Cari amici vi scrivo, così mi distraggo un po’…

Spero di non tediare i miei 3 lettori, ma in replica al mio intervento, in cui affermavo che non bisogna rinnovare solo gli amministratori ma anche le idee, sono intervenuti Mino Orlando e Paola Cavanna.

Il primo sostiene che nei momenti difficili occorre credere nell’utopia. In questo caso si tratta di creare politiche che salvino il pianeta e le sorti delle future generazioni. Ne delinea i contorni e la sostanza. Posso solo dire che lo condivido in pieno. Sollevo solo un’obiezione. Caro Mino l’utopia è il sogno di una società idealizzata e irraggiungibile. Gli obiettivi che poni tu sono invece necessità imprescindibili.

Paola Cavanna, solleva alcuni problemi. Dice che non possiamo riproporre ricette degli anni 70. Oh bella questa! Nel mio intervento non faccio altro che sollecitare l’invenzione di idee nuove. Non a caso analizzo il periodo che va dagli anni 50 agli albori del 70, più di mezzo secolo fa. Ho ommesso volutamente di parlare dei decenni successivi, perché essendone stato anche io un protagonista, volevo evitare di far credere che proponessi nostalgicamente ricette già confezionate. Così non ho parlato di fabbriche che in quel periodo hanno chiuso e di come si è saputo attrarne altre, di come si è gestita la transizione tra il dominio dell’industria e l’emergere della società dei servizi. Non ho parlato di aziende comunali che partendo da piccolissime dimensioni e diventando intraprendenti, oggi pesano dal punto di vista economico e occupazionale in un territorio vasto 

Mi viene rimproverato di avere in mente uno schema vecchio, per cui si nasce in un posto, si studia si lavora, ci si diverte e si muore nello stesso posto. Strano perchè ho portato come esempio di progresso il forte fenomeno migratorio di quegli anni, ho auspicato che i giovani novesi se ne vadano in giro per il mondo e che altri arrivino. Ho detto che oggi si può abitare a Pasturana e lavorare a New York, grazie alle innovazioni tecnologiche. A proposito Novi -e pian piano tutti i comuni limitrofi- è quasi tutta cablata con la fibra veloce grazie ad una operazione promossa da Acos -quando Cavanna ne era vicepresidente- con Metroweb e l’ultima giunta di sinistra. La realizzazione pratica è avvenuta durante la giunta di destra. Questi sono stati talmente ottusi che anzichè vantarsene l’hanno tenuta nascosta. 

Certo che voglio mezzi di trasporto efficaci e moderni. Ma come il lok dawn ci ha insegnato, preferisco far viaggiare le merci e il lavoro, e meno i lavoratori. La diminuzione del pendolarismo non solo migliora la vita dei pendolari ma diminuisce il consumo di energia e di ambiente.

Cavanna fa un elenco di necessità concrete a cui la nuova amministrazione dove rispondere. Come non essere d’accordo. Credo lo sia qualunque persona di buon senso anche della sponda politica opposta. Un richiamo alla concretezza è sempre utile. 

Ma è mia convinzione che non saremo in grado di individuare e soddisfare in modo corretto nuovi bisogni , anche minimalisti, come li definisce lei, senza volare alto. Un esempio concreto, che per altro mi è stato suggerito da un amico.

Ci arrovelliamo per far ottenere ai dipendenti della Pernigotti un prolungamento della cassa integrazione. Bene spero si trovi la strada per farlo. 

Ma direi che dovremmo nel contempo pensare ad un rilancio innovativo del polo dolciario novese. Con una visione globale ed integrata. Cioè che riconduca ad una strategia unitaria il sistema agro-alimentare, quello industriale, quello turistico alberghiero e quello del commercio internazionale. 

Discutendo anche se un tale modello è compatibile o meno con la costruzione in loco di un termovalorizzatore. Forse finiremmo per non avere più la preoccupazione delle varie casse integrazione, ma al contrario avremo bisogno di formare nuovi lavoratori qualificati.

Quindi ci siamo chiariti? Finiamo per avere le stesse idee? Forse! Ma non abbiamo lo stesso approccio.

Mi spigherò con un altro esempio. Cavanna definisce il progetto per il recupero della Z3 , per intenderci la zona della Cavallerizza e dintorni, troppo ambizioso. 

La prima volta che ne sentii parlare era il 75, quasi mezzo secolo fa. Ero un giovane consigliere comunale. In tutti gli anni successivi ogni tanto il tema risorge e poi scompare. Finalmente la penultima amministrazione, quella di Muliere, Tedeschi, Broda, Serra, ecc., quella della commissione urbanistica di Andronico, vara un progetto di massima. Certo discutibile nei suoi singoli aspetti. Ma si tratta pur sempre della sistemazione urbanistica di un’are. Non è l ‘invenzione di un nuovo Beaubourg. Quindi quello che per Cavanna è troppo ambizioso per me è una buona idea, anche un po’ modesta. Ciò che ci differenzia quindi non è il merito ma il metodo. Pensiamo in modo diverso la funzione che deve avere la politica amministrativa.

In una prima stesura del suo intervento mi aveva definito retrò. Me lo ha detto un giorno al bar. Mi sono sorpreso nel non trovarne traccia nel testo. Penso che lo abbia depennato per l’affetto che nutre nei miei confronti (meritato? Spero).

Respingo questa critica perché in politica sono sempre stato aperto al nuovo, anzi ne sono affamato.

Se invece si riferisce alla mia convinzione che la buona politica debba, sempre e come sempre, partire dalle condizioni reali, avere il coraggio di astrarsi, per ritornare a calarsi nella quotidianità con proposte di lungo periodo, allora sì, sono retrò

Questa discussione mi gratifica molto per due ragioni. La prima perchè dimostra quanto sia bello e stimolante il dibattito quando la Politica ha la P maiuscola, come in questo caso. 

La secondo motivo di gioia mi è dato dalla conferma di aver fatto bene ad andare in pensione. 



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Mauro d'Ascenzi

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