Il rischio di fermare completamente la produzione nello stabilimento ex Ilva di Novi Ligure si fa sempre più concreto. Le scorte di materia prima si esauriranno entro il 20 novembre e le 10mila tonnellate di coils promesse dai commissari straordinari saranno sufficienti a garantire appena 15-20 giorni di attività. È questo uno dei principali problemi sollevati dal sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, intervenuto oggi, martedì 3 novembre, davanti alle Commissioni 9ª e 10ª del Senato, impegnate nell’esame del decreto-legge sulla crisi del gruppo siderurgico.
Nel corso dell’audizione, Muliere ha ribadito la necessità di assicurare la continuità produttiva degli stabilimenti dell’area a freddo, a partire da Novi Ligure, Cornigliano e Racconigi, attraverso l’acquisto di materia prima da fornitori esterni, senza attendere la soluzione della complessa vicenda degli impianti di Taranto.
Una proposta che, ha ricordato il sindaco, era già stata avanzata un anno fa davanti alla stessa commissione parlamentare, senza ottenere risposte concrete. Oggi, con l’avvicinarsi dell’esaurimento delle scorte, la questione diventa ancora più urgente. Il quantitativo di coils annunciato dai commissari rappresenta infatti soltanto una soluzione temporanea, mentre per garantire la sopravvivenza industriale dello stabilimento occorre un piano strutturato di approvvigionamenti e ordini, con una prospettiva almeno di medio termine.
Un altro tema affrontato dal primo cittadino riguarda gli ammortizzatori sociali. La copertura prevista dal decreto fino al prossimo giugno è stata giudicata insufficiente rispetto alla durata prevedibile della crisi. Muliere ha quindi chiesto al Governo di programmare fin da subito strumenti di tutela per un periodo più lungo, estendendo inoltre la copertura completa anche ai lavoratori delle imprese dell’indotto, che rischiano di subire pesantemente le conseguenze del rallentamento produttivo.
Nel suo intervento il sindaco ha affrontato anche il tema delle risorse destinate al rilancio economico dei territori interessati dalla crisi. In riferimento all’articolo 6 del decreto, relativo ai contratti di sviluppo, ha confermato la disponibilità del Comune di Novi Ligure a collaborare con la Regione Piemonte per individuare le modalità di utilizzo dei finanziamenti. Ha però chiesto di eliminare il divieto di destinare tali risorse alle infrastrutture, considerate uno strumento fondamentale per sostenere la ripresa economica e favorire nuovi investimenti.
Particolare attenzione è stata riservata anche al coordinamento istituzionale. Muliere ha sottolineato l’importanza del tavolo di crisi permanente costituito tra Piemonte e Liguria, con il coinvolgimento degli enti locali e delle organizzazioni sindacali, per mantenere alta l’attenzione sulla situazione degli stabilimenti del Nord Italia.
Sul futuro della siderurgia pesa inoltre la recente decisione della Corte di Cassazione relativa agli impianti di Taranto, che aggiunge ulteriori elementi di incertezza a una crisi già estremamente complessa.
Secondo il sindaco, tuttavia, le difficoltà dello stabilimento pugliese non possono tradursi in una paralisi prolungata dell’intera filiera produttiva. Gli stabilimenti dell’area a freddo devono essere messi nelle condizioni di continuare a lavorare, anche ricorrendo a forniture esterne di acciaio.
Il messaggio portato da Novi Ligure in Parlamento è dunque quello di non limitarsi alla gestione dell’emergenza occupazionale, ma di intervenire sulle condizioni necessarie per mantenere attiva la produzione. Per Muliere, garantire il funzionamento degli stabilimenti di Novi Ligure, Cornigliano e Racconigi non rappresenta soltanto una questione locale, ma una priorità industriale per l’intero Paese.
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