A trent’anni dalla legge 109 del 1996 sul riutilizzo sociale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, torna al centro dell’attenzione la situazione di alcuni immobili confiscati tra Sale e la Bassa Valle Scrivia. In particolare, il Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia segnala lo stato di abbandono di una grande villa situata lungo la strada provinciale tra Sale e Grava, al numero 36 di via Gramsci.
Il Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia è un gruppo civico locale impegnato sui temi della legalità, dell’antimafia e del monitoraggio del territorio.
L’immobile, con terreni circostanti e frutteto, era stato sequestrato al boss della ’ndrangheta Antonio Maiolo, condannato in via definitiva nell’ambito dell’inchiesta «Alba Chiara». Nonostante il sequestro risalga a oltre un decennio fa, la villa risulta ancora oggi completamente inutilizzata e lasciata nel degrado.
La villa, insieme a due alloggi nel centro del paese – in via Giacomini e in via Voghera – è affidata oltre dieci anni fa all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Successivamente i beni erano stati acquisiti dal Comune di Sale e affidati al Cisa di Tortona per un progetto di riutilizzo a fini sociali.
Per la villa di via Gramsci si era ipotizzata la realizzazione di una comunità, con l’ipotesi – in passato – di un progetto legato al Centro Down di Alessandria. Tuttavia, in tutti questi anni non è stato realizzato alcun intervento e la struttura è rimasta inutilizzata.
Diversa la situazione dei due appartamenti in paese, che sono stati ristrutturati e destinati all’emergenza abitativa. Il Presidio Permanente richiama inoltre alcune dichiarazioni del sindaco di Tortona Federico Chiodi, pubblicate nelle scorse settimane, nelle quali si afferma che non sempre i beni confiscati possono essere riutilizzati e che in alcuni casi potrebbero essere demoliti. Una prospettiva che, secondo i firmatari della nota, rischierebbe di mettere in discussione il principio stesso del riutilizzo sociale dei beni confiscati.
Il tema assume particolare rilievo anche alla luce delle opportunità offerte dalla normativa regionale piemontese, che da quest’anno prevede contributi fino al 90% dei costi per la ristrutturazione di immobili confiscati alla criminalità organizzata.
La situazione della villa di Sale, sostengono gli autori della denuncia, rappresenterebbe quindi un esempio di mancanza di progettualità e di volontà politica nel valorizzare questi beni, proprio nel territorio della Bassa Valle Scrivia.
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