La decisione di Syensqo di interrompere la produzione di C6O4 nello stabilimento chimico di Spinetta Marengo segna un passaggio importante nella lunga vicenda dell’inquinamento da PFAS nella Fraschetta. Una notizia accolta positivamente da Alleanza Verdi e Sinistra, che tuttavia avverte: la cessazione della produzione di una singola sostanza non risolve il problema della contaminazione ambientale accumulata nel corso dei decenni.
Intanto si avvicina un’altra data significativa: lunedì 16 novembre prenderà il via al Tribunale di Alessandria il processo per disastro ambientale a carico di due ex dirigenti Solvay. Per l’occasione, associazioni, comitati e cittadini riuniti nella mobilitazione «Ce l’ho nel sangue» hanno organizzato un presidio davanti al Palazzo di Giustizia, a partire dalle ore 9.30, mezz’ora prima dell’inizio dell’udienza.
A commentare la decisione di Syensqo sono Alice Ravinale, capogruppo di AVS in Consiglio regionale, Eugenio Spineto, segretario provinciale di Sinistra Italiana, e Raoul Oliva, co-portavoce provinciale di Europa Verde.
Secondo i tre esponenti politici, la cessazione della produzione di C6O4 dimostra che è possibile modificare i processi industriali senza dover necessariamente contrapporre la tutela della salute alla presenza delle attività produttive.
La soddisfazione, però, si accompagna alla richiesta di interventi più incisivi. A Spinetta Marengo rimangono aperte le questioni della presenza di altre sostanze perfluoroalchiliche, della bonifica delle aree contaminate e della tutela sanitaria della popolazione esposta.
AVS chiede quindi di superare l’approccio che prevede interventi sulle singole sostanze, puntando invece alla messa al bando dell’intera famiglia dei PFAS, accompagnata da una transizione industriale che salvaguardi l’occupazione e non scarichi i costi sui lavoratori e sulle comunità locali.
«Ricerca e innovazione devono servire a eliminare e sostituire le sostanze inquinanti, non a renderle accettabili», sostengono i rappresentanti della coalizione, ringraziando i comitati e le associazioni che negli anni hanno mantenuto alta l’attenzione sulla contaminazione.
La questione ambientale si intreccia ora con quella giudiziaria. Il 16 novembre inizierà infatti il processo nei confronti di due ex dirigenti Solvay, chiamati a rispondere dell’accusa di disastro ambientale. Sarà il procedimento giudiziario ad accertare le eventuali responsabilità penali.
Il movimento «Ce l’ho nel sangue» annuncia una mobilitazione davanti al Tribunale di Alessandria per chiedere giustizia, bonifiche e maggiori garanzie sanitarie per chi vive e lavora nella Fraschetta.
«La nostra salute vale di più dei loro profitti», affermano gli organizzatori, denunciando i ritardi negli interventi di risanamento e la mancanza, a loro giudizio, di risposte adeguate da parte delle istituzioni.
Tra le richieste avanzate figurano lo stop alla produzione e all’utilizzo di tutti i PFAS, la bonifica integrale delle aree contaminate, un programma di tutela sanitaria della popolazione e la pubblicazione dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA), per conoscere le prescrizioni e i limiti imposti allo stabilimento.
Il presidio del 16 novembre vuole dunque rappresentare non soltanto un momento di attenzione verso il processo, ma anche un’occasione per rilanciare le rivendicazioni ambientali e sanitarie del territorio.
La fermata della produzione di C6O4 rappresenta un primo risultato, ma non chiude la vicenda di Spinetta Marengo.Restano da affrontare la contaminazione storica, il futuro delle produzioni chimiche, la tutela dei lavoratori e le conseguenze dell’esposizione agli inquinanti sulla popolazione.
Questioni che, al di là dell’esito del procedimento giudiziario, continueranno a chiamare in causa le responsabilità delle aziende e delle istituzioni nella gestione di uno dei più delicati problemi ambientali della provincia di Alessandria.
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