La sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria ridimensiona profondamente l’impianto accusatorio del processo Alchemia, una delle più importanti inchieste sulle infiltrazioni della ’ndrangheta tra Calabria, Liguria e Piemonte. Numerose assoluzioni, la cancellazione dell’ipotesi di una cosca autonoma dei Gagliostro di Palmi, ma anche due condanne significative per associazione mafiosa. Tra queste quella a dieci anni di reclusione per Orlando Sofio, imprenditore legato al territorio novese, figura centrale nelle indagini sulle attività economiche delle cosche nel Nord Ovest.

La decisione dei giudici calabresi, pronunciata il 12 ottobre, assume particolare rilievo per Novi Ligure e Serravalle Scrivia, territori coinvolti nelle indagini sui rapporti tra criminalità organizzata, imprese e subappalti, anche nell’ambito della costruzione del Terzo Valico dei Giovi.

Orlando Sofio

L’inchiesta Alchemia era scattata il 19 luglio 2016, con l’esecuzione di 42 misure cautelari. Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e della Direzione investigativa antimafia, le famiglie Raso-Gullace-Albanese di Cittanova e Parrello-Gagliostro di Palmi avevano sviluppato interessi economici anche fuori dalla Calabria, soprattutto in Liguria e Piemonte, nei settori dell’edilizia, dei trasporti, del movimento terra e dei servizi alle imprese.

Il processo di primo grado, celebrato a Palmi, aveva già ridimensionato una parte delle accuse. La sentenza d’appello modifica ulteriormente il quadro, ma riconosce la responsabilità per associazione mafiosa di Orlando Sofio e Michele Albanese, condannato a nove anni.

Per Sofio si tratta di un aggravamento rispetto al primo grado, quando era stato condannato a cinque anni e tre mesi per associazione per delinquere semplice. I giudici d’appello hanno accolto l’impugnazione della Procura, riconoscendone la partecipazione all’associazione mafiosa Raso-Gullace-Albanese.

La vicenda di Sofio si intreccia direttamente con il territorio novese. Nel corso delle indagini era emerso il suo ruolo nella Euroservizi di Serravalle Scrivia, società formalmente intestata a Marianna Grutteria, che aveva ottenuto dal consorzio Cociv commesse per oltre 230 mila euro nei cantieri del Terzo Valico. Secondo gli investigatori, Sofio era l’effettivo proprietario dell’impresa, come sarebbe risultato anche da una scrittura privata.

L’imprenditore era inoltre considerato dagli inquirenti un soggetto capace di coltivare rapporti con il mondo economico e politico locale, allo scopo di favorire l’accesso delle imprese a commesse e opportunità di lavoro. Le indagini avevano riguardato anche attività legate ai centri commerciali del Novese.

Diversa la posizione di Marianna Grutteria, assolta in appello dopo la condanna a tre anni pronunciata in primo grado. La Corte ha disposto anche la revoca della confisca della Euroservizi, società ormai cessata, e dei conti correnti di Sofio.

Tra le altre decisioni più significative figura l’assoluzione di Candeloro Gagliostro, condannato in primo grado a cinque anni per associazione per delinquere semplice. Confermata anche l’assoluzione del fratello Carmelo Gagliostro. La Corte ha così escluso, nell’ambito del giudizio, l’esistenza dell’autonoma associazione mafiosa Gagliostro ipotizzata dall’accusa.

Assolto dall’accusa di partecipazione mafiosa anche Francesco Gullace, la cui pena è stata ridotta da quindici anni e sei mesi a cinque anni e sei mesi per tentata estorsione. Per Carmelo Gullace, considerato dagli investigatori uno dei principali referenti della cosca nel Ponente ligure, è stato dichiarato il non doversi procedere a seguito della sua morte, avvenuta nell’aprile scorso.

Tra gli altri assolti figurano Fortunata Militano, Demetrio Rossini, Vincenzo D’Amico, Alfredo Beniamino Ammiragli e Giampaolo Sutto, quest’ultimo condannato in primo grado a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ma sulla vicenda giudiziaria pesa anche un episodio destinato a sollevare interrogativi: la ripetuta scomparsa di un supporto digitale contenente materiale investigativo.

Durante il procedimento un DVD contenente relazioni di servizio, documentazione su pedinamenti e presunti incontri tra appartenenti alle cosche, oltre a materiali collegati alle intercettazioni e alle riprese audiovisive, sarebbe risultato indisponibile in più occasioni.

Il supporto, inizialmente considerato smarrito, era stato successivamente ritrovato e trasmesso alla Corte, per poi risultare nuovamente indisponibile e infine danneggiato. Nelle ultime fasi del processo, secondo quanto riportato dal quotidiano genovese, sarebbe rimasto consultabile soltanto l’indice degli allegati.

Una circostanza particolarmente delicata per un processo fondato anche su una complessa attività investigativa e su numerosi elementi documentali. Non è tuttavia possibile stabilire, prima del deposito delle motivazioni, quale incidenza abbia avuto questa vicenda sulle decisioni dei giudici.

Il bilancio del processo Alchemia è dunque articolato. Da una parte, le numerose assoluzioni impongono una rilettura dell’impianto accusatorio originario e delle responsabilità attribuite ai singoli imputati. Dall’altra, le condanne per associazione mafiosa di Sofio e Albanese confermano, nel giudizio d’appello, la presenza di esponenti della cosca Raso-Gullace-Albanese nel sistema di relazioni che collegava la Calabria al Nord Ovest.

Per il territorio novese, la condanna di Sofio rappresenta il dato più significativo della sentenza. L’inchiesta aveva infatti portato all’attenzione pubblica il problema della possibile penetrazione delle organizzazioni mafiose nell’economia e nella politica locale, attraverso imprese, rapporti personali e opportunità offerte dai grandi lavori pubblici.

Resta fondamentale distinguere le responsabilità penali riconosciute dai giudici dalle ipotesi investigative che non hanno trovato conferma processuale. La condanna di Sofio non significa, di per sé, che ogni attività economica o rapporto emerso nelle indagini costituisse un illecito.

La sentenza non è ancora definitiva e sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni e gli eventuali ricorsi in Cassazione. Rimane però un dato che riguarda da vicino Novi Ligure e il suo territorio: a dieci anni dall’operazione Alchemia, la vicenda giudiziaria continua a interrogare il rapporto tra criminalità organizzata, politica, economia e grandi opere nel Nord Italia.

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Di Moscone

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