1 maggio, verso un nuovo mercato del lavoro

La data del prima maggio, quale giorno di festa dei lavoratori , venne stabilita a Parigi il 20 luglio del 1889, nella riunione per il congresso della seconda internazionale socialista e ratificata dai partiti socialisti e laburisti. Pian piano si è estesa a gran parte delle nazioni.

Affonda le sue radici nella rivoluzione industriale negli Stati Uniti e nel 1896 fu approvato la prima legge delle otto ore lavorative e condizioni di lavoro più umane, a seguito di acerrime lotte dei lavoratori, alcune anche estremamente violente e sanguinose.
In Italia la festa del 1° maggio si celebrò per la prima volta nel 1891 e venne sospesa nel 1924 dal governo fascista e sostituita con la dalla festa del lavoro. Mentre le otto ore lavorative vennero dichiarate legali con un Regio Decreto nel 1923 . Tornò ad essere la festa del 1° maggio subito dopo la conclusione della guerra mondiale, ed è tale dal 1° maggio 1947 . 
Siccome a violenza non abbiamo nulla da apprendere , anche nel nostro paese la festa dei lavoratori è stata macchiata di sangue con la famosa a strage di Portello della Ginestra, avvenuta contro contadini che protestavano nei confronti di latifondisti nella Piana degli Albanesi, nella provincia di Palermo. 
Ancora adesso un certo alone di mistero, avvolge i retroscena delle vere motivazioni che portarono il bandito Giuliano a perpetrare la strage.
Una data che racchiude tutta una storia di sofferenze, di abusi, di sfruttamento e di lotte che purtroppo perpetuano ancora oggi per cui è necessario mantenere alta la ricorrenza come baluardo di riferimento per difendere le conquiste acquisite.
La bramosia di ricchezza e potere non ha ridotto la sua ingordigia, ha solo cambiato il metodo, infatti apparentemente il mondo del lavoro , nell’occidente, salvo eccezioni, mostra l’aspetto legale ma nella realtà lo sfruttamento della prestazione di mano d’opera è tutt’altro che superato.
Anzi alcune forze politiche, che perdendo durante il loro percorso di emancipazione al neo liberismo, il loro riferimento storico, hanno consentito di comprimere la remunerazione del lavoro , prima abolendo la scala mobile e successivamente rendendo quasi inutile lo statuto dei lavoratori. Ciò nonostante, agli imprenditori rispettosi delle leggi non ne hanno tratto grossi vantaggi .
Obbligati a destreggiarsi in un groviglio di leggi, regolamenti e ordinanze locali oltre a una pressione fiscale al limite dell’assurdo, vengono a trovarsi nelle condizioni di ridurre , sempre di più la loro attività e all’atto pratico non se la cavano meglio dei dipendenti.
Il mercato globale, la cosi detta globalizzazione ci ha messo di fronte a dover fare delle scelte radicali per competere con paesi , nei quali ciò che rappresenta il primo maggio è ancora una battaglia agli albori e lo sfruttamento dei lavoratori , ivi incluso il lavoro minorile è una normale prassi. E’ talmente incisivo che non è possibile contenerne la concorrenza con tutte le conseguenze sia economiche che nel punto diritto.
Sono inoltre fonte di delocalizzazione di tantissime imprese che vi si trasferiscono per sfruttare l’irrilevante mano d’opera del posto e quindi aumentare i profitti a dismisura.
Ma la piega più grave è il potere sia economico che impositivo delle multinazionali che impongono condizioni capestro per effettuare investimenti e posti di lavoro che il più delle volte sono volatici. 
Forti dei loro stratosferici bilanci, condizionano le politiche locali, ottenendo agevolazioni che permettono guadagni ingiustificati e una tassazione irrilevante che stanno modificando il concetto stesso di economia, incentivando il debito a consumo.
Una tendenza che in apparenza può apparire vantaggiosa per chi acquista, ma nella realtà, viene incoraggiato a un consumismo sfrenato , in beni e servizi superflui ,che distrugge la stessa impalcatura del sistema sociale , sul quale poggia tutta la la nostra nostra proverbiale saggezza nella solidità del risparmio e l’accorto utilizzo del medesimo in sostanziali quanto accorte necessità.
L’impianto del lavoro, così come impostato, con la globalizzazione, ha esaurito la sua efficacia, i lavoratori saranno sempre più penalizzati e si vedranno, sotto l’aspetto sostanziale, ridurre le conquiste che la ricorrenza del primo maggio vuole rappresentare.
Si dovranno esplorare altre strade che consentono una nuova figura e un nuovo statuto della massa lavorativa privata, che dovrà assumere una posizione attiva e corresponsabile nella gestione dell’impresa come proprietario figurativo e quindi parte giuridica nella direzione e gestione del processo produttivo .
Posizione che assumerebbe automaticamente all’atto dell’assunzione e cesserebbe al termine dell’impiego, godendone i benefici e subendone i rischi.
In tal modo si mitigano le pretese del capitale e non essendoci l’imprenditore padrone, si annulla di per se la decolonizzazione e tutti gli aspetti negativi che ciò comporta, e sopratutto non dovrebbero più lottare per difendere i loro diritti ma diventare i soggetti responsabili di loro stessi e dell’impresa.



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Francesco Giannattasio

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