Le mafie non sono più un fenomeno confinato alle regioni meridionali. È questo il messaggio che Libera rilancia con forza dopo la delibera approvata l’11 giugno dal Consiglio Superiore della Magistratura, che individua undici Procure distrettuali situate in aree ad alta densità mafiosa, quasi tutte nel Mezzogiorno, con la sola eccezione di Roma.

L’obiettivo del provvedimento è favorire la nomina di magistrati con comprovata esperienza antimafia alla guida degli uffici giudiziari considerati più esposti alla presenza della criminalità organizzata. Una scelta che, secondo Libera, rischia però di trasmettere un messaggio fuorviante, riportando indietro di anni la percezione del fenomeno mafioso nelle regioni del Centro e del Nord Italia.

«Questa decisione rischia di alimentare l’idea che le mafie siano un problema prevalentemente meridionale e che al Nord rappresentino una minaccia minore. Ma sappiamo bene che non è così», sottolinea l’associazione. «Le organizzazioni mafiose hanno da tempo superato i confini geografici tradizionalmente associati alla loro presenza e oggi operano stabilmente in molte realtà del Centro e del Nord attraverso modalità meno visibili, ma non per questo meno pericolose».

Secondo Libera, proprio il fatto che le mafie settentrionali ricorrano meno frequentemente a reati violenti contribuisce a renderle più difficili da percepire, favorendo il rischio di sottovalutazione. Una presenza che invece si manifesta attraverso infiltrazioni nell’economia, negli appalti, nel riciclaggio e nei rapporti con il tessuto imprenditoriale.

L’associazione ricorda come il Piemonte rappresenti uno dei territori nei quali la presenza delle organizzazioni criminali sia stata ampiamente documentata da decenni di indagini, processi e operazioni giudiziarie. Una realtà che, sottolinea Libera, è stata al centro anche della Giornata della Memoria e dell’Impegno del 21 marzo scorso a Torino, che ha richiamato migliaia di persone da tutta Italia.

Per questo motivo, insieme ad altre realtà del Nord, Libera ha deciso di promuovere una mobilitazione pubblica davanti ai palazzi di giustizia, accompagnata dalla diffusione di dati e informazioni che documentano la presenza mafiosa anche nei territori settentrionali.

L’iniziativa si svolgerà giovedì 18 giugno alle ore 11.30 davanti al Palazzo di Giustizia di Torino e sarà accompagnata dallo slogan «Le mafie sono anche qui. I dati lo dicono».

L’obiettivo è ribadire che il contrasto alle mafie non può fermarsi ai confini del Sud Italia e che i magistrati che da anni operano nelle Procure del Nord meritano pieno riconoscimento e sostegno per il lavoro svolto.

«Comprendere dove e come le mafie operano oggi significa rafforzare la capacità delle istituzioni e della società civile di contrastarle efficacemente», afferma Libera. «La geografia delle mafie è cambiata e anche gli strumenti di osservazione devono evolversi».

L’associazione rivolge infine un appello alla partecipazione, invitando cittadini, associazioni e presìdi territoriali a essere presenti all’iniziativa torinese per mantenere alta l’attenzione su un fenomeno che continua a interessare in maniera significativa anche il Piemonte e l’intero Nord Italia.

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Di Moscone

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