Il treno in ritardo per San Bovo

Forse incalzato dalle dichiarazioni dei Sindaci dell’hinterland novese, nonché dagli operatori della logistica, il fotografo dell’autoscatto, al secolo Assessore ai Lavori pubblici, si è accorto dell’esistenza dello scalo ferroviario di San Bovo; così, secondo consolidate abitudini, “sbanatta”. A giudicare da ciò che dichiara su giornali e social, sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo) darsi da fare (o, se si preferisce, “sbanattare”).

Forte della sua ascesa nel Consiglio di Amministrazione di Slala, la Fondazione che si occupa di logistica, e dopo aver dormito anni (quasi tre, manca un mese) di sonni tranquilli, parrebbe (anche in questo caso il condizionale è d’obbligo) uscito dal letargo e voler occuparsi di logistica, appunto. Sarà che la scadenza della legislatura si avvicina, e deve pur dimostrare di fare qualcosa, oltre ad auto-effigiarsi e rincorrere le cacche dei cani… Al momento si sa che è andato a scaldare un’altra poltrona.

Recentemente ha dichiarato sia stato un errore della passata Giunta (ha pur sempre bisogno di scaricare la colpa su chi lo ha preceduto) uscire dalla Fondazione citata. Ammettendo abbia ragione, ha impiegato circa tre anni per accorgersene (avrà tempi di metabolizzazione lenti?). In compenso, nei tre anni trascorsi nulla ha fatto sul tema, tanto che, non lo si dice per malizia e polemica, i Sindaci dell’hinterland e gli operatori – numerosi – della logistica gli hanno tirato le orecchie con specifiche dichiarazioni sui giornali. E glie le hanno così tanto tirate che, a quanto pare, gli si sono allungate come quelle di Pinocchio e Lucignolo. Naturalmente, da tutte queste considerazioni non è escluso Capataz, ossia Colui che Guida e Conduce.

Ricordiamo, a futura memoria, che il citato Capo, fresco-fresco di elezione, era andato a chiedere alle F.S. nazionali di ripristinare la famosa circolazione ferroviaria che avrebbe tagliato fuori la stazione principale di Novi (con sommo dispiacere dei turisti, ansiosi di salire sulla ruota panoramica) e, definitivamente, lo scalo ferroviario di San Bovo, in forza di una – già all’epoca desueta e stantia – idea del centro-destra. Tanto per mettere i puntini sulle “i” …
Inoltre, l’uomo dallo scatto fotografico facile, sempre “sbanattando”, ha elaborato un’altra “perla”, dichiarando che il famoso sovrappasso di San Bovo è difficile da realizzare perché i costi sono aumentati (*).
Tale dichiarazione lascia sbigottiti: non ci si sarebbe mai immaginati che, con l’avvento della cabelliana “rivoluzione del buon senso”, ciò sarebbe accaduto, anzi, si era creduto (illusi?!?!) che i costi sarebbero diminuiti, proprio come si è verificato per la Tassa rifiuti, l’Imu e quant’altro. Si svela a selfie-man, in gran segreto, una notizia (che non si sarebbe voluta divulgare)più si attende a fare le cose, più i costi aumentanoIl fotogenico Assessore ha aspettato molto tempo, troppo, e ora cerca lapalissianamente giustificazioni per il suo nonoperato.
Forse al fotografo dell’autoscatto, sempre impegnato nella sua principale attività, è sfuggito che tale opera, oltre ad eliminare il traffico pesante dal centro cittadino (il che non è poco), è anche funzionale al rilancio di San Bovo e che, senza di essa, sarebbe messo in discussione il nuovo sviluppo dello scalo ferroviario. Ci si rende conto che queste considerazioni per lui sono dettagli, quisquiglie, frattaglie, pinzillacchere … nel (quasi) triennale letargo devono essergli totalmente sfuggite.
Si potrebbe anche affermare che se lui e il Capataz non avessero donato i famosi cinque milioni del Terzo Valico ad Alessandria, forse un “aiutino” per il sovrappasso avrebbero potuto darlo, così come, essendo l’opera strategica per lo sviluppo e per il lavoro, essa avrebbe potuto (dovuto?) essere inserita nei finanziamenti del PNRR. 
Si sa, si fa presto a parlare; ma quando si dorme non si pensa, non si parla, non si pigliano pesci e, soprattutto … si rimane sul marciapiede a veder passare i treni. Il problema vero è che i treni li perde la città, i novesi, i disoccupati.

n cu ‘n po’?

Dopo essere stato un po’ dentro e un po’ fuori dalla maggioranza, il Mungitore, offeso e adirato (ma si potrebbe affermare cacciato, magari involontariamente), con il decisionismo che gli è proprio, ha dichiarato ufficialmente, nell’assemblea cittadina, di passare con il suo gruppo all’opposizione. Il Presidente del Consiglio comunale, vigilante, ma senza elmetto, ne ha preso atto: egualmente ha fatto il Sindaco, dichiarando di non muoversi (forse sarebbe meglio dire “non schiodarsi”) dalla poltrona, nonostante la sua maggioranza non sia più solo traballante, ma proprio sbriciolata.
Bisogna ammettere che il Sire possiede un bel fegato (potrebbe darsi che il nipote glie ne abbia prestato un po’ del suo): vorrebbe essere sfiduciato. Più di così? ‘N cu ‘n po’?
È vero che esiste una burocratica procedura di legge per la sfiducia, ma, dal punto di vista politico, la sera, prima di farsi abbracciare da Morfeo, il Sindaco dovrebbe elaborare un qualche pensierino. Ad esempio, cominciando a riflettere su come fare ad approvare il bilancio prossimo venturo… uro, uro, uro … (eco offerta gratuitamente dall’Assessore al Bilancio, o da chi ne fa le veci): dovrà raccattare i voti con il cucchiaino.

Il Malalingua

(*) Bastiano, alla notizia, pare abbia commentato: “Ma cos’ u ga in tu servelu, daa puvre?” (citazione dalla commedia in dialetto novese di Adolfo Bottazzi).



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