Era il 30 dicembre 1948, la seconda guerra mondiale era terminata da pochi anni e la Casa editrice Hoepli si apprestava a editare una enciclopedia sui Comuni Italiani, chiedeva dunque informazioni dettagliate alle istituzioni locali. Il Sindaco Eugenio Calcagno, in data 10 febbraio 1949, aderiva all’invito rispondendo puntualmente alle domande ricevute.

Novi Ligure al 31 dicembre 1948 contava 23.066 abitanti (nel censimento del 1951 i residenti erano 22.109, NdA). Il Sindaco segnalava che durante la guerra la città era stata occupata dalle truppe tedesche e che era stata bombardata diverse volte; i segni di quelle incursioni aeree erano in parte ancora visibili: 25 fabbricati erano andati distrutti per un totale complessivo di 852 vani; 1151 erano stati i vani gravemente danneggiati e 3850 quelli solo lievemente lesi. Possiamo aggiungere che il 9 luglio 1945 gli sfollati all’interno del Comune erano ben 2.023 e coloro che avevano cercato rifugio in altre località 372: si trattava di circa il 10% della popolazione novese.
La città, lentamente, in quegli anni, stava cercando di risollevarsi, piazza della Repubblica (così intitolata durante la Repubblica di Salò) devastata in buona parte dal bombardamento dell’8 luglio 1944, stava riprendendo una propria fisonomia, completamente diversa da quella precedente.



Calcagno si apprestava poi a descrivere l’economia della città. “Nelle colline la coltura è mista ed a vigneti che vanno estendendosi fino verso le colline di Gavi e della Val d’Orba; nella pianura si coltiva grano, melighe, ecc. a rotazione. Nelle depressioni si mantengono i prati, Il bestiame allevato d preferenza è quello bovino e suino”.
Dopo aver illustrato che nel XIX secolo l’industria si era sviluppata nella lavorazione della canapa e della seta, quest’ultima pregiatissima in Europa, ed aver parlato del declino soprattutto del settore serico, illustrava la situazione industriale nel 1949 con la presenza delle: “Acciaierie e Ferriere della Società Ilva, cinque di lampadine, una vetreria, una filanda, un cotonificio, tre grandi fabbriche di torrone e dolciumi, una di specialità medicinali, una di conglomerati di carbone, laboratori di falegnameria, officine meccaniche ed autorimesse e fabbriche di mobili ecc. La popolazione novese è pure incline ad effettuare ogni commercio”.
Registrava poi come il territorio novese si prestasse a gite interessanti ma, per il momento, non esisteva nessuna attività organizzata nel settore del turismo. Nel settore dello sport esistevano due campi per il gioco del calcio, un campo per le corse dei cavalli ed alcune società sportive, fra cui la “Forza e Virtù” fondata nel 1892.
Novi era servita dall’importante linea ferroviaria Torino-Genova, collegata con la Lombardia dalla Novi-Tortona e da una linea secondaria (la tramvia) che percorreva la Val d’Orba, con diramazione verso Bosco Marengo e Frugarolo, fino a raggiungere Ovada. I paesi del circondario, Pozzolo, Cassano, Francavilla e Pasturana erano invece collegati al centro zona da autolinee.

In Sindaco segnalava la presenza dell’aeroporto e notava che la città era servita dal telefono e dal telegrafo. Erano in funzione le scuole primarie e secondarie.
Sembrano trascorsi secoli e invece stiamo parlando solo di settantacinque anni fa.
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