Il Gruppo AMAG di Alessandria, la multiutility nata come municipalizzata nel 1976, è oggi sull’orlo del collasso finanziario. Tra bilanci non approvati, crediti sovrastimati, investimenti fallimentari e continue dimissioni ai vertici, la storica azienda pubblica si trova in una crisi mai così profonda, che mette a rischio oltre 350 posti di lavoro.
A dare il quadro più drammatico è una lettera riservata firmata dall’ex presidente Lorenza Franzino, dimessasi di recente, in cui si parla apertamente di «assenza di continuità aziendale» e di una situazione tale da compromettere la tenuta dell’intero gruppo. Il bilancio 2024 non è ancora stato approvato e la società ha dovuto ammettere l’esistenza di crediti gonfiati per almeno 3,1 milioni di euro, con la necessità di avviare drastiche svalutazioni. Le difficoltà non si fermano ai numeri: da mesi si susseguono le proteste dei lavoratori, preoccupati per un futuro incerto, mentre le decisioni strategiche vengono affidate a consulenti esterni e le poltrone ai vertici cambiano continuamente.
Tra i casi simbolo del declino c’è l’impianto a biomassa di Regione Aulara, costato 1,2 milioni di euro, inaugurato nel 2022 e mai entrato in funzione. Progettato per trattare 2.600 tonnellate l’anno di sfalci e potature, avrebbe dovuto soddisfare il fabbisogno energetico di 500 famiglie e contribuire al progetto della Comunità Energetica. Invece è oggi abbandonato, vandalizzato e trasformato in un monumento allo spreco. Il suo progettista, Emanuele Rava, è oggi a capo del gruppo Amag.
La storia di AMAG è lunga e travagliata. Dopo la privatizzazione degli anni Novanta e il ritorno nel 2002 con 80 milioni di euro di debiti, la multiutility è stata protagonista di continue ristrutturazioni, trasformazioni societarie e una serie di scissioni che l’hanno portata a diventare un arcipelago di società: Reti Idriche, Reti Gas, Mobilità, Ambiente. Nel 2022 Iren ha acquisito l’80% di AMAG Reti Idriche e recentemente anche Reti Gas è passata di mano. L’unico futuro ipotizzabile oggi sembra quello di uno “spezzatino” definitivo, con la vendita di AMAG Ambiente e gli ultimi asset rimasti per tentare di ripianare almeno una parte del debito.
Il Comune di Alessandria, principale socio pubblico, ha avviato un piano per salvare almeno la parte relativa al servizio idrico, oggi al centro dell’attenzione per lo sblocco dei fondi PNRR. Ma senza una rapida firma sulla convenzione di gestione provvisoria e un’intesa territoriale solida con gli altri gestori, anche questa possibilità rischia di svanire.
Nel frattempo, il territorio guarda con crescente preoccupazione a una crisi che coinvolge non solo i bilanci, ma l’intero modello di gestione dei servizi pubblici locali, messo in discussione da anni di scelte contraddittorie, cambi ai vertici, consulenze esterne e promesse mancate. Una crisi che non è solo contabile, ma profondamente politica.
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