«La situazione dell’acciaieria è al collasso sotto ogni punto di vista»: così i deputati del Partito Democratico Ubaldo Pagano e Vinicio Peluffo, capigruppo dem nelle commissioni Bilancio e Attività produttive della Camera, intervengono con toni duri sulla crisi dell’ex Ilva di Taranto, tornata drammaticamente sotto i riflettori dopo l’incidente avvenuto la scorsa settimana.
Secondo i due parlamentari, l’episodio non è che l’ennesima conferma del degrado strutturale dell’impianto: «La fabbrica cade a pezzi e ha bisogno di investimenti ingenti. Risorse che nessuno, al di fuori dello Stato, sarà disposto a mettere sul piatto».
Il timore dichiarato è che Taranto possa subire la stessa sorte di Bagnoli, lasciata a lungo in stato di abbandono dopo la dismissione industriale. Ancora più esplicito il riferimento all’esperienza con Arcelor Mittal, accusata di aver sfruttato l’acciaieria senza reali miglioramenti per gli impianti e per la comunità locale.
La richiesta è chiara: riportare l’ex Ilva sotto il pieno controllo pubblico, unica soluzione – secondo il Pd – per garantire investimenti, tutela ambientale e diritti dei lavoratori. «Deve essere lo Stato – proseguono Pagano e Peluffo – a dare tutte quelle garanzie, in termini di decarbonizzazione e salvaguardia dell’occupazione, che nessun altro può assicurare in questa fase critica».
Non manca infine un attacco diretto al ministro delle Imprese Adolfo Urso, accusato di inerzia e propaganda. E una condanna netta alla linea del governo, che secondo i due parlamentari avrebbe addirittura tentato di scaricare la responsabilità del fallimento su una presunta azione della Procura di Taranto, definita nel comunicato come una «fascistoide minaccia» inaccettabile.
«Ad oggi – concludono i deputati democratici – nulla di utile è stato fatto né per il presente né per il futuro dell’ex Ilva».
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