A Novi Ligure, nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, si è discusso di toponomastica e, in particolare, del fatto che in città esista una sola via intitolata a una donna: la partigiana Eva Barisone.

È una lacuna che merita di essere colmata al più presto. Del tema si era già occupata in passato Cecilia Bergaglio, quando ricopriva l’incarico di assessora alla Cultura durante il primo mandato del sindaco Rocchino Muliere.

Condividendo pienamente la necessità di affrontare questa questione – anche con celerità – mi permetto di avanzare alcune proposte al Consiglio comunale e alla città.

La scarsa presenza di donne nella toponomastica non è un problema esclusivamente novese, ma riguarda l’intero Paese. Proprio per questo, nel 2014 è nata l’associazione Toponomastica Femminile, con l’obiettivo di restituire visibilità alle donne che, in ogni campo, hanno contribuito al progresso della società.

Con questo spirito propongo alcuni nomi.

Teresina Repetto (1912-1990)
Fu la prima donna eletta nel Consiglio comunale di Novi Ligure, nel 1946, e la prima a ricoprire l’incarico di assessora, ruolo mantenuto fino al 1951. Recentemente la città le ha dedicato una targa commemorativa nei pressi della sua abitazione.

Bice Neppi (Ferrara, 1880 – Milano, 1968)
Scienziata di fama internazionale, Neppi Pincherle Muratori Bice Rachele Lia (questo il nome completo), fu allontanata dall’università in seguito alle leggi razziali del 1938. A Novi Ligure trovò la possibilità di proseguire la propria attività di ricerca grazie all’imprenditore Giuseppe Caraccia, fondatore della Bioindustria, che la accolse e le consentì di lavorare sotto falso nome durante gli anni della persecuzione. Qui sviluppò l’Emazian, un estratto surrenalico che ottenne un grande successo commerciale e contribuì alla crescita della Bioindustria, destinata a diventare una delle principali aziende farmaceutiche italiane. In seguito i diritti di produzione dell’Emazian passarono anche a Pfizer.

Francesca Morvillo (1945-1992)
Magistrata, pioniera nella tutela dei minori e dei diritti delle persone più fragili. Morì nella strage di Capaci del 23 maggio 1992 insieme al marito Giovanni Falcone – al quale Novi ha già dedicato una piazza insieme a Paolo Borsellino – e agli agenti della scorta, diventando un simbolo dell’impegno dello Stato nella lotta alla mafia.

Emanuela Loi (1967-1992)
Fu la prima agente donna della Polizia di Stato a cadere in servizio. Morì il 19 luglio 1992 nella strage di via D’Amelio, assassinata dalla mafia insieme al giudice Paolo Borsellino e ai colleghi della scorta, diventando un simbolo di coraggio, dedizione e fedeltà alle istituzioni.

L’elenco potrebbe continuare, ma mi fermo qui, certo che le mie non saranno le sole proposte che i cittadini novesi vorranno avanzare su questo tema.

In chiusura, ricordo che in passato – se la memoria non mi inganna, era il 2011 – il Consiglio comunale approvò anche due proposte di intitolazione: quella dell’allora consigliere comunale Francesco Sofio, dedicata ad Albert Einstein, e una mia proposta per Massimo Misquezzo, il dodicenne novese che il 15 dicembre 1943 fu la prima vittima dell’occupazione nazifascista in città, ucciso da una raffica di mitra in via San Giovanni Bosco mentre, disobbedendo a un’ordinanza, cercava di raccogliere acqua dal Rio Gazzo, contaminata dalla benzina.

Intitolare una via significa scegliere chi vogliamo ricordare ogni giorno. Ampliare la presenza femminile nella toponomastica non è un gesto simbolico, ma un modo per rendere la memoria pubblica più completa e più fedele alla storia della nostra comunità.

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Di andrea vignoli

Giornalista, scrittore, insegnante.

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