Il sindaco di Alessandria Giorgio Abonante (Pd) alza il tono dello scontro con la Regione Piemonte. In una nota ha denunciato «le pressioni dettate da interessi elettorali e di consenso» che il Comune subirebbe da Torino, arrivando a segnalare la questione direttamente alla Prefettura.

Secondo Abonante, la Regione avrebbe ignorato due gare regolarmente bandite dall’amministrazione comunale, così come i richiami del Ministero dell’Economia e di AgCom che hanno censurato «l’illegittimità degli affidamenti per scuolabus e parcheggi». Una forzatura che, a suo dire, danneggia un Comune costretto a fare i conti con risorse sempre più ridotte, ma che deve garantire servizi essenziali e coprire lacune su più fronti.

Il primo cittadino accusa la Regione di voler «imporre scelte togliendo risorse», invece di affidare all’Agenzia della mobilità piemontese il compito di risolvere la questione di Amag Mobilità, concordando con la società le modalità di assorbimento del personale nel bacino sud-est. Una «deriva centralista» che, secondo Abonante, smentisce nei fatti la retorica contro il torinocentrismo.

Sul fronte occupazionale, il sindaco respinge la narrazione dei 36 esuberi: «I numeri parlano chiaro – ha dichiarato – 15 dipendenti degli scuolabus hanno già il posto garantito, 9 addetti ai parcheggi sono tutelati, 3 lavoratori sono stati assorbiti dal gruppo Amag e 4 entreranno a inizio 2026. Due sono andati in pensione. Gli esuberi sbandierati non esistono».

Abonante ha inoltre accusato la Regione di essere la stessa che «ha distrutto il trasporto pubblico locale ferroviario e su gomma, causando vere perdite di posti di lavoro». Non sono mancati rilievi anche ai sindacati, accusati di «una strategia sbagliata che ha danneggiato i lavoratori».

Il sindaco ha ribadito la volontà di andare fino in fondo «nel rispetto della legge e dei diritti dei cittadini, che non devono finanziare con le tasse locali la ristrutturazione di un gruppo controllato per l’85% da un privato».

La conclusione è netta: «A chi insiste con queste pressioni risponderemo con un secco no. Il dialogo è possibile solo con chi rispetta Alessandria».

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Di Moscone

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