Sono molto contenta che a Novi si torni a parlare di Lina Borgo Guenna (1869-1932), pedagogista novese e organizzatrice di istituzioni educative.
Ne avevamo riproposto la figura e l’attività più di un quindicennio fa, con un libro collettaneo – Agnese Argenta, Graziella Gaballo, Laurana Lajolo, Luciana Ziruolo, Lina Borgo Guenna. Un’esperienza educativa laica, Israt, Asti 2009, della cui Prefazione, dal titolo Un libro da non riporre, era autore il pedagogista e storico dell’educazione Remo Fornaca – realizzato, all’interno di un progetto costruito con l’allora assessore alla cultura del Comune di Novi, prof. Guido Firpo, con i contributi della Provincia di Alessandria, del Comune di Novi Ligure e degli Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Alessandria (Isral) e di Asti (Israt) e risultato vincitore del primo premio per la saggistica nel concorso indetto dalla associazione Fidapa di Pino Torinese.
Il libro è stato presentato in più luoghi – tra cui Novi, l’università di Alessandria, Asti, la loggia massonica della GLRI di Torino – e in più occasioni e ha permesso, mi pare, che Lina cominciasse a essere conosciuta anche nella sua città natale, dove questa donna, che possiamo senza tema di retorica definire eccezionale e anticipatrice dei tempi, non aveva fino ad allora ricevuto alcun riconoscimento ufficiale, a differenza di quanto era accaduto ad Asti, se si esclude l’intitolazione a lei di una aula della scuola primaria “Giovanni Pascoli” dove alcuni anni fa si decise di dare a ognuna di esse il nome di un personaggio novese che si fosse contraddistinto in qualche campo. E infatti, con l’allora assessora alla cultura, Cecilia Bergaglio si era pensato di intitolarle una scuola (quella del G3) o una via.
Ancora il 12 marzo 2016 Simone Tedeschi, a sua volta assessore alla cultura, aveva invitato Laurana Lajolo e me a parlare di Lina Borgo Guenna in un incontro pubblico dal titolo Omaggio a Lina Borgo Guenna. Un’esperienza educativa laica, al termine del quale aveva confermato l’impegno a intitolarle la scuola dell’infanzia situata al G3, mentre Laurana Lajolo ed io avevamo dato la nostra disponibilità a organizzare in quell’occasione un convegno per le insegnanti in cui venisse illustrato l’innovativo metodo didattico cui Lina aveva dato vita. Ma, ancora una volta, su tutto era caduto poi il silenzio.
Direi che è proprio arrivato il momento che l’amministrazione comunale, che aveva dato il via a un progetto di recupero della memoria di questa donna commissionando la ricerca e la pubblicazione che ne è derivata e che in più occasioni ha ribadito la propria volontà di ricordarla anche con intitolazioni di spazi o edifici pubblici, tenga ora fede alle proprie dichiarazioni.
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