La rinuncia a 4,4 milioni di euro di finanziamenti del PNRR apre nuovi interrogativi sul futuro di 5 Valli Servizi, la società pubblica con sede a Monleale che gestisce la raccolta e il trasporto dei rifiuti in 37 Comuni del Tortonese, della Val Borbera e dell’Arquatese. Un servizio essenziale che interessa decine di migliaia di cittadini e che negli ultimi anni è stato segnato da una profonda crisi economico-finanziaria.
Costituita nel 2006 e operativa dal 2007 su affidamento del Consorzio Servizi Rifiuti (CSR), 5 Valli Servizi si occupa della raccolta differenziata, del trasporto dei rifiuti, della gestione dei centri di raccolta e di altri servizi di igiene urbana. Per superare le difficoltà economiche, la società aveva avviato un percorso di risanamento che trovava uno dei suoi punti qualificanti negli investimenti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Amministratore della società è il leghista Paolo Caviglia.
Nel 2023 erano infatti stati assegnati circa 4,4 milioni di euro destinati a modernizzare il servizio attraverso nuovi sistemi di raccolta, cassonetti intelligenti, digitalizzazione e nuove attrezzature. Dopo le iniziali difficoltà nel rispettare il cronoprogramma, il Ministero aveva concesso una revisione dei tempi e il progetto sembrava poter proseguire.
A sorpresa, però, nei mesi scorsi 5 Valli Servizi ha comunicato al CSR la rinuncia ai finanziamenti, motivandola con persistenti problemi di liquidità. Una decisione che ha indotto il Consorzio a convocare un confronto con la società e con i Comuni interessati per capire quali saranno ora le prospettive del servizio.
La vicenda si inserisce in un contesto già delicato. Nel gennaio 2025 il Comune di Volpedo, su iniziativa della sindaca Elisa Giardini, ha deliberato l’uscita da 5 Valli Servizi, contestando la qualità del servizio, i costi sostenuti dai cittadini e le difficoltà economiche della società. Una scelta che aveva rappresentato un primo campanello d’allarme all’interno della compagine dei Comuni soci.
Ora la rinuncia ai fondi europei rende inevitabili alcune domande. Perché una società che aveva ottenuto un finanziamento così importante ha deciso di rinunciarvi? In che modo ora si realizzeranno gli investimenti previsti per far funzionare il servizio? E soprattutto, quali conseguenze potranno esserci per i Comuni e per i cittadini?
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