I mutamenti climatici banco di prova della politica

E’ da diversi lustri che siamo sottoposti alla variazione delle condizioni atmosferiche che diventano sempre più estreme. Le mezze stagioni si sono ridotte continuamente e stanno scomparendo del tutto, subentra sempre di più un clima dalle cararreristiche tropicale: un caldo torrido nella lunga estate e violente piogge nel lungo inverno.

Le conseguenze sono disastrose sia nella la cosidette bella stagione sia nella cattiva: un caldo che non dà tregua, piogge rarissime, siccità, fiumi ridotti a rigagnoli, la terra arida che diventa una crosta, riduce la produzione agricola, l’abbassamento della falde acquifere, fanno diventare critico anche la distribuzione idrica per uso alimentare; subentra d’improvviso l’inverno con piogge burrascose, tornadi con venti fortissimi provocano danni notevoli a cui non siamo preparati , ma quello che purtroppo provocano i disastri maggiormente diffusi, sono le inondazioni, gli smottamenti e le frane che travolgono vaste porzioni di agglomerati con tante vittime e numerosi esodati che sono costretti ad abbandonare le loro abitazioni per alloggi provvisori più sicuri .

In entrambe le condizioni i danni materiali e morali sono ingenti, richiedono risorse esuberanti per rimediare alla situazione di emergenza che si viene a determinare, che si vanno a sommare ad altre criticità e contribuiscono a creare condizione di emergenza e di pericolo continuo se ci aggiungiamo i soventi movimenti tellurici di cui il nostro Paese è particolarmente soggetto.

Purtroppo siamo un Paese con il territorio fragile a prevalenza di catene di montagne, condizione ampiamente nota, e gli esperti ci sollecitano a mettere in sicurezza, dando suggerimento delle opera che necessariamente si devono fare, almeno per limitare gli effetti più distruttivi come: alluvioni, frane e smottamenti.
Invece c’è un frenetico consumo improprio di suolo con costruzioni sopra gli alvei dei fiumi, ne interriamo le acque, sventriamo le montagne per costruire strade, distruggiamo sentieri e percorsi di piccoli rigoli, modifichiamo la struttura morfologica, abbattiamo gli alberi , costruiamo dove non si dovrebbe e non contenti contenti diamo fuoco ai boschi.

Usiamo ogni forma di violenza verso un territorio di per sé già fragile. La politica sommersa, oggettivamente, da una infinità di problematiche che sono tutt’altro che facile da espletare, con risorse sempre più limitate, non riesce a dare risposte adeguate a situazioni che richiederebbero decisioni anche estreme impopolari. Prendono il sopravvento le condizioni soggettive, dirette a mantenere il consenso elettorale e quindi le situazioni del territorio passano in perpetua attesa, superata la fase di emergenza,riprende l’attuale andazzo, il ricordo delle vittime si sfuma sempre di più nelle coscienze, per i danni si fa qualcosa e riprende l’abituale arte di arrangiarsi che in qualche modi ci consente di sopravvivere fino alla prossima tragedia .

Sono stati messi a disposizione dei fondi notevoli dalla comunità Europea, i famosi PNRR, non sarebbe saggio utilizzarli in modo massiccio per mettere in sicurezza il territorio? Mentre appare evidente che vengono spalmati in mille rivoli e probabilmente verranno assorbiti in opere farlocche , in balia della speculazione e del consenso elettorale .

La coalizione al governo parla continuamente di autonomia differenziata delle

regioni, dietro alla quale ci sta di tutto e di più! Certo se la utilizzano come con la

sanità, trasformata con la propaganda neoliberista in una prateria di scorribande,

allora non sarà solo il fragile territorio ad andare in frantumi ma la stessa coesione

sociale.

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Francesco Giannattasio

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