Negli ultimi anni chi passeggiava in via Girardengo, poteva spesso notare nel dehor del caffè del Teatro un distinto signore seduto al tavolo che chiacchierava con gli amici, pochi sapevano chi era Giorgio Guastoni, macchinista ferroviere, colui che negli anni ’70 aveva ingaggiato in maniera quasi solitaria la battaglia ambientalista, in particolare per la bonifica del torrente Scrivia.
Il boom economico degli anni ‘60 se da una parte aveva portato sviluppo industriale, aumentando i posti di lavoro, aveva anche portato inquinamento delle acque del torrente Scrivia, le quali venivano utilizzate per circa il 90% in agricoltura per l’irrigazione dei prodotti agricoli, destinati all’alimentazione umana. Le cronache dell’epoca spesso riportavano proteste di cittadini dei Comuni che si affacciano lungo l’asta del torrente, denunciando anche la moria di pesci. Giorgio, con altri, ingaggiò una battaglia per trovare una soluzione al problema. Inizialmente il logo di quella iniziativa era la lisca di un pesce, che sintetizzava efficacemente il problema.
Giorgio aveva studiato a fondo i problemi e le leggi che in quegli anni erano emanate a livello regionale e nazionale che regolamentavano gli impianti irrigui, le canalizzazioni e la disciplina degli scarichi.
Con un paziente lavoro di sensibilizzazione dei Sindaci dell’asta dello Scrivia del versante piemontese, al fine di quel lungo lavoro, il 5 gennaio 1977, nacque il Consorzio di Bonifica del Bacino dello Scrivia (oggi AMIAS S.P.A. -Azienda Multiservizi Idrici ed Ambientali Scrivia), con sede a Novi Ligure, sancito da un Decreto del Presidente della Giunta Regionale del Piemonte. Lo scopo principale del Consorzio era la depurazione delle acque reflue civili e industriali dell’area, i comuni fondatori furono 18, tra cui Novi Ligure e Tortona, con l’obiettivo principale di depurare le acque reflue civili e industriali. Non aderirono ancora i Comuni del versante ligure, ma un bel passo avanti era stato fatto. Giorgio Guastoni fu, naturalmente, eletto Presidente del Consorzio.
Nella prima riunione dopo l’insediamento fu presentato il progetto esecutivo del primo lotto dei lavori per un costo previsto di 2 miliardi e 650 milioni di cui 2 miliardi e 100 milioni a carico della Regione. Per procedere celermente, dichiarò Guastoni nell’occasione, “è essenziale superare la visione municipalistica dello sviluppo a vantaggio del più ampio discorso della salvaguardia del territorio”. In questa ottica il Consorzio decollò, tra i primi in Italia.
Guastoni rimase Presidente del Consorzio, ininterrottamente dal 1977 fino al 1985 quando, per motivi di equilibri politici dovette lasciare l’incarico; il 12 maggio di quell’anno fu eletto Consigliere comunale di Novi, nella lista del Partito Comunista novese per le amministrative; si dimise il successivo 17 dicembre per motivi di salute.
Un grande insegnamento era contenuto in una delle sue prime dichiarazioni in cui parlava della gestione unitaria del Consorzio: “non può esserci un consorzio di sinistra o non di sinistra ma solo un consorzio che opera per risolvere i problemi degli abitanti”. Concetto che appare di grande attualità oggi.
Ora quella sedia al caffè del Teatro, rimarrà vuota. Ciao Giorgio.

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Come sempre robbiano è preciso nella sua ricostruzione del percorso di Giorgio Guastoni. IL suo stile sobrio gli impediscono di ricordare che la sostituzione di Giorgio alla presidenza del consorzio fu un pessimo esempio di lottizzazione della prima repubblica. Di cui si videro i risultati. Mi piace ricordare che Guastoni nelle sue battaglie si trovò sempre a fianco e a sostegno Armando Pagella, sindaco comunista di Novi. Questo in tempi in cui la consapevolezza ecologista non era ancora molto presente nel PCI.