Assange, il CLN: solo un consigliere novese ci ha risposto sulla proposta di una nuova mozione

 Il 15 aprile u.s. il Consiglio Comunale di Novi Ligure ha discusso la proposta di concessione della cittadinanza onoraria a Julian Assange e l’ha rigettata con 11 voti contrari e 6 favorevoli. 

Il 28 aprile CLN Resistenza e altri gruppi e associazioni civiche hanno inviato a tutti i consiglieri una nuova proposta di mozione a favore di Julian Assange, che superava la richiesta di cittadinanza onoraria in merito alla quale, durante la discussione del 15/04 in Consiglio Comunale, erano emersi ostacoli di ordine tecnico (mancanza di regolamento) e storico (in passato l’onorificenza è stata concessa con estrema parsimonia e solo a persone legate alla città). 

Con la nuova proposta si chiedeva al Consiglio di prendere posizione, esprimendo forte inquietudine per il trattamento a cui viene tutt’ora sottoposto Julian Assange (il 20 maggio scorso la Corte del Regno Unito gli ha concesso di fare appello per non essere estradato, ma lui rimane in carcere senza condanna e a tempo indefinito), auspicando che tale trattamento abbia a cessare quanto prima e condannando ogni azione tesa a limitare la libertà di espressione dei giornalisti. Nello specifico la mozione proponeva di invitare formalmente il Governo Italiano ad agire in ogni opportuna sede per chiedere che Julian Assange non venga estradato negli Stati Uniti e anzi immediatamente scarcerato e che gli sia garantito in Italia lo status di rifugiato politico, che gli è già stato offerto dal presidente messicano Andrès Manuel Lòpez Obrador. 

A distanza di oltre un mese, un tempo sufficiente per valutare la proposta all’interno dei diversi gruppi politici, è arrivata una sola risposta, peraltro interlocutoria e da un consigliere (Andrea Vignoli, ndr) che non aveva votato a favore della precedente mozione sulla cittadinanza. Neanche un riscontro invece da parte degli altri consiglieri che pure nel corso del dibattito avevano espresso vicinanza alla vicenda personale di Julian Assange e più in generale avevano dichiarato quasi all’unanimità di riconoscere l’importanza della libertà di stampa e del rispetto dei diritti umani, quali elementi essenziali ed irrinunciabili alla base di una società civile che si considera e si dichiara democratica e libera. 

E così, anche a livello locale si ripete uno schema già collaudato a livello nazionale: ciò che sembra prevalere, nel migliore dei casi, è l’indifferenza e l’apatia, seppur mascherata ed edulcorata da dichiarazioni di vicinanza e di solidarietà. 

Ad inizio dicembre 2021, la capogruppo del M5S in commissione Esteri, Iolanda Di Stasio, a seguito della votazione per il riconoscimento dell’asilo politico (da cui il movimento si era astenuto!) aveva dichiarato che “Pur esprimendo massima solidarietà a Julian Assange … pensiamo sia controproducente vincolare il governo italiano a promuovere atti di natura giudiziaria … preferiamo altre forme di sostegno”. A quale sostegno facesse riferimento non si è mai saputo … 

Qualche anno prima, nel 2013, quando Edward Snowden, l’ex analista della National Security Agency che, come Assange, aveva rivelato crimini e comportamenti illegali commessi dalla NSA e per quello era in fuga dagli Stati Uniti, chiese asilo politico (a ben 27 paesi, senza ottenerlo), l’Italia per il tramite dell’allora ministro degli Esteri Emma Bonino, rispose invece più esplicitamente che la richiesta “ … non è accoglibile neanche sul piano politico”

A prescindere dalla schiettezza della risposta il risultato non cambia. Evidentemente la libertà di stampa, che riflette il diritto della popolazione di sapere cosa fanno realmente i propri governanti, al di là della propaganda veicolata sui giornali di proprietà dei loro finanziatori, non è un valore da difendere. Il cittadino deve essere sì informato, ma nel senso letterale del termine, ovvero di essere “messo nella forma” mentale desiderata dal governo di turno o da chi ne detta la linea; e allo scopo vale tutto: disinformazione e delegittimazione di voci scomode o non allineate, censura, omissione parziale o totale, distrazione di massa con campagne mediatiche su temi marginali, intrattenimento futile, giochi a premio, gare canore, tutto. Le armi a disposizione sono innumerevoli. Da qui la domanda sorge spontanea: i nostri rappresentanti agiscono così per ferma convinzione o solo per indifferenza? Alcuni di loro agirebbero diversamente, ma pressioni esterne “suggeriscono” loro un diverso comportamento? 

A prescindere dalla risposta, ci auguriamo che la vicenda di Assange e la presenza nella società di persone che si spendono per lui per la resistenza che incarna possano portare i nostri rappresentanti di turno all’interno delle istituzioni (i Consiglieri di Novi Ligure, in questo caso specifico, ma vale in generale) a riflettere e a riconsiderare il proprio atteggiamento e ad agire finalmente nell’interesse delle persone che rappresentano. 

Non è una sciocca utopia pensare che chi ti rappresenta si debba spendere per interessi di carattere generale; è una aspettativa più che legittima che tutti noi dovremmo far sentire con forza e determinazione. Perché quell’aspettativa è semplicemente l’unica base della nostra società e dei nostri valori democratici. Senza quella legittima aspettativa la politica è solo ed esclusivamente finzione, è spettacolo. 

Stefano Cebrelli, CLN Alessandria 

Una risposta a “Assange, il CLN: solo un consigliere novese ci ha risposto sulla proposta di una nuova mozione”

  1. Avatar Enrico B
    Enrico B

    I servi della nato restano servi della nato.
    Genocidi, torture, privatizzazioni, popoli sfruttati, tutto fa brodo.

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Stefano Cebrelli

Un commento su “Assange, il CLN: solo un consigliere novese ci ha risposto sulla proposta di una nuova mozione

  1. I servi della nato restano servi della nato.
    Genocidi, torture, privatizzazioni, popoli sfruttati, tutto fa brodo.

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