La regione Toscana, prima in Italia, ha licenziato la legge che regola il suicido assistito, denominata: “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale (c.m.) al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza n. 242/19 della Corte Costituzionale”. Legge di iniziativa popolare promossa dall’associazione Luca Coscioni e accompagnata da oltre 10.000 firme.
Ovviamente non senza polemiche. Il Governo non ha escluso un ricorso alla Corte Costituzionale, probabilmente per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, non certo nel merito.
Non certo nel merito, perché la sentenza Corte costituzionale n. 242 /19 sulla punibilità dell’aiuto al suicidio ed il diritto all’autodeterminazione terapeutica – caso Cappato/ Fabiano Antoniani- è chiara e solida.
Sentenza a impianto costituzionale, art. 3 e 32 della Carta e giurisprudenziale, legge 219/2017, il cosiddetto testamento biologico, legge più volta citata in sentenza. Pone requisiti precisi, certo, per poter ricorre al suicidio assistito; uno almeno è discutibile. Si tratta di definire il significato medico di “terapie di supporto vitale”, che qualora permanesse, potrebbe creare una discriminazione tra soggetti, anticostituzionale. Su questo a mio parere sarà necessario ritornare.
La legge licenziata dalla regione Toscana rappresenta comunque un modello esemplare, da imitare da parte di tutte quelle Regione in cui è calendarizzata la discussione sull’argomento. Legge chiara che mette in carico al servizio pubblico tutto il percorso necessario per arrivare a soddisfare le richieste avanzate dai cittadini.
La Corte stessa ha più volte sollecitato le Camere a legiferare sul tema, di fatto, sostituendosi, almeno in parte con la sentenza 242 al Parlamento, che ostinatamente tace. Anche in Consiglio Regionale a Torino, giace in attesa di essere discussa, una legge sul tema. Ma sembra che questo problema di civiltà etica e giuridica non abbia cittadinanza politica, nessuno ne parla; “ la pornografia della morte” secondo la definizione del sociologo inglese Gorer; pornografia come l’altra faccia del pudore, quasi un tabù, nel senso vero del termine e quindi indicibile.
Questa è solo una tappa di un cammino che vede aperte ancora molte questioni, ma come ha detto il Presidente Mori bisogna continuare su questa strada perché ” l’etica del paese ha bisogno di essere rinnovata e svecchiata, e le istituzioni devono fare la loro parte”.
Nuove sensibilità, nuovi diritti, nuove leggi.

La Consulta di Bioetica Onlus è un’associazione culturale fondata nel 1989 dal neurologo Renato Boeri, con l’obiettivo di promuovere un dibattito laico e razionale sulle questioni etiche nel campo della medicina e delle scienze biologiche. L’associazione riunisce alcuni dei principali studiosi italiani di bioetica, tra cui Maurizio Mori, Piergiorgio Donatelli, Demetrio Neri, Eugenio Lecaldano e Carlo Flamigni.
La Consulta è riconosciuta come Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS) e ha la sua sede centrale a Torino. È presente in diverse regioni italiane, tra cui Piemonte, Toscana, Lazio, Lombardia, Veneto, Calabria e Campania. L’attuale presidente è Maurizio Mori, professore ordinario di bioetica all’Università di Torino.
Tra le principali attività dell’associazione vi sono l’organizzazione di convegni, seminari e la pubblicazione della rivista trimestrale “Bioetica, Rivista interdisciplinare”. Inoltre, la Consulta ha promosso iniziative come la “Carta di autodeterminazione” o “Biocard”, una forma di testamento biologico che valorizza l’autonomia degli individui riguardo alle decisioni sanitarie.
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