L’ingarbugliamento

Non appassiona più di tanto la querelle sulla questione delle bollette, scoppiata tra coloro i quali furono opposizione – sancita dal voto elettorale del 2019 – e coloro i quali furono maggioranza (malgrado il fatto siano riusciti a fare opposizione a se stessi). Bollette sensibilmente salate, poiché alcune associazioni dovrebbero pagarle in ritardo, in quanto si tratterebbe di somme non richieste illo tempore, né tantomenocomunicate e, guarda caso, relative agli ultimi tre anni. Forse era stata una decisione presa di imperio, del tipo “qui comando io e questa è casa mia” (cfr. Gigliola Cinquetti). Una questione senza dubbio ingarbugliata. 

Non che non sia cosa seria: tutt’altro. Si tralasciano gli aspetti di carattere amministrativo e ci si sofferma su quelli di carattere politico.

Come vive una città? In primo luogo ci devono essere un Sindaco ed una Giunta, sostenuti da una maggioranza coesa; senza voler rigirare il coltello nella piaga, negli ultimi tre anni la maggioranza proprio compatta non la è stata, apparendo, per usare un eufemismo, una sorta di armata brancaleone. 

Ad ogni città serve un governo che decide non in base alle ideologie, né alle amicizie, né, ancor peggio, per partito preso, ma che affronta i problemi per quelli che sono, in maniera oggettiva, dedicando tempo a parlare ed ascoltare gli interessati. 

Come accade in democrazia, il governo di una città può cambiare, auspicabilmente in meglio (ma non è il caso preso in esame); può sostenere le scelte effettuate da “quelli che c’erano prima, ante 2019”, se ritenute corrette per il bene della città (si veda la cosiddetta tangenzialina, utile a migliorare ambiente, sviluppo ed occupazione), modificando, ovviamente, le scelte non condivise. Certo è che non si può, come si dice, “buttare il bambino con l’acqua sporca”, solo perché prima c’erano “quelli”.

Una città vive soprattutto per il tessuto sociale che negli anni è venuto, più o meno spontaneamente, a configurarsi; non basta dunque sapersi destreggiare tra le “scartoffie” (e già non sarebbe stata cosa malvagia, in quanto avrebbe evitato l’aumento della tassa rifiuti), ma occorre coordinare, valorizzare, aiutare chi si spende, con spirito di servizio e in maniera volontaria, cooperando per far crescere e sviluppare la città da tutti i punti di vista, economico, sociale, culturale, sportivo … ecc. ecc. 

Come affermato da un Sindaco: “… La quantità delle relazioni che un sindaco deve tenere è elevatissima, cittadini, partiti, associazioni, scuole, parrocchie, altri enti di ogni ordine e grado. Ci vorrebbe un bel po’ di tempo per elencare tutte le relazioni che un sindaco ha, e sono convinto che ne tralascerei qualcuna”. Come dichiarato da un altro: “… Il sindaco è chiamato ad ascoltare molti cittadini, deve anche un po’ confessare coloro che si rivolgono a lui per tante questioni, anche non strettamente pubbliche. Vi sono le disavventure e le asprezze della vita, le ingiustizie patite”. Senza esclusione alcuna, si aggiunge.

Naturalmente ciò non significa assecondare chicchessia e qualunque richiesta: bisogna saper scegliere, choisir, come dicono i francesi, se si ha a cuore il bene della città e non gli interessi di bottega (dove per bottega si intenda il partito di appartenenza). 

Novi è ricca di un grande patrimonio associativo (checché se ne pensi, trattasi di patrimonio prezioso), che, nel tempo, ha contribuito a far crescere culturalmente la città: aiutando chi è in difficoltà, sviluppando iniziative teatrali, musicali, sociali, sportive, finalizzate a far crescere sana la gioventù novese con momenti di aggregazione che perseguono lo scopo, fra gli altri, di tenere lontani i ragazzi dalle “sirene” che promettono “paradisi idilliaci”, ma che, spesso, aprono le porte dell’inferno.

Ordunque: fin dagli esordi della scorsa legislatura, “quelli che c’erano prima, post 2019”,avevano avviato, fra le iniziali mosse amministrative, una crociata contro il Comitato SportinNovi, reo di essere stato “inventato” da “quelli che c’erano prima, ante 2019”. Trattasi di un Comitato di volontari che gestiva gli impianti sportivi ove operavano varie Società, a cui aderivano ben DUEMILA sportivi, con altrettante famiglie alle spalle – ovvero seimila persone circa, tralasciando dal conteggio zii e nonni – pari a ben il 22% della popolazione novese.

All’epoca si vociferava che il tentativo di togliere la gestione degli impianti sportivi a SportinNovi sarebbe stata funzionale al pagamento di una cambiale elettorale ad una fantomatica società sportiva amica. In realtà, il progetto non si concretizzò (forse l’Amministrazione si era accorta che la cosiddetta “esternalizzazione” degli impianti ad un soggetto privato era troppo costosa, mentre il volontariato era una risorsa che costava poco o nulla). Chi, nella maggioranza, si era discostato dalla linea di pensiero ufficiale era stato messo alla gogna (a tal proposito, si rammenta l’indegna gazzarra degli striscioni esposti contro i dissidenti). In ogni caso, per ben tre anni, la questione è riemersa ad ogni bilancio comunale, mettendo in forse la sopravvivenza della “coesa” – si fa per dire – maggioranza.

Questo è un esempio macroscopico del recente passato, ma diversi altri posso essere ricordati. Ad esempio, nel concedere contributi per l’anno 2021, la delibera dell’allora Giunta comunale sosteneva, aulicamente: “La città di Novi Ligure è dotata di un tessuto culturale ricco, costituito da associazioni che svolgono attività musicali, teatrali e di ricerca storica e artistica”. Come non essere d’accordo con tali, solenni dichiarazioni? 

Ed infatti la munifica Giunta comunale, per l’occasione, aveva stanziato 26.950 euro in favore delle associazioni; di questa quota la cifra più alta, 4.000 euro, fu elargita a “Donna Felicità”, con sede in via Montesanto n. 116 … in quel di Cosenza, ridente città della Calabria. “Prima i novesi!!!” Lega docet.

Ed ancora: correndo l’anno 2022, la Giunta, mentre all’orizzonte già si addensavano le nubi della tempesta, in data 17 giugno ha triplicato gli stanziamenti, deliberando un nuovo contributo all’Associazione di Cosenza: ben 12.000 euro, sempre in funzione dello slogan “Prima i novesi!!!”. L’elargizione è stata però condizionata all’approvazione del (”loro”) bilancio comunale; ben si sa come sia finita la NON approvazione del “loro” bilancio.

Infine: sulla questione bollette emersa in queste settimane, pare che il pasticcio, nonostante i proclami sopra riportati, sia da ascrivere totalmente all’allora Giunta Cabella. Si lasciano le questioni giuridiche a chi di dovere. Quanto sembra emergere, è che nessuno aveva mai chiesto il rimborso di tali bollette nei tre anni precedenti, quando regnava la Giunta Cabella; di conseguenza, parrebbe che suddetti rimborsi non possano essere richiesti oggi. Si sottolinea nuovamente che, una volta riconosciuta l’importante funzione delle associazioni, queste vadano aiutate nella loro lodevole attività nel presente e nel futuro, che si auspica essere roseo e non ingarbugliato.



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