Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 si chiude con la bocciatura della riforma a livello nazionale. Con un’affluenza del 56,87%, il No si impone con 14.457.263 voti pari al 53,74%, mentre il Sì si ferma a 12.444.507 voti, pari al 46,26%.
Un risultato netto sul piano italiano, che però trova una significativa controtendenza in provincia di Alessandria, dove il Sì risulta complessivamente prevalente.
Il dato provinciale segna infatti un 52,51% per il Sì contro il 47,49% per il No, delineando un orientamento opposto rispetto al quadro nazionale.
Entrando nel dettaglio dei principali centri zona, emerge con chiarezza una geografia del voto articolata ma con una prevalenza del Sì nei poli principali del territorio:
- Tortona è il centro dove il Sì ottiene il risultato più alto, con il 56,07%, staccando nettamente il No (43,93%);
- Valenza segue con un 57,00% di Sì, confermandosi tra i territori più favorevoli alla riforma;
- Casale Monferrato registra un 53,15% di Sì;
- Alessandria città si attesta al 51,38% di Sì, con un margine più contenuto ma comunque significativo;
- Acqui Terme mostra un risultato molto equilibrato, con il Sì al 50,90%.
Due realtà si distinguono invece in modo netto per un orientamento opposto:
- Novi Ligure, uno dei centri più rilevanti della provincia, vede prevalere il No con il 52,49%, invertendo il trend provinciale;
- Ovada esprime il dato più marcato in favore del No, che raggiunge il 58,82%, configurandosi come il territorio più contrario alla riforma nell’Alessandrino.
Il quadro che emerge è quello di una provincia spaccata, ma con una prevalenza del Sì trainata soprattutto dai centri zona più popolosi e strutturati come Tortona, Valenza, Casale e il capoluogo. Allo stesso tempo, il risultato di Novi Ligure e soprattutto di Ovada segnala la presenza di aree territoriali dove il consenso alla riforma non ha attecchito.
Il confronto tra dato nazionale e locale restituisce così una fotografia politica interessante: mentre l’Italia nel suo complesso respinge la riforma, una parte significativa dell’Alessandrino si esprime in senso opposto, confermando dinamiche territoriali differenziate e tutt’altro che uniformi.

Queste le reazioni politiche che sono giunte in redazione:
Mara Scagni e Marco Balossini, Comitato per il No: I cittadini si sono ripresi la democrazia. Questo voto difende la divisione dei poteri, evita che il governo possa controllare la magistratura, dimostra che i cittadini italiani hanno profonde radici democratiche ed altrettanto profonda dignità. La manutenzione della Costituzione è una necessità, di fronte al tempo che cambia le cose, ma non sono negoziabili i principi fondamentali che ci vedono tutti uguali davanti alla legge. Oggi si capisce benissimo che la partecipazione è libertà: siamo tornati al voto anche grazie all’impegno dei comitati, nati dalla società civile, che hanno dato un senso nuovo al rapporto tra cittadini ed istituzioni. Crediamo che sia necessario vivere questo momento di nuova resistenza così come fu il 25 aprile del 1946: come l’inizio di un percorso che ha costruito nel dialogo tra diversi le regole della democrazia. Abbiamo l’opportunità di farlo, liberando le dinamiche della politica dai loro riti consunti, quelli che hanno condotto al distacco dalle urne, e riempiendole del significato che diedero i costituenti: vogliamo giustizia e libertà. E possiamo ottenerle dando piena attuazione alla Carta Costituzionale: abbiamo iniziato col riprenderci il voto; ora avanti con la partecipazione responsabile alla vita della democrazia. Un nuovo inizio, sì. Si può e si deve fare.
Luca Patelli, capogruppo Pd Novi Ligure: “I risultati del referendum di questo fine settimana parlano chiaro: l’Italia ha scelto di proteggere l’indipendenza della magistratura e l’equilibrio dei poteri previsto dalla nostra Costituzione. Il NO ha vinto nel merito, ma a vincere è stata soprattutto la Democrazia. Contro ogni previsione di disinteresse e contro chi sperava in un Paese rassegnato, il dato dell’affluenza (quasi il 59%) è una risposta straordinaria. I cittadini hanno dimostrato che quando si toccano i pilastri della nostra Repubblica, la partecipazione resta l’argine più forte. Ho sostenuto più volte a chi me lo ha chiesto che questa riforma avrebbe indebolito le tutele dei cittadini: oggi le urne ci dicono che questa consapevolezza è diffusa e profonda. Ora si riparta da qui: non da prove di forza contro la Costituzione, ma da riforme condivise che migliorino davvero la vita delle persone”.
on. Federico Fornaro, del Partito Democratico: “La maggioranza degli italiani hanno detto con chiarezza che la costituzione non si cambia a colpi di maggioranza senza accettare il confronto parlamentare con le opposizioni e non si può mettere in discussione il principio fondante dell’indipendenza della magistratura e della separazione dei poteri. E’ stata sconfitta l’arroganza della destra e ha vinto la Costituzione e la difesa dello spirito dell’articolo 138. Hanno vinto i tanti giovani che oggi con più forza ci chiedono di attuare la Costituzione per un paese migliore e più accogliente per le giovani generazioni”.
Alberto Deambrogio, segretario regionale di Rifondazione Comunista per il Piemonte: «La vittoria del NO è un risultato determinante per battere l’ipotesi del governo un progetto che ci avrebbe spinto rapidamente verso il modello statunitense, dove l’autonomia della magistratura è talmente compressa da non poter sanzionare nemmeno le nefandezze del Presidente. Abbiamo sventato il rischio di una giustizia asservita al potere politico».
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