Il coordinamento provinciale di Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie – esprime rammarico per la decisione dell’Anbsc di revocare l’affidamento dell’immobile di Mombisaggio al Comune di Tortona. Una scelta che, pur dispiacendo, viene ritenuta comprensibile: «Lasciare in abbandono un immobile confiscato alle mafie è, in estrema sintesi, un’ammissione di resa da parte dello Stato e un regalo alle mafie stesse».

Sullo stesso problema, ieri, era intervenuto anche il Pd di Tortona, all’opposizione in comune.

Il disappunto, spiegano da Libera, è ancora più forte perché la vicenda si colloca a ridosso del trentennale della legge 109 del 7 marzo 1996, una delle norme simbolo dell’antimafia sociale. Una legge che ha introdotto un principio innovativo: i beni sottratti alla criminalità organizzata devono essere restituiti alla collettività attraverso il loro riutilizzo sociale.

Nel caso della villa di Mombisaggio, secondo Libera, questo percorso non si è concretizzato. L’immobile, nella disponibilità del Comune dal 2022, è rimasto per quattro anni in stato di abbandono, nonostante fossero ampiamente superati i termini previsti per l’assegnazione di una nuova destinazione o, almeno, per la presentazione pubblica di un progetto di riutilizzo.

Ora il bene tornerà disponibile attraverso il portale unico delle destinazioni predisposto dall’Agenzia nazionale. L’auspicio è che possa nascere un progetto condiviso, capace di coinvolgere le numerose associazioni del territorio che operano a favore della collettività e che, sottolineano i referenti provinciali, «sono in grado di immaginare un utilizzo adeguato di una struttura con quelle caratteristiche».

Libera ricorda come la legge 109 nacque proprio dalla mobilitazione della società civile. Nel 1995, a pochi mesi dalla sua costituzione, l’associazione promosse una raccolta firme che superò il milione di adesioni, chiedendo al Parlamento di sancire il principio del riutilizzo sociale dei beni confiscati. In un Paese ancora segnato dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, quella iniziativa rappresentò un passaggio decisivo: la lotta alla mafia doveva diventare non solo giudiziaria, ma culturale e collettiva.

Il coordinamento provinciale riconosce che per un ente locale la gestione di un bene confiscato può risultare complessa, tra vincoli normativi e carichi amministrativi. Proprio per questo Libera ha promosso negli anni momenti di formazione e confronto rivolti anche alle pubbliche amministrazioni. L’ultimo incontro si è svolto nei giorni scorsi ad Alessandria, presso la sede di Cultura e Sviluppo, con la partecipazione dei rappresentanti dell’Agenzia e di Avviso Pubblico, la rete di enti locali impegnati nel contrasto alle infiltrazioni mafiose. Analoga iniziativa era stata organizzata nel 2023 nel complesso monumentale di Santa Croce, sempre in collaborazione con l’Anbsc, con un focus tecnico rivolto ai Comuni.

«Da parte dell’Agenzia – sottolineano Andrea Vignoli e Fabio Lenti – è sempre emersa una forte volontà di collaborazione con gli enti locali, ma non possono essere dimenticati gli obblighi previsti dalla legge: un bene confiscato non può diventare un bene dimenticato».

Il tema è tutt’altro che marginale. In provincia di Alessandria i beni confiscati alla criminalità organizzata sono in costante aumento e oggi si contano circa cento particelle catastali sottratte alle mafie. Un dato che conferma come il fenomeno mafioso sia radicato anche sul territorio.

La prima esperienza significativa risale a vent’anni fa, con quella che oggi è conosciuta come Cascina Saetta, nel comune di Bosco Marengo. All’epoca si trattava di un terreno coperto di macerie; oggi è un luogo di formazione e animazione sociale che ogni anno accoglie centinaia di giovani da tutta Italia, diventando uno dei campi di impegno e lavoro più partecipati a livello nazionale.

«L’esperienza di Cascina Saetta dimostra che, se ci sono idee, volontà e partecipazione, anche un bene apparentemente insignificante può trasformarsi in un simbolo concreto della vittoria dello Stato sulla mafia». Ora, conclude Libera, spetta al territorio dare una risposta civica all’altezza di quella sfida.

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