Ogni anno, puntuale come l’influenza stagionale, torna la più longeva operazione di disinformazione della storia occidentale: far credere ai bambini che un signore barbuto, vestito di rosso, entri di notte nelle case per consegnare regali, dopo aver parcheggiato una slitta sul tetto senza permesso edilizio. Un’illusione collettiva talmente radicata da essere difesa con zelo quasi istituzionale da genitori, nonni, maestre e – dettaglio non trascurabile – commercianti.

L’usanza è nota: per settimane i bambini vengono istruiti a comportarsi bene perché «Babbo Natale ti guarda». Un sistema di sorveglianza ante litteram che Orwell, al confronto, sembra un dilettante. Nessun Garante della privacy, nessuna informativa sul trattamento dei dati comportamentali dei minori, eppure tutti zitti: è Natale, non facciamo polemica.

La narrazione è perfetta. Babbo Natale è buono, generoso, lavora una notte sola all’anno e non chiede straordinari. Produce regali in serie con una filiera che nessuno ha mai verificato, vola senza autorizzazioni ENAC e accede alle abitazioni violando ogni norma su domicilio e sicurezza. Eppure nessun bambino si pone il problema. Gli adulti sì, ma solo quando devono spiegare perché lo stesso Babbo Natale, magnanimo con il figlio del vicino, ha portato al proprio un regalo leggermente meno costoso. In quel caso la colpa è sempre del solito criterio opaco: «Non sei stato abbastanza buono».

A rendere il tutto ancora più interessante è l’origine stessa della figura di Babbo Natale così come la conosciamo oggi. Il vecchio barbuto, panciuto, vestito di rosso con bordi bianchi non è una tradizione millenaria, ma il frutto di una geniale operazione di marketing. Negli anni Trenta del Novecento fu una campagna pubblicitaria della Coca-Cola a fissarne definitivamente l’aspetto nell’immaginario collettivo: sorridente, rassicurante, bonario, perfettamente coordinato con i colori del marchio. Prima di allora Babbo Natale aveva sembianze variabili, talvolta austere, talvolta persino inquietanti. Insomma, la più grande favola per bambini nasce, in realtà, da uno spot.

Dalle nostre parti, fino a non molto tempo fa, i regali li portava Gesù Bambino. Era sempre una frottola, ma per lo meno si ispirava alla religione, non alla pubblicità commerciale.

Il momento della verità arriva inevitabile. Prima o poi qualcuno rovina la festa: un compagno di scuola più grande, un cugino cinico, o Google. È lì che il bambino scopre che per anni gli adulti di riferimento gli hanno raccontato una colossale frottola. Lo shock non è tanto scoprire che Babbo Natale non esiste, quanto rendersi conto che mamma e papà, quelli delle grandi lezioni sulla sincerità, hanno mentito con una naturalezza disarmante. Un ottimo allenamento, va detto, per la vita adulta.

I difensori della tradizione spiegano che «è una favola», «serve a sognare», «tutti ci siamo passati». Vero. Ma anche tutti abbiamo preso la varicella, e non per questo la consigliamo come esperienza formativa. Il punto non è togliere la magia al Natale, ma chiedersi se sia davvero necessario fondarla su una messinscena collettiva degna di una spy story, con biscotti lasciati sul tavolo come prove fasulle e campanelli agitati di nascosto per simulare presenze sovrannaturali.

Forse il vero miracolo natalizio sarebbe dire ai bambini la verità: i regali arrivano perché qualcuno lavora, risparmia, sceglie e decide di fare un dono. Non perché un testimonial pubblicitario scenda dal camino, ma perché esiste una rete di affetti, responsabilità e – sì – anche di sacrifici. Meno fiaba, più realtà. Meno Babbo Natale, più adulti coerenti.

Ma tranquilli: nessuna rivoluzione è prevista. Anche quest’anno Babbo Natale passerà, i bambini dormiranno con un occhio aperto e gli adulti continueranno a recitare la loro parte. Del resto, smontare una tradizione è difficile. Soprattutto quando è così comoda.

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Di Grinch

2 pensiero su “Babbo Natale: la prima grande fake news dell’infanzia”
  1. La vostra generazione ha rovinato questo Paese e adesso chiedete ai bambini il giorno di Natale di non credere a Babbo Natale? Ma siamo seri?

  2. Certo che vivete proprio male. Pure con Babbo Natale ve la prendete. Povero mondo…

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