La scorsa settimana abbiamo ospitato un comunicato del Partito Socialista di Novi Ligure che lasciava intendere che il consigliere comunale e provinciale Giacomo Perocchio avesse favorito il comune di Gavi a scapito del comune di Novi. 

Chi si aspettava una netta smentita, è andato deluso. Nel corso dello scorso consiglio comunale Perocchio ha sostanzialmente confermato la tesi del Psi, aprendo  un fronte di polemica destinato a lasciare strascichi nel dibattito politico cittadino e non solo. Un intervento che getta una nuova luce sulla visione dei rapporti istituzionali fondata su un principio inquietante: l’accesso ai finanziamenti come strumento di pressione politica.

A pochi giorni dall’annuncio dello stanziamento di 5 milioni di euro per la nuova circonvallazione di Gavi — ottenuti grazie a un ordine del giorno alla legge di bilancio presentato dal capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari — Giacomo Perocchio (nella foto con Pino Dolcino) è intervenuto sul bilancio comunale richiamando il tema, ben più delicato, della tangenziale di Novi Ligure. Un’opera strategica e attesa da anni, per la quale esiste già un progetto esecutivo ma che necessita ancora di circa 8 milioni di euro per poter essere realizzata.

Nel suo intervento, pare che Perocchio abbia accusato l’amministrazione comunale di «piangere in giro» per la mancanza delle risorse necessarie, una definizione che ha immediatamente suscitato reazioni critiche. Scriviamo “pare” perchè causa un problema tecnico la diretta (e conseguente registrazione) della seduta di consiglio è saltata causa un problema tecnico. Ma confidiamo nel futuro verbale ufficiale della seduta. 

Ma il passaggio considerato più grave è arrivato subito dopo, quando lo stesso capogruppo ha messo in relazione la mancata risposta del Governo alle richieste di finanziamento con l’atteggiamento “duro” tenuto dal Comune di Novi Ligure sulla vicenda del servizio idrico.

Secondo quanto affermato in aula, la scelta dell’amministrazione di difendere l’affidamento pubblico del servizio a Gestione Acqua fino al 2034, avrebbe inciso negativamente sull’attenzione riservata alle richieste infrastrutturali del territorio.

Un’affermazione politicamente pesante, anche alla luce del ruolo ricoperto da Perocchio: oltre a essere capogruppo consiliare, è consigliere provinciale con delega ai lavori pubblici e presidente dell’Ente di Governo dell’Ambito alessandrino del servizio idrico (Egato 6), con responsabilità dirette sia sul fronte delle infrastrutture sia su quello della gestione dell’acqua.

Il nodo, non è il dissenso politico, che rientra nel confronto democratico. Il problema è l’idea che traspare dalle parole pronunciate: chi si allinea viene favorito, chi difende una posizione istituzionale autonoma rischia l’isolamento.

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Di Moscone

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