C’è un’immagine che oggi colpisce più di qualsiasi statistica: un’estate che non finisce mai. Il titolo del film La lunga estate calda, interpretato da Paul Newman, sembra parlare direttamente al nostro presente. Non è soltanto il caldo soffocante che ogni anno supera nuovi record. È il senso di un’epoca in cui le emergenze si susseguono senza lasciare il tempo di respirare: incendi che divorano foreste, alluvioni che cancellano interi quartieri, guerre che seminano morte, famiglie che arrivano a fine mese con sempre maggiore fatica.

Non si tratta solo di una crisi climatica. È una crisi sociale, economica e democratica.

Per troppo tempo ci è stato ripetuto che il mercato avrebbe risolto ogni problema, che la ricchezza prodotta dai più forti sarebbe inevitabilmente ricaduta su tutti. La realtà racconta un’altra storia. Mentre una parte sempre più ristretta della popolazione concentra patrimoni immensi, milioni di lavoratrici, lavoratori, pensionati e giovani vedono restringersi i propri orizzonti. Lo stipendio perde valore, la casa diventa un lusso, il lavoro stabile un privilegio anziché un diritto.

L’Italia offre esempi dolorosamente concreti di questa deriva. La sanità pubblica, una delle conquiste più importanti della nostra Repubblica, vive una stagione di crescente difficoltà. Attendere mesi per una visita specialistica significa spesso rinunciare a curarsi oppure essere costretti a pagare di tasca propria. Così un diritto sancito dalla Costituzione rischia di trasformarsi, lentamente ma inesorabilmente, in un privilegio riservato a chi può permetterselo.

Anche il lavoro ha smesso, per molti, di essere una garanzia di dignità. La precarietà è diventata normalità, i contratti a termine si moltiplicano, i salari restano fermi mentre il costo della vita aumenta. Intere generazioni vivono senza poter progettare il futuro: comprare una casa, costruire una famiglia, immaginare una vecchiaia serena sembrano obiettivi sempre più lontani. Una società nella quale il lavoro non libera, ma rende insicuri, è una società che perde fiducia in sé stessa.

Nel frattempo il pianeta presenta il conto di decenni di sviluppo fondato sul consumo illimitato di risorse e sull’uso massiccio dei combustibili fossili. Le ondate di calore, gli incendi, la siccità e gli eventi meteorologici estremi non sono soltanto fenomeni naturali: sono il segnale di un equilibrio compromesso e di responsabilità politiche ed economiche rimandate troppo a lungo. Quando il profitto immediato prevale sulla tutela dell’ambiente, il prezzo finisce per ricadere sull’intera collettività, soprattutto sulle persone più vulnerabili.

La sinistra nasce proprio per affrontare queste contraddizioni. Non per alimentare lo scontro, ma per affermare un principio semplice e radicale: nessuno dovrebbe essere lasciato indietro. Difendere la sanità pubblica, investire nella scuola, garantire salari dignitosi, combattere la precarietà, rendere il sistema fiscale più equo, accelerare la riconversione ecologica e rafforzare i servizi pubblici non significa inseguire un’utopia. Significa dare concretezza all’idea costituzionale di uguaglianza.

Le grandi conquiste sociali non sono mai state un regalo. Sono nate dalle lotte dei lavoratori, dei sindacati, delle donne, di chi ha creduto che la libertà non possa esistere senza giustizia sociale. Ogni arretramento di quei diritti riguarda tutti, perché una società che accetta le disuguaglianze come inevitabili finisce per indebolire anche la propria democrazia.

La lunga estate calda del nostro tempo, allora, non è soltanto quella delle temperature record. È quella di un Paese e di un mondo chiamati a scegliere quale futuro costruire. Se quello in cui tutto ha un prezzo, persino la salute, il lavoro e la dignità delle persone. Oppure quello in cui il valore di una comunità si misura dalla capacità di proteggere i più deboli, di redistribuire opportunità e ricchezza, di consegnare alle nuove generazioni un pianeta vivibile e una società più giusta.

La speranza non nasce dall’attesa, ma dalle scelte collettive. Perché il caldo dell’estate prima o poi finirà. Le ingiustizie, invece, continueranno a bruciare finché non avremo il coraggio di cambiarle.

Robbiano Laura PRC 

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