Il 28 novembre Alessandria ospiterà la settima edizione del Festival delle Arti Recluse, un appuntamento che negli anni ha costruito un dialogo stabile tra istituzioni penitenziarie, territorio e cittadinanza, utilizzando l’arte come strumento di relazione, conoscenza e inclusione.
La manifestazione, promossa da ICS – Istituto Cooperazione Sviluppo Ets Aps in collaborazione con il Comune di Alessandria, l’Università del Piemonte Orientale, CSV Asti Alessandria, Spazio Futuro e Yggdra, si articola in due momenti complementari che metteranno al centro il mondo del carcere alessandrino attraverso testimonianze, confronti, esposizioni artistiche e progetti educativi.
Nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, Palazzo Borsalino dell’Università del Piemonte Orientale ospiterà il convegno «Carceri alessandrine», un approfondimento dedicato alla situazione degli istituti penitenziari di Alessandria e alla loro recente trasformazione. Moderato da Bruno Mellano, già Garante regionale dei detenuti, il convegno farà il punto sui cambiamenti in corso nella Casa di Reclusione «San Michele» e nella Casa Circondariale di piazza Don Soria, con interventi, tra gli altri, dell’Avvocata Monica Formaiano, Garante regionale delle persone private della libertà, della Garante comunale Silvia Coscia e del professor Pierfrancesco Arces, delegato del Rettore UPO per i poli universitari penitenziari. L’obiettivo è offrire una lettura attuale e comprensibile di un sistema complesso ma radicato nella città, ricordando che chi vive la detenzione fa parte della stessa comunità e che la tutela dei percorsi rieducativi è anche tutela della sicurezza collettiva.
Alle 18.30 lo Spazio Futuro, in corso Cento Cannoni 25, ospiterà il vernissage inaugurale del Festival. Saranno esposte opere realizzate da persone detenute negli istituti penitenziari di Alessandria: un’occasione di incontro tra arte, cittadinanza e terzo settore, che valorizza i percorsi creativi sviluppati dietro le mura del carcere e li riconsegna alla città come segni concreti di resilienza e cambiamento.
Nel corso della serata sarà presentato anche il progetto regionale «Liberi Legami», dedicato alle famiglie e ai figli delle persone detenute. Verrà distribuito un segnalibro realizzato in collaborazione con CSV Asti Alessandria e sarà dato particolare rilievo al Telefono Giallo di BambiniSenzaSbarre, servizio nazionale di supporto ai minori che vivono la separazione da un genitore recluso. In Italia si stima che siano circa centomila i bambini e i ragazzi coinvolti da questa esperienza, una realtà spesso invisibile che il Festival intende riportare al centro dell’attenzione pubblica.
Il Festival sarà inoltre l’occasione per presentare l’Unità Didattica «Peppino Impastato: la voce fuori dal coro», un progetto di educazione civica rivolto alle scuole superiori della provincia di Alessandria per gli anni scolastici 2025-26 e 2026-27. Realizzato in collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi, il percorso intende promuovere tra gli studenti i valori della legalità, della giustizia sociale e dell’impegno civile attraverso la figura del giornalista e attivista ucciso dalla mafia nel 1978. È stata avviata la richiesta dell’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica, a sottolineare la rilevanza nazionale del progetto.
Il Festival delle Arti Recluse nasce dalla convinzione che il carcere sia parte integrante del tessuto urbano e umano di Alessandria e che l’arte possa favorire processi di inclusione, consapevolezza e reinserimento sociale. ICS porta avanti questo impegno da anni attraverso attività educative, laboratori, formazione e supporto psicosociale negli istituti di Alessandria, Asti e Cuneo, grazie alla presenza dello Sportello Multiservizi in sette strutture penitenziarie.
A completare il quadro, la presentazione del Festival è stata anticipata dalla Commissione Cultura del Comune di Alessandria il 18 novembre, durante la quale è stata proposta una breve performance artistica curata da ex beneficiari dei progetti ICS. Le opere esposte, realizzate da collaboratori di giustizia e da detenuti di media sicurezza della Casa di Reclusione «San Michele», hanno assunto un forte valore simbolico: presenza attraverso i lavori, assenza determinata dai recenti trasferimenti in altri istituti. Una testimonianza viva della trasformazione profonda che l’istituto sta attraversando e, al tempo stesso, della capacità dell’arte di mantenere un filo tra passato e presente, tra chi è recluso e chi vive fuori.
L’ingresso agli eventi è libero. Il Festival si rivolge a istituzioni, scuole, operatori del sistema penitenziario, volontari, studenti e cittadini interessati.
«L’arte come ponte tra chi è dentro e chi è fuori» non è solo il motto del Festival, ma una visione condivisa: costruire una comunità più giusta, più consapevole e più inclusiva, dove ogni percorso di rinascita abbia la possibilità di trovare ascolto e spazio.

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