesso di fare l’Infermiera in corsia per occuparmi della gestione del personale ospedaliero, ho avuto modo di scontrarmi ed incontrarmi con lei sulle tematiche organizzativo-gestionali.
Erano scontri anche duri perché lei combatteva sempre. E voleva avere sempre ragione. Ecco il ricordo che ho di lei, indelebile nella mia mente, indelebile come la sua tenacia ed il suo amore per la vita.

Insieme al mio ricordo metto anche quello di Claudio Protto, come ho scritto sopra, che ha lavorato con lei alla fine degli anni 70.
“…Quando Concetta mi ha detto di Franca la mia mente è tornata indietro al 1978 , ai miei 21 anni. Al mio primo posto di lavoro stabile e alla persona che , per prima, mi ha insegnato a come lavorare. In ospedale ho lavorato solo un anno e poco più. Poi, vinto un concorso, sarei entrato in banca. Ma quel giorno di Luglio 78, assunto come ausiliario in ospedale, insieme a Gianna Timossi, ci aspettava lei in Sala operatoria di chirurgia, ad accoglierci ed ad insegnarci cosa fare, ma soprattutto come farlo. Non ho mai , in tutta la mia vita lavorativa, avuto un capo così attento, preciso, consapevole, preparato e giusto. In banca ne ho avuti altri. Molti altri. Alcuni anche stimati da tutti . Ma, con il tempo, quando nei miei limiti è toccato a me essere capo non pensavo a loro come esempio. Ma a Franca. È lei che ho cercato di imitare quando davo una disposizione o quando chiedevo di rifare un lavoro o di farlo meglio. Non so se ci sono riuscito a farmi intendere, non sempre. Lei ci riusciva. E lavorare con lei era più leggero e più efficiente. 
Grazie Franca”.

Lei, suo marito, Mario Sassi, Carlo Binasco, Mino Orlando, tanti medici e primari, e tanti altri colleghi hanno fatto parte di una generazione che ha reso il nostro ospedale un importante punto di riferimento per la nostra città.

Concetta Malvasi
Claudio Protto.



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Concetta Malvasi - Claudio Protto.

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