A un anno dal ritrovamento, resta ancora senza nome l’uomo il cui corpo riaffiorò dalle acque del Po, nei pressi di Isola Sant’Antonio, in provincia di Alessandria. Era il 9 novembre 2024 quando un pescatore, allarmato da quella sagoma ferma tra i rovi sotto il ponte di Capraglia, avvertì i carabinieri. Sul posto arrivarono i militari della Compagnia di Tortona e il medico legale: la scena, da subito, apparve inquietante.
Il cadavere era in avanzato stato di decomposizione, privo di una gamba e con la testa parzialmente immersa. Indosso, una maglietta scura con la scritta «Danger» e un teschio stampato in un triangolo. Sul braccio sinistro, un tatuaggio leggibile: «Erik». Da quell’unico nome le indagini partirono, ma senza approdare a una identità. Nessuna denuncia di scomparsa compatibile, nessun riscontro con le banche dati del Dna, nessun collegamento con altri casi aperti.
L’autopsia, disposta dalla Procura di Alessandria, stabilì che la morte risaliva ad alcune settimane prima del ritrovamento. Non furono trovati segni certi di violenza; l’amputazione sembrava di tipo chirurgico, eseguita in vita o subito dopo il decesso. Una circostanza che aprì nuove ipotesi: un paziente scomparso da un ospedale, un incidente in acqua, o un omicidio accuratamente occultato. Nessuna, finora, confermata.
Il corpo è stato sepolto nel cimitero di Isola Sant’Antonio, con la semplice iscrizione «Qui giace un uomo ignoto». Nel frattempo gli inquirenti continuano a cercare un’identità, forse attraverso archivi sanitari o comparazioni genetiche. Ma a dodici mesi di distanza il “caso Erik” resta sospeso tra cronaca nera e mistero: un uomo senza volto, inghiottito dal fiume e restituito alle sue sponde senza che nessuno lo abbia mai reclamato.
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