Referendum, un clamoroso (e pericoloso) fiasco

Spero proprio che l’ultimo clamoroso fiasco referendario (personalmente, pur tra mille incertezze, ho votato) apra gli occhi a certa classe politica e agli italiani. Perdere un referendum con questi numeri ci dice che così l’istituto referendario non funziona e i primi a volere che non funzioni, sono i nostri politici, vedi lo splendido e altero silenzio ad esempio del Pd, in questo aiutati dai media di tutti i tipi che si sono guardati bene di informare sull’argomento. L’inimitabile Mitraglia, tre giorni prima del referendum ha detto: va bè son cento giorni che vi inondo di parole, sempre le stesse e tragiche purtroppo, sulla guerra in Ucraina, domani parleremo invece di referendum. Se l’obiettivo giornalistico era di convincere il popolo mansueto al voto, clamoroso flop editoriale. Quando poi funziona, fatta la legge trovato l’inganno, vedi il finanziamento pubblico dei partiti.
Perdere un referendum così con il 20% dei votanti, significa fornire un clamoroso assist alla nostro parlamento che si guarderà bene di mettere mano ad una vera riforma della giustizia, vista anche l’accoglienza che ha avuto la riforma Cartabia e per dire: vedete gli italiani se ne fregano dei referendum (e noi ce ne fregheremmo della loro opinione, eventualmente), non preoccupatevi ce ne interessiamo noi. Vedi legge su eutanasia, legge 140 sulla fecondazione medicalmente assistita, ecc… dove l’istituto referendario si è dimostrato perdente.

I quesiti non erano semplici, toccavano principi di grande spessore teorico e politico; spesso abbiamo avuto l’impressione di una faida tra politici, magistrati e avvocatura. Tutto molto intricato e complesso; per dire che se dico aborto il concetto è chiaro, se dico divorzio il concetto è chiaro; non parliamo poi della partecipazione popolare e politica che questi temi avevano stimolato, se la confrontiamo al disincanto, al cinismo e al conformismo oggi imperanti.



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Giacomo Orlando

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