Martedì 8 aprile ho assistito alla conferenza riepilogativa di quella che è stata l’evoluzione urbanistica di Novi Ligure attraverso gli anni ’70 e ’90. Conferenza tenuta magistralmente dall’onorevole Mario Lovelli, nella prestigiosa sala della biblioteca, all’interno del programma dell’eccellente organizzazione di Unitre di Novi Ligure.

È talmente noto che è superfluo elencare tutti i meriti e i titoli dell’onorevole Mario Lovelli e la storia della sua continua ascesa. È, senza ombra di dubbio, un personaggio di notevole talento politico, sempre pronto e attento a cogliere, con sorprendente sensibilità, gli umori dell’opinione pubblica. In sintesi, un professionista della politica che, come tale, ha saputo offrire una cronistoria precisa e completa dell’evoluzione urbanistica, con l’efficace oratoria che gli è congeniale.

Non ha tralasciato nemmeno una sintesi a partire dalla fine della guerra: dai danni subiti, al fenomeno dell’immigrazione e alla conseguente ricostruzione. Personalmente, gli ho sempre riconosciuto questa qualità, unita a una notevole capacità di ascolto. Ascolto che gli consente di valutare fatti e circostanze in relazione al consenso, in modo da realizzare decisioni e programmi condivisi, con sicura autorevolezza all’interno della propria maggioranza.

Ma non voglio entrare nel merito dell’elaborazione della conferenza, come già detto: condotta magistralmente.

Mi limito a riportare una breve sintesi, tratta direttamente dall’intervento dell’oratore, sull’evoluzione del percorso urbanistico, a beneficio di quei lettori che non erano presenti e che non sono particolarmente edotti in materia: «Il mio sarà un excursus attraverso immagini e documenti sulla trasformazione urbana di Novi Ligure fra gli anni ’70 e ’90, con una essenziale premessa storica.
Si tratta di analizzare un periodo che ha i caratteri del passaggio d’epoca, per almeno due motivi. Si esce dalla fase postbellica, dedicata alla ricostruzione e trainata da un boom economico e demografico, senza una regolamentazione urbanistica stringente.
Si entra in una fase programmatoria, attraverso l’elaborazione di due piani regolatori a partire dal 1966. Anzi, il secondo, nel 1986, è la variante generale del precedente e si inserisce in un quadro socio-economico in profonda trasformazione, caratterizzato dal declino del “vecchio” modello industriale.
La nostra caduta del muro è perciò quella che si concretizza negli anni ’90, quando l’area ex Ilva rientra nella disponibilità della città per usi culturali, residenziali e commerciali, e con una nuova viabilità urbana. Tre decenni indubbiamente di grande trasformazione per la città.»

Una sintesi esaustiva, che mette in luce le pregevoli realizzazioni, in particolare l’integrazione nel tessuto cittadino dei nuovi flussi e della ripresa economica, che contribuì al cosiddetto miracolo italiano. Ripresa dovuta all’afflusso di immigrati e al conseguente aumento della popolazione, fino a superare le 32.000 unità.
Non vanno comunque dimenticati i predecessori: i compianti Mario Angeli e Armando Pagella, personaggi indimenticabili. Ho trascorso due mandati con l’allora sindaco Mario Lovelli, dal 1995 al 2004, periodo durante il quale non potei fare a meno di ammirarne la capacità di gestire il consiglio comunale: dai banchi dell’opposizione nel primo mandato, e dalla stessa maggioranza nel secondo. Devo convenire che, per incidere nelle assise politiche, si devono necessariamente possedere notevoli capacità persuasive e autocontrollo.

Qualità indispensabili per ottenere consenso. E senza consenso non si riesce a concludere nulla, anche se si hanno buone idee e buoni propositi.

Sono sempre stato convinto, e purtroppo lo sono tutt’ora, che il faro della politica debba essere quello di illuminare un percorso, con una visione proiettata in prospettiva temporale, per indirizzare la comunità verso un’evoluzione socio-economica di benessere e progresso. Un contesto di progresso al quale si spiana la strada predisponendo o cogliendo le condizioni contingenti che si presentano, in un quadro più ampio.

In tale prospettiva, avevo sposato la causa dello spostamento della stazione al basso Pieve.

Immaginavo una stazione di bacino, che collegasse la nostra città ai maggiori centri e permettesse l’eliminazione della linea ferroviaria che oggi divide in due Novi: ciò ci avrebbe messo a disposizione tantissimo spazio edificabile.
Avremmo potuto armonizzare il contesto urbano, eliminando sottopassi e sbarramenti.

Certo, era un progetto ambizioso, difficile da far accettare alla maggioranza, come non è facile realizzare un sottopasso, una tangenziale o insistere per uno scalo che risulta tagliato fuori dai grandi progetti di stoccaggio e distribuzione. Successivamente, accarezzai l’idea che sarebbe stato evolutivo, per la città, realizzare nell’area dell’ex Ilva la “città degli studenti”.

Nel tempo, concentrare tutte le attività scolastiche della nostra comunità in un unico luogo, con strutture moderne, attrezzature all’avanguardia, attività sportive annesse e magari un ramo distaccato universitario. Avere una visione futuristica non è solo fantasia, ma anche un modo razionale di indirizzare il progresso.

Eccedere con i supermercati è solo un modo per incentivare consumi superflui. Sono entità che, nel prossimo futuro, tenderanno a essere sostituite da un sistema distributivo diverso, più tecnologico, di cui abbiamo già qualche esempio attuale.

Certo, sarebbe stato tutt’altro che facile trovare le risorse necessarie; ma se l’idea convince, tutto diventa possibile. E soprattutto, la città avrebbe potuto dotarsi di un sistema scolastico e di collegamenti diretti con strutture e infrastrutture di prim’ordine, facendone un’aggregazione di bacino.

Per il futuro, sarà inevitabile che i comuni si raggruppino in entità amministrative.


Ti è piaciuto questo articolo? Offrici un caffè con Ko-Fi

Segui il moscone su Telegram per ricevere una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo articolo https://t.me/ilmoscone

Visited 1 times, 1 visit(s) today
WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

Contact Us