Torna al centro del dibattito politico tortonese il destino dell’immobile confiscato alla mafia in località Mombisaggio – Torre Calderai. Dopo l’intervento del Partito Democratico, è arrivata la replica del sindaco Federico Chiodi che ha confermato la revoca dell’assegnazione del bene al Comune, sostenendo tuttavia che la struttura si fosse rivelata «non adatta a questo tipo di attività» e ipotizzando che, in alcuni casi, immobili di questo tipo possano persino essere demoliti.

Una posizione che il circolo del Pd di Tortona giudica molto grave. Secondo i democratici, il riutilizzo sociale dei beni confiscati rappresenta infatti «una vittoria dello Stato contro la mafia», mentre l’incapacità di restituirli alla comunità finisce per trasformarsi in una sconfitta istituzionale. Un giudizio reso ancora più severo dal fatto che il caso emerge proprio nel trentesimo anniversario della legge 109 del 1996, la norma che ha reso possibile l’uso sociale dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata.

Il Pd ricorda inoltre che nel 2021 la stessa giunta comunale aveva manifestato formalmente la disponibilità ad acquisire l’immobile per finalità sociali, indicando tra le possibili destinazioni anche l’emergenza abitativa e la protezione di persone in situazioni di rischio, come una casa protetta per donne maltrattate. Da qui le domande rivolte all’amministrazione: su quali basi fu presa quella decisione e perché sarebbero serviti quattro anni per arrivare alla conclusione che l’edificio non era adatto?

Secondo il circolo democratico non si tratterebbe di una semplice rinuncia del Comune, ma di una vera e propria revoca disposta dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata a causa dell’inerzia dell’ente. Nei documenti pubblici, ricordano ancora i dem, si faceva riferimento alla pubblicazione nel primo semestre del 2025 di un bando per manifestazioni di interesse, passaggio che però non si sarebbe concretizzato.

Il Pd sottolinea anche come si tratti di un provvedimento raro: sono pochissimi i casi in cui un bene già assegnato a un ente locale viene ripreso dall’Agenzia, e situazioni simili non si sarebbero mai verificate nel Nord Italia.

Altro punto contestato riguarda l’ipotesi di abbattimento dell’immobile. I democratici si chiedono con quali risorse si potrebbe procedere in questa direzione, ricordando che la Regione Piemonte sostiene il riutilizzo sociale dei beni confiscati attraverso la legge regionale 14 del 2007. Il nuovo bando 2025-2026 prevede contributi fino al 70-90 per cento delle spese di investimento, ma solo per progetti di recupero e valorizzazione, non per la demolizione.

Infine, il Pd richiama anche il progetto di riqualificazione del complesso del Loreto, finanziato con fondi Pnrr e citato dall’amministrazione come possibile alternativa. Secondo il circolo tortonese, due edifici del complesso sono già destinati a persone in condizioni di povertà estrema o con disabilità, mentre un terzo fabbricato – al momento senza destinazione – potrebbe eventualmente ospitare il progetto originariamente previsto per la villa di Torre Calderai.

«La realtà dei fatti – concludono dal circolo Pd – è che un immobile confiscato alla mafia è rimasto bloccato per anni senza che l’amministrazione riuscisse a destinarlo allo scopo previsto o ad altri progetti sociali». Una vicenda che riaccende il confronto politico cittadino proprio mentre, a livello nazionale, si ricordano i trent’anni della legge sul riutilizzo dei beni confiscati.

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Di Moscone

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