La storia di una fiamma che si accende tra le mura di un palazzo storico di Via Roma, che tremola col soffio dell’aria, diventa un fuoco sul palcoscenico, danza, si libera e non si affievolisce mai, sia essa al teatro Giacometti, nella nordica Helsinki o nel centro di un’antica città belga. 

É la storia di Alessia dal Bo’, architetto e illustratrice novese che a 32 anni si è trasferita per lavoro nella capitale finlandese e che ora vive a Leuven, a est di Bruxelles. I primi passi nel mondo della danza li ha mossi nella scuola di Roberta Borello, ma in ogni città è riuscita a trovare un’altra sala in cui il parquet e le pareti ricoperte di specchi la facessero sentire di nuovo a casa. Quest’anno la sua fiamma ha trovato spazio in un progetto importantissimo per la città di Leuven, portato avanti dal centro artistico STUK, che con l’iniziativa Dansstroom (in fiammingo, “flusso di danza”) ha selezionato tra numerosi gruppi di danza amatoriali solo sei compagnie, compresa quella di Alessia dal Bo’. Lei e le sue compagne si erano conosciute ballando la coreografia Rosas danst Rosas, ideata per essere danzata su una sedia, in un susseguirsi di movimenti sincronizzati che trascina lo sguardo con la sua ipnotizzante ripetizione.

Selezionate per il progetto Dannstroom, Alessia e le sue compagne hanno avuto l’opportunità di lavorare su un’altra coreografia, chiamata Women, “donne”, di Ugo Dehaes, sotto la guida di una delle danzatrici originali della coreografia, Natasha Pire. Una performance minimalista, senza musica, in cui il ritmo è costruito dalle voci, dal corpo e dal respiro delle ballerine. La difficoltà sta nei silenzi, in cui solo l’intesa col gruppo, lo sguardo e l’ascolto reciproco consentono alle danzatrici di muoversi all’unisono. 

«Grazie a questo progetto – dice Alessia dal Bo’ – sono riuscita a formare anche qui a Leuven, dove vivo da poco, un gruppo con cui condividere e mantenere viva la mia passione per la danza»

Non si tratta del primo festival a cui la nostra concittadina ha deciso di partecipare; uno di essi l’ha portata addirittura ad Atene, mentre ad Helsinki ha approfondito lo studio della danza indiana, insegnando in workshop che proponevano la fusione tra questo stile e la danza contemporanea. É proprio alla danza contemporanea che deve l’accensione questa fiamma: uno stile che sa spingere il corpo senza forzarlo, che permette libertà e sperimentazione. 

Ed è qui che Alessia tiene a fare un ringraziamento importante a una straordinaria insegnante della nostra città: «Il mio amore per la danza contemporanea lo devo a Marta Molinari, che ho conosciuto al Centro Danza e che porto sempre con me, in ogni movimento. Trovo la danza sempre arricchente, per il corpo come per la mente, e invito tutti a non abbandonarla mai. Pur essendo io architetto e illustratrice, trovo nella danza qualcosa di unico e insostituibile, un puzzle della mia vita che non può mancare»

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