Carrega Ligure torna a essere isolata dal versante piemontese. Il 19 dicembre 2025 la caduta di massi sulla strada provinciale 147, con reti di protezione danneggiate e sensori coinvolti, ha nuovamente interrotto i collegamenti, riproponendo una situazione che si trascina ormai dal 2022. Per chi vive nelle aree interne significa restare tagliato fuori, senza certezze e con interventi tampone che si ripetono senza mai arrivare a una soluzione strutturale definitiva.

Da qui, secondo il Movimento 5 Stelle, dovrebbero partire le priorità di chi governa: dalla sicurezza quotidiana e dal diritto minimo alla mobilità. E invece, denuncia il consigliere regionale Coluccio, le scelte sembrano seguire un’altra logica. Mentre Carrega resta in attesa di un’opera risolutiva, per la circonvallazione di Gavi sono stati annunciati 5 milioni di euro destinati al progetto di fattibilità tecnico-economica, collegati a un’iniziativa parlamentare della Lega. Nessuna contrapposizione con Gavi, che ha bisogno dell’opera, ma una domanda resta sul tavolo: perché per alcuni territori arrivano cifre e annunci, mentre altri devono accontentarsi di sopralluoghi, transenne e comunicati?

A questo si aggiunge la lentezza nello sblocco dei fondi regionali per la manutenzione ordinaria. Risorse richieste dal Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale e inserite nell’ultima manovra finanziaria, ma che – sottolinea Coluccio – non sono ancora arrivate sul territorio, lasciando irrisolte criticità note da tempo.

Il caso di Novi Ligure aggrava ulteriormente il quadro. Nell’ultimo Consiglio comunale, secondo quanto riportato dalla stampa locale, il capogruppo della Lega avrebbe collegato la mancata risposta del Governo sulle risorse per la cosiddetta “tangenzialina” all’atteggiamento «duro» del Comune sulla vicenda del servizio idrico. Un passaggio che il Movimento 5 Stelle definisce gravissimo: i finanziamenti pubblici non possono dipendere dal gradimento politico o dai rapporti con un partito. È un’impostazione giudicata inaccettabile, da cui prendere nettamente le distanze.

C’è poi la questione dei quasi 49 milioni di euro fermi per le barriere antirumore legate al Terzo Valico. Tre procedure andate a vuoto, un progetto contestato da più parti per impatto e utilità percepita, e un’opera che non parte. Nel frattempo, molte altre infrastrutture del territorio restano bloccate per mancanza di fondi, mentre una cifra ingente rimane inchiodata a un intervento che divide la città e rischia di essere inutilmente invasivo.

Da qui l’appello ai parlamentari del territorio affinché intervengano sul Governo centrale e sui soggetti attuatori, RFI e Cociv, per aprire una discussione vera, pubblica e trasparente. L’obiettivo è rinviare il progetto delle barriere antirumore a Novi e valutare una destinazione più sensata di quelle risorse, reindirizzandole verso criticità infrastrutturali concrete.

Il messaggio finale è netto: serve serietà e pragmatismo. Le risorse sono pubbliche. Non sono un premio, non sono una punizione, non sono la mancia di fine anno di chi «conta» di più.

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Di Moscone

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