Eravamo alla fine del 2021 quando, proprio su queste pagine, scrissi un articolo dal titolo “Novi Lugubre? Lo sfogo di fine anno”, articolo che ricordo ebbe molte visualizzazioni, il più letto fino ad allora su Il Moscone.
Ricordo anche che pensai che il motivo di tale successo risiedesse nell’aver semplicemente dato parola all’amore per la mia città, risvegliando così i cuori di molti concittadini che, come me, amavano Novi e si ritrovavano nei sentimenti che esprimevo. Quelle parole erano rivolte agli amministratori della Giunta Cabella, ai quali domandavo se amassero la loro città, ritenendola una conditio sine qua non per governare.
Oggi siamo politicamente dalla parte opposta ma la condizione di Novi non può, purtroppo, dirsi migliorata, almeno dal punto di vista della cura della città e della sua vivibilità. Ora come allora non si tratta di colpe o di cattiva volontà, ma di responsabilità sì, questo è innegabile e sia chiaro che non sono qui per criticare l’operato dei nostri amministratori, sarebbe troppo facile farlo dal di fuori, non conoscendo né sperimentando le difficoltà insite nella gestione di una città come la nostra.
Ma la differenza non credo sia tra parti politiche, ma tra individui. Della Giunta di allora conoscevo poche persone e in quelle poche non riponevo alcuna fiducia, mentre ho profonda stima del nostro attuale Sindaco, che reputo persona autentica, onesta, e in molti rappresentati della Giunta.
Ma un Sindaco, per quanto capace e genuino nelle sue intenzioni e azioni, non può da solo gestire una città; ha bisogno di un gruppo altrettanto autentico che ha a cuore la qualità di vita dei suoi cittadini e che quindi è disposto a sostenerlo nella pianificazione e nella progettazione del presente e del futuro, sia a livello urbanistico che sanitario, culturale e artistico. E ha bisogno dei suoi cittadini, tutti, del loro amore per Novi, del loro impegno nel mantenere pulito e vitale il luogo in cui risiedono, perché nessuno di noi vive isolato su un monte e ogni gesto, azione, sulla città, coinvolge inevitabilmente tutti coloro che ci vivono.
Quindi, vedete, non si tratta di destra o sinistra, si tratta di persone, delle competenze richieste per fare quello che sono chiamate a fare, della capacità di riconoscere che se certe cose non si sanno fare, non si fanno o si chiede aiuto, perché altrimenti ne risente la città. E si tratta, soprattutto, di volontà. Chi amministra Novi, come qualsiasi altro centro, ha la Responsabilità di ciò che vi accade, le sue scelte hanno una ricaduta su tutti e non si può sempre trovare capri espiatori o negare le responsabilità. Io mi devo occupare di ciò che conosco, devo avere consapevolezza dei miei limiti e saper chiedere, ma soprattutto devo volerlo, perché è così che si fa squadra. E Novi ha bisogno non di persone giustapposte come monoliti nello spazio, individualiste e interessante al proprio orticello, ma di una squadra nella quale ognuna ha un ruolo e l’azione di uno si integra con quella dell’altro, amministratori e cittadini: “se con il talento si vincono le partite, è con il lavoro di squadra che si vincono i campionati” (Michael Jordan).
In quel 2021 terminavo l’articolo con la frase “Novi ha bisogno di amore”: ecco, io non credo che oggi la nostra città non sia amata da chi la governa, tutt’altro, e in questi quattro anni c’è stata sicuramente una crescita culturale importante. Pensiamo, ad esempio, alla rinascita del nostro Teatro, al progetto de Il Libro sul Comodino, nato proprio per coinvolgere i novesi, alle attività della Biblioteca ma anche a quelle del Circolo ILVA, così come alle aperture dei luoghi di interesse storico, tutte iniziative tese a raccogliere i cittadini intorno alla cultura, consci di quanto il sapere, la conoscenza, siano necessari al benessere personale, ma soprattutto a creare una coscienza critica che, converrete con me, oggi sempre più si tenta di mettere a tacere. E non posso non citare la risorta Consulta del Volontariato, che è la rappresentazione di ciò che intendo, un insieme di persone ognuna con la propria competenza messa a servizio dell’altro in modo gratuito, per unire le persone e diffondere quella cultura dell’aiuto, della cura dell’altro, che è vitale per l’evoluzione sana di tutti noi.
Allora cosa manca? Mancano panchine sulle quali sedersi a chiacchierare in Via Girardengo, magari con qualche postazione di lettura e scambio libri/giornali, o anche solo qualche spazio “no cellulare”; manca la pulizia di tutte le vetrine dei negozi sfitti, che affacciano sulle nostre vie centrali con serrande arrugginite e piene di ragnatele, e che rendono il passaggio in Via Roma un cammino di tristezza; manca un verde curato, soprattutto davanti al Teatro che non può aprire le sue porte sui tavolini di un bar, come se fosse un fondale disegnato; mancano i colori e il riempimento di spazi vuoti, pensiamo a Piazza Carenzi, rappresentazione della più totale desolazione.
Queste sono solo alcune delle cose che mi vengono in mente quando la mattina faccio le mie camminate per le vie della mia città. Amo Novi, non ho mai voluto spostarmi da qui ma è un po’ come quando ci si guarda allo specchio e improvvisamente si vede tutto il tempo vissuto solcare il proprio viso: noi invecchiamo e passiamo, Novi resta oltre il nostro tempo: varrebbe la gioia, non la pena, di renderla per sempre giovane.

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CONDITIO 😂😂 NON SI PUÒ VEDERE, SANGUINANO GLI OCCHI..CONDICIO SEMMAI. INUTILE SFOGGIARE IL LATINO SE NON LO SI CONOSCE.
Gentile Sig. Marco, mi auguro che il sanguinamento non le abbia causato un’eccessiva anemia, ne sarei dispiaciuta. Per quanto riguarda, invece, il suo commento, mi permetto di suggerirle di verificare prima di scrivere in questo modo poco educato, e di approfondire sul sito dell’Accademia della Crusca l’utilizzo della locuzione in oggetto.
Condivido in pieno quello che ho letto in questo articolo sono nato a novi ligure 60anni fa.. Sono cresciuto in questa cittadina molto bella e vivibile anni fa… Tanti locali tanti negozi, bella gente… Purtroppo questa cittadina sta morendo piano piano… Faccio un esempio : abbiamo un posto meraviglioso come il parco del castello. Mi ricordo da ragazzo che era un posto molto bello immerso nel verde. Ora purtroppo è un posto abbandonato a se stesso… Ed è lo specchio della attuale situazione di degrado che si vede camminando nelle vie del paese.. Purtroppo… È penso che andrà sempre peggio.. A me dispiace molto vedere questa situazione a mio avviso senza nessuna possibilità di miglioramento.. Quando andrò in pensione, a malincuore, andrò via da novi per sempre. Questa novi non mi appartiene più… È diventato tutto molto molto triste!!!!
Più lugubre che mai,la galleria Perelli è una latrina a cielo aperto e vige un degrado totale nella città. Terreno fertile per immigrati senza regole,ma con grande menefreghismo .
Condivido ciò che è stato scritto, non sono nata qui, ma ci sono arrivata nel 1968, e provenivo da Genova , ora ho 63 anni quindi posso ritenermi novese e la Novi che ho conosciuto io era molto diversa da oggi, c’erano tanti negozi in pieno centro, la gente era tutta “novese”….la città curata, d’estate tra la festa dell’unità e altre era viva.Ora se esci di sera è deserta, non voglio essere razzista, ma la maggior parte della popolazione è straniera e incute anche timore,aumentata la delinquenza è il degrado…..no questa non è più la Novi che ho conosciuto ,in cui sono cresciuta e dove attualmente vivo…..occorre fare qualcosa, questa città sta morendo e i cittadini novesi con Lei.
Non credo che “non si tratta di destra o sinistra”…la sinistra (che ha quasi sempre governato Novi, salvo rare eccezioni) ha precise responsabilità politiche se la situazione è arrivata a questo punto, inutile nascondersi dietro ad un dito. Il declino di Novi è molto simile e speculare al declino di Genova, cioè al declino delle partecipazioni statali, a causa dello smantellamento progressivo dell’IRI deciso dal sig. Prodi.
Condivido e faccio mie le osservazioni della signora.
Anche io penso che il governo della città a bisogno dell’aiuto dei cittadini e di persone capaci in comune.