Il comitato Ce l’ho nel sangue interviene sull’avvio della terza fase dell’indagine epidemiologica promossa dal Comune di Alessandria sugli effetti dell’inquinamento da PFAS, accogliendo positivamente ogni passo avanti nella conoscenza dell’impatto sanitario, ma esprimendo al tempo stesso forti perplessità sui limiti dello studio.

Secondo il comitato, dall’analisi delle informazioni diffuse emerge infatti che l’indagine sarà in grado di verificare l’eventuale presenza di un eccesso di mortalità nella popolazione e di individuare le principali patologie coinvolte, ma non potrà accertare il rapporto di causa-effetto tra l’esposizione ai PFAS e l’insorgenza delle malattie. Un obiettivo che, viene spiegato, richiederebbe studi molto più approfonditi e risorse che soltanto enti nazionali, come l’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero in grado di mettere a disposizione.

«Lo abbiamo sempre sostenuto: ogni passo avanti nella conoscenza dei danni provocati dai PFAS è importante», afferma il comitato. «Ma dopo sette anni di attesa ci troviamo ancora davanti a un percorso a metà. Mezze risposte, mezzi strumenti, mezze decisioni».

Per questo il movimento chiede che il tema venga affrontato con un livello di approfondimento maggiore. L’appello è rivolto al Comune di Alessandria, alla Regione Piemonte e al Ministero della Salute affinché sollecitino il coinvolgimento diretto dell’Istituto Superiore di Sanità e finanzino uno studio capace di stabilire se esista un nesso tra contaminazione e patologie riscontrate nella popolazione.

«Non chiediamo miracoli – sottolinea il comitato – ma che, se davvero la salute pubblica è una priorità, si vada fino in fondo». L’obiettivo, spiegano gli attivisti, non è soltanto quantificare il numero delle persone che si ammalano, ma comprendere le cause delle malattie che da anni interessano il territorio.

Nel comunicato il comitato ribadisce infine che la Fraschetta «non può continuare a essere il territorio degli studi incompleti, delle promesse mancate e delle responsabilità scaricate da un ente all’altro», auspicando che questa possa essere l’occasione per avviare un’indagine scientifica definitiva.

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Di Moscone

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