Avete presente quel senso di vertigine che si prova quando, a fine mese, il saldo del conto corrente sembra evaporare più velocemente del caffè la mattina? Ecco, moltiplicate quella sensazione per 60 milioni di cittadini. Quel dialogo tra Gianni Dragoni (giornalista della scuola del Sole, ora del Fatto Quotidiano) e Carlo Cottarelli (noto economista, soprannominato “Mister Forbici” per il suo passato ruolo di commissario alla revisione della spesa), andato in onda su una nota emittente nazionale il 23 Aprile scorso, non è stata solo una lezione di economia: è stato il referto medico di un Paese che sta correndo una maratona con lo zaino pieno di pietre.
La svendita di famiglia: le privatizzazioni servono davvero?
Gianni Dragoni non ha fatto sconti. Il giornalista del Sole 24 Ore ha messo a nudo il “piano di salvataggio” del Governo con la freddezza di un chirurgo. L’obiettivo? Incassare 20 miliardi di euro entro la fine dell’anno vendendo i “gioielli di famiglia”. Ma qui c’è il trucco.
Prendete Poste Italiane. Lo Stato vuole cedere un altro 14% per rastrellare circa 4 miliardi. Sembra tanto, vero? Peccato che, come sottolineato da Dragoni, così facendo rinunciamo a una fetta enorme dei dividendi annuali. È come vendere le finestre di casa per pagare il riscaldamento: oggi hai i soldi in tasca, ma domani sentirai molto più freddo. Per non parlare di MPS: lo Stato sta uscendo dalla Banca senese per un valore di circa 1,4 miliardi, briciole se confrontate con i miliardi di tasse che abbiamo usato per salvarla in questi anni.
La tenaglia: bollette alle stelle e salari al palo
Carlo Cottarelli, il “Signor Spending Review”, ha rincarato la dose. Con la sua consueta calma inquietante, ha scattato la fotografia dell’inflazione che ci sta mangiando vivi.
Mentre la politica discute di massimi sistemi, ad aprile 2026 i dati sono un pugno nello stomaco:
- Gas: +19,2% per i clienti vulnerabili in un solo mese.
- Luce: nel mercato libero paghiamo fino a 30 centesimi per kWh.
- Salari: Siamo fermi. I nostri stipendi sono 10 punti indietro rispetto all’inflazione cumulata.
Cottarelli lo dice chiaramente: non è solo “sfortuna”. È il risultato di una crescita asfittica, frutto di politiche economiche fallimentari (ILVA docet). Il nostro PIL per il 2026 è stimato a un misero +0,4% (dati OCSE), mentre il tasso deficit/PIL è stimato per il 3,1%; il che significa che rimarremo sotto procedura d’infrazione, sorvegliati “speciali da parte di Bruxelles. Praticamente siamo fermi al semaforo mentre il resto d’Europa, seppur lentamente, inizia a ingranare la marcia.
Il fantasma del Superbonus
E infine c’è l’elefante nella stanza: il debito. Dragoni e Cottarelli concordano su un punto che dovrebbe toglierci il sonno. I crediti del Superbonus non sono un ricordo del passato, sono “macigni” che pesano sulla prossima manovra finanziaria. Ogni euro che
lo Stato deve rimborsare per le ristrutturazioni degli anni scorsi è un euro in meno per la sanità, per le scuole o per abbassare le tasse a chi ne ha davvero bisogno.
Il punto è questo: siamo davanti a un’economia fatta di annunci e toppe temporanee, incapace di prendere realmente in mano le redini del Paese e risollevarlo dalla palude in cui è caduto. Le privatizzazioni sono un’aspirina per una polmonite, e l’aumento del costo della vita sta creando un solco sempre più profondo tra chi ce la fa (il 5% degli italiani detiene il 49% della ricchezza complessiva) e chi sta scivolando sotto la soglia di povertà.
Cottarelli e Dragoni ci hanno detto la verità, ed è una verità che scotta. La domanda ora non è più “cosa farà lo Stato”, ma “quanto tempo abbiamo ancora prima che il castello di carte inizi a cadere?”.
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