La lettura delle notizie diffuse dai quotidiani sui venti che spirano oltre i nostri confini, nonché le considerazioni e previsioni meteo su di essi, mi ha fatto tornare in memoria i pensieri e le riflessioni che affollarono la mia testa durante un’immersione subacquea.

Per chi non lo ricordasse, sono un subacqueo novese che per passione effettua ed insegna a compiere immersioni profonde.

Non tutti sono subacquei, non tutti i subacquei potrebbero conoscere l’immersione a cui farò riferimento, utile un prologo per contestualizzare quanto seguirà.
L’immersione era l’esplorazione del relitto di un Focke-Wulf 58C, aereo bimotore della Luftwaffe tedesca affondato nella primavera del ’44 nel Lac du Bourget in Francia che giace a circa 110 metri di profondità.
Si tratta di un’immersione complessa non solo per la profondità, mandatoria la gestione della logistica, la protezione termica per temperatura dell’acqua a circa 6°, i profili decompressivi dovuti all’altitudine, l’acqua nera come la notte che può disorientare, il fondale composto da finissimo limo a cui basta una lieve perturbazione per alzarsi ed azzerare la visibilità e non ultime le procedure di sicurezza da applicare in lago.
Il relitto è conficcato verticale con il muso sul fondo fino quasi al cockpit e la prima sezione che si incontra scendendo è la coda a circa 98 metri di profondità: tra la superficie ed il relitto il nulla nel buio assoluto.
Grazie alla bassa aggressività dell’acqua dolce e la ridotta temperatura, sul rivestimento in tela cerata che ricopre ancora la coda e parte della carlinga, sono ancora ben visibili i simboli e le scritte in teutonico originali dell’epoca.
La visione di quell’aereo non fu semplicemente di una macchina bellica e dell’ingegno umano mal indirizzato, ma risvegliò in me la consapevolezza di ciò che rappresentò quel periodo e l’impotenza di essere davanti ad un pezzo di storia e la triste teatralità che porta con sé.
Sebbene non compromisero l’appetito per cena, pensieri ed emozioni risvegliati durante l’immersione, uniti ai ricordi di racconti d’infanzia, mi resero inquieto per il resto della giornata.
Si dice che scrivere è mettere alla prova un pensiero, alleggerisca il carico mentale, costringa a dare una forma logica e geometrica a idee e pensieri trasformando il vago in concreto e faciliti a sviluppare un pensiero critico a supporto della memoria: così provai a fare.
Arrivata sera, le rotelline della testa erano ancora troppo rumorose, non riuscivo a prendere sonno ed in piena notte mentre i miei compagni russavano sonoramente, aprii il mio laptop e scrissi quanto segue: avevo bisogno di dare “forma geometrica” ai pensieri nella testa.

“Oggi giornata intensa, ma sono ancora sveglio e non riesco a prendere sonno per le tante emozioni che mi riempiono la testa di pensieri benché sia arrivata la notte ed i miei soci ormai stanno già disboscando la foresta amazzonica armati con potenti Husqvarna e Stihl con a capo niente meno che un Rolls-Royce V12 che equipaggiava il glorioso Spitfire: ovviamente chi ha origini nobili non può che essere assimilato ad un motore di sua maestà.
Il lago per me è un contesto insolito, ma non è l’acqua dolce del Lago di Bourget che ha fatto la differenza, avevo intorno i buddies che, senza togliere meriti a nessuno, secondo me sono tra i migliori al momento che si possono trovare in acqua. Mi è stato insegnato che un buddy in qualunque momento e per qualsiasi motivo è il mio cervello di scorta, mi perplime come anch’io possa essere considerato tale da chi mi ha accanto, ma su questo dubbio meglio non investigare, se scoprissi la verità potrei anche rimanerci male.
Dato un ultimo sguardo alle montagne che incastonavano il lago, ho atteso l’OK del team ed ho scaricato il BCD iniziando così la discesa prima nel verde intenso poi nel nero assoluto, un buio che al mare si potrebbe avere solo in una notturna senza luna in cielo.
La discesa è durata qualche minuto, decine e decine di metri adiacenti alla cima di riferimento che via via diventava sempre meno visibile e nonostante tutti avessimo potenti torce accese, il buio la divorava.
Dopo aver fatto un check visivo del buddy, ed accertato fosse in comfort, mi sono riposizionato, guardando dalla parte opposta è comparsa inaspettata la coda di uno dei relitti che almeno una volta nella vita bisogna vedere, il Focke-Wulf 58C, per gli amici FW58C.
Sebbene suggestivo ed interessante, non sono rimasto colpito dal relitto in sé, ma dal simbolo che a distanza di ottant’anni è ancora visibile e nitido e rappresenta forse in modo univoco questo relitto, per un istante mi ha rubato la mente.
Nelle culture in cui è nato, e continua ad essere presente ha significati positivi sia destroso o sia sinistroso, unione, creazione, purificazione, ma la memoria storica con cui la nostra cultura europea lo ricorda assegna ad esso un altro significato.
Pur non trattandosi del primo relitto tedesco della WWII, non ho mai trovato alcuna svastica ancora visibile, nessun UJ, o meglio U-Boot Jäger, cacciasommergibili, così come l’U-455 o l’Heinkel 111 hanno più simboli che risalgono alle livree di guerra dell’epoca perché ormai il mare ha colonizzato le strutture.
Vederla in modo inatteso ha immobilizzato i miei pensieri e fatto partire il mio cuore per qualche istante, una reazione sconvolgente, terrificante come se avessi incontrato uno spettro, lo spettro che viveva nei ricordi dei miei vecchi.
I racconti di mio padre che, vivace adolescente, sfuggì ad un rastrellamento ma non ad una raffica di MP40, si nascose tra i boschi con un proiettile nella coscia e per settimane fu dato per morto, le botte prese dal nonno paterno perché indicato da “amici del paese” che aveva aiutato/coperto alcuni degli ufficiali inglesi fuggiti dalla Fortezza di Gavi in seguito ricatturati, mio zio che rifiutandosi di entrare nelle file repubblichine scelse di vivere da “invisibile”, a Genova mio nonno materno che, tracciatore navale, veniva ospitato Full-Board con indennizzo a bastonate presso i cantieri in porto quando c’erano da eseguire riparazioni ad imbarcazioni del reich danneggiate.
Eventi ascoltati da bambino, racconti di vita di chi ha vissuto e sofferto nel terrore, con l’incubo quotidiano di quel simbolo che, sicuramente dentro di me stavo cercando, mi è comparso dinanzi senza preavviso.
Un simbolo significa nulla, come ho accennato prima può assumere tutti i significati che si vuole, ma per nostra memoria abbiamo assegnato ad esso l’accezione negativa di una filosofia ignorando che esso è nato per indicare altro.
Forse se fossimo un po’ più saggi, dovremmo tenere a mente più spesso di quel simbolo e non censurarlo, fare in modo che ci ricordi qualcosa di più importante: nell’ignoranza, chiunque può manipolare realtà, e anche filosofia, e diffonderla in termini negativi.
Per farla più semplice, un grullo come me potrebbe portare il paragone al vino: se non si ha cura e rispetto anche bottiglie di Barolo, Barbaresco o Amarone possono diventare aceto.
A chi mi ha seguito fino a qui, lascio la buona notte, domani sarà un’altra giornata intensa, meglio smettere di scrivere e cercare di riposare, proverò ad accendere il mio vecchio Piaggio P-XII radiale, con il suo rombo lento e potente avrà un SNR di almeno una trentina di dB sui rumori della foresta e, riducendoli al semplice ronzio di un insetto, dormirò senza problemi.”

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