Lo scorso novembre aveva incontrato prima centinaia di studenti degli istituti superiori del Novese e, in serata, cittadini e rappresentanti delle istituzioni in un affollato incontro pubblico organizzato da Libera nell’ambito del Progetto Legalità. Oggi il nome di Sebastiano Ardita torna al centro dell’attualità nazionale per una decisione destinata a far discutere: il Consiglio superiore della magistratura ha respinto la sua candidatura a procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, scegliendo Franca Imbergamo come vice del procuratore nazionale Giovanni Melillo.
Per Novi Ligure non si tratta di un magistrato qualsiasi. L’incontro promosso da Libera aveva rappresentato uno dei momenti più significativi dell’edizione 2025 del Progetto Legalità. Al mattino Ardita aveva dialogato con gli studenti, affrontando temi come il contrasto alle mafie, il valore della Costituzione, il ruolo della scuola e la responsabilità delle nuove generazioni. In serata aveva poi incontrato la cittadinanza, richiamando l’attenzione sul fatto che la criminalità organizzata non è un fenomeno confinato al Sud, ma una realtà presente anche nel Nord Italia, capace di infiltrarsi nell’economia legale e nelle istituzioni.
Parole che avevano lasciato il segno, pronunciate da uno dei magistrati italiani più esperti nella lotta alla mafia. Ardita, oggi procuratore aggiunto a Catania, ha infatti lavorato per anni alla Direzione distrettuale antimafia, è stato direttore dell’Ufficio detenuti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, occupandosi anche del regime del 41-bis, ed è stato componente del Csm.
Proprio per questo la sua esclusione dall’incarico di procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia ha assunto un forte valore simbolico. Il plenum del Csm ha scelto Imbergamo al termine di una seduta caratterizzata da un acceso confronto, con 13 voti contro i 10 ottenuti da Ardita.
La decisione ha immediatamente alimentato le polemiche. Il magistrato Nino Di Matteo ha espresso forte preoccupazione dopo che, nel corso del dibattito in plenum, erano stati evocati riferimenti a presunte «pressioni ad ogni livello» e a «gruppi di pressione» sulla nomina. Dichiarazioni che hanno contribuito a trasformare una scelta di vertice in un caso nazionale sul funzionamento del Csm.
A distanza di pochi mesi dalla sua presenza a Novi Ligure, la figura di Ardita torna quindi al centro del dibattito pubblico. Per chi aveva partecipato ai suoi incontri con gli studenti e con la cittadinanza, resta il monito di un magistrato che aveva invitato a non abbassare mai la guardia di fronte alle mafie e a considerare la cultura della legalità come il primo strumento di prevenzione. Oggi è proprio uno dei protagonisti di quella battaglia a trovarsi al centro di una delle vicende più controverse della magistratura italiana degli ultimi mesi.
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