Una sala piena, attenta, partecipe. Il primo incontro del ciclo dedicato alla menopausa, promosso dalla Consulta delle Pari Opportunità, ha restituito un dato semplice ma tutt’altro che scontato: c’è fame di parole nuove. Anche per raccontare, in modo diverso, i passaggi della vita che spesso vengono letti come declino, perdita, fine di qualcosa. 

Le dottoresse intervenute durante la serata hanno proposto invece un ribaltamento di prospettiva netto e potente: la menopausa non come chiusura, ma come trasformazione, come metamorfosi. Un processo che può essere attraversato — non subìto — seguendo tre strategie fondamentali: 

l’ascolto e l’accoglimento delle emozioni, 

la costruzione di una nuova narrazione di sé, 

la conseguente capacità di immaginarsi in modo diverso. 

Da qui nasce una scelta: essere più consapevoli, più responsabili, ma anche più liberi. 

Mentre queste parole prendevano forma, era difficile non pensare che quello schema così umano e profondo potesse valere anche oltre il corpo e la biografia individuale. Vale, per esempio, per una città. 

Novi Ligure vive da tempo una fase di passaggio. Una fase che spesso viene raccontata — e vissuta — con un linguaggio di fine: fine di un’epoca, fine di un modello economico, fine di una centralità. Una narrazione che rischia di diventare una profezia che si autoavvera. Ma se provassimo a leggere questo momento come una trasformazione, anziché come un tramonto? 

Il parallelo regge, e forse illumina. 

La prima fase è l’ascolto. Così come una donna in menopausa è chiamata ad ascoltare segnali nuovi del proprio corpo e delle proprie emozioni, una città deve saper ascoltare i bisogni, le frustrazioni, il malcontento dei cittadini, ma anche riconoscere i propri punti di forza. Senza difese d’ufficio, senza minimizzazioni, senza nostalgia paralizzante. L’ascolto non è debolezza: è il prerequisito di qualsiasi cambiamento serio. 

La seconda fase è la nuova narrazione. Nella menopausa, continuare a raccontarsi solo attraverso ciò che non si è più diventa una gabbia. Lo stesso accade a una città che si definisce esclusivamente per ciò che ha perso. Uscire da una narrazione negativa non significa negare le difficoltà, ma smettere di farne l’unica lente possibile. Novi non è solo ciò che non è più: è anche ciò che può diventare. 

La terza fase è l’immaginazione. Non come fuga dalla realtà, ma come strumento creativo. Immaginare nuovi ruoli, nuovi equilibri, nuove funzioni. Per una persona come per una 

comunità. Senza immaginazione non c’è progetto, e senza progetto non c’è futuro, solo gestione dell’esistente. 

In questo senso, parlare di menopausa non è stato solo parlare “di donne”. È stato parlare di cambiamento, di passaggi di fase, di maturità che non coincide con la rinuncia ma con una libertà diversa, più consapevole. Un messaggio che vale per le persone, ma anche per i territori. 

Forse Novi Ligure non è alla fine di un ciclo. Forse è — come è stato detto durante la serata — all’inizio di un nuovo ritmo. Ma per capirlo serve il coraggio di ascoltare, riscrivere e immaginare. Esattamente come nella vita. 

Teresa Mantero 

(Presidente del Consiglio Comunale di Novi Ligure 

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