Il Partito Democratico della Provincia di Alessandria esprime un giudizio nettamente negativo sul nuovo Piano Socio Sanitario approvato dal Consiglio regionale del Piemonte. Un documento che, secondo i dem alessandrini, «non convince» e che non offre le risposte necessarie ai bisogni di salute dei cittadini piemontesi e del territorio provinciale.
«Si poteva fare meglio e si dovevano offrire maggiori certezze», è la posizione del PD, che sottolinea come il Piano resti carente proprio sui nodi più urgenti della sanità pubblica. A partire da quelli evidenziati dal vicepresidente del Consiglio regionale Domenico Ravetti, che ricostruisce il percorso che ha portato all’approvazione del testo. Secondo Ravetti, la Giunta regionale avrebbe inizialmente puntato ad approvare già a luglio una bozza generica, basata su uno studio universitario esterno, mentre il lavoro delle opposizioni ha consentito di utilizzare più tempo per migliorare il documento attraverso le audizioni di professionisti sanitari, amministratori locali, sindacati e associazioni.
Nonostante questo, restano irrisolte quattro criticità strategiche: la stabilizzazione del personale sanitario, la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento della sanità territoriale e il corretto funzionamento dei Pronto soccorso. Per quanto riguarda il territorio alessandrino, il PD rivendica di aver posto tre questioni centrali con specifici emendamenti: il trasferimento dell’ospedale di Acqui Terme all’Azienda Ospedaliera di Alessandria entro il 31 dicembre 2026; la fissazione della stessa data come termine per il riconoscimento IRCCS dell’ospedale di Alessandria; l’introduzione dell’Infermiere di Comunità nelle scuole, per garantire assistenza sanitaria di base e un raccordo stabile con medici e pediatri, seguendo esempi già attivi in altre Regioni.
Il giudizio politico complessivo resta però severo. Il segretario provinciale del PD Giorgio Laguzzi parla di un Piano privo di una visione complessiva sul futuro della sanità piemontese. «Manca una solida base epidemiologica, mancano obiettivi chiari, risorse definite e indicatori di risultato», afferma, sottolineando come non sia stata colmata la distanza tra il documento predisposto dalla Giunta Cirio e i bisogni reali dei territori. Per il PD, la Regione dimostra così una debolezza nella sua funzione principale, quella della programmazione, senza aver fatto tesoro della lezione del Covid né sul fronte ospedaliero né su quello della medicina territoriale. Particolarmente insufficienti, secondo Laguzzi, sono le risposte alle fragilità e all’invecchiamento della popolazione, aggravate dall’assenza di un quadro economico credibile: senza risorse, il Piano rischia di restare «solo un documento di carta».
A entrare nel merito delle criticità operative è infine il responsabile provinciale PD per la Sanità Riccardo Lera. La principale debolezza individuata riguarda la medicina territoriale, indicata nel Piano come pilastro del sistema ma, nei fatti, non sostenuta da investimenti adeguati in personale, organizzazione e strumenti. In particolare, resta irrisolto il ruolo dei Medici di Medicina Generale nelle nuove strutture territoriali: in provincia di Alessandria ne mancano circa 60 e il loro coinvolgimento appare vago e privo di modelli organizzativi chiari. Senza una reale integrazione e senza alleggerire i MMG dal peso della burocrazia, avverte Lera, sarà impossibile garantire presa in carico, continuità assistenziale e prevenzione, con il rischio di mantenere alto il ricorso improprio all’ospedale e i costi complessivi del sistema sanitario.
Per il Partito Democratico alessandrino, dunque, il Piano Socio Sanitario approvato rappresenta un’occasione mancata: un testo migliorato rispetto alla versione iniziale, ma ancora troppo debole per rispondere alle esigenze concrete della sanità pubblica e dei territori.
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