Un piano industriale credibile, forniture immediate per scongiurare il blocco della produzione, tutela dei lavoratori e un ruolo più incisivo dello Stato nella gestione della crisi siderurgica. Sono queste le principali richieste contenute nell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio comunale aperto di Novi Ligure, riunito nella serata di lunedì 26 ottobre al Museo dei Campionissimi per discutere del futuro dello stabilimento ex Ilva.
Particolarmente significativa la partecipazione del pubblico: circa 400 persone hanno affollato il Museo dei Campionissimi, a testimonianza di quanto la crisi dell’ex Ilva sia sentita dalla comunità novese. Una presenza numerosa, composta da lavoratori, familiari e cittadini, che ha dato ulteriore peso alla richiesta di risposte concrete sul futuro dello stabilimento. La grande partecipazione ha confermato come la vertenza non riguardi soltanto i dipendenti dell’acciaieria, ma rappresenti una questione centrale per il futuro economico e sociale dell’intero territorio.
Una seduta che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, parlamentari, esponenti politici e organizzazioni sindacali, alla vigilia del nuovo incontro convocato a Palazzo Chigi per oggi, 27 ottobre, dal quale sono attese risposte sul destino di Acciaierie d’Italia.
Oltre al sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere, hanno preso la parola Maurizio Cantello, segretario provinciale della Fiom Alessandria; Marco Ciani, segretario generale della Cisl Alessandria-Asti; Alberto Pastorello, segretario generale della Uilm Alessandria, e Stefano Messere, della segreteria RSU dell’ex Ilva di Genova.
Per le istituzioni sono intervenuti Enrico Bussalino, assessore della Regione Piemonte; i deputati Federico Fornaro del Partito Democratico, Riccardo Molinari, presidente del gruppo parlamentare Lega Salvini Premier alla Camera, e Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle, oltre all’europarlamentare pentastellato Gaetano Pedullà.
Sono inoltre intervenuti Otello Marilli, in rappresentanza del circolo del Partito Democratico di Novi Ligure, e Rita Rossa, della segreteria regionale del Pd piemontese.
Al centro della discussione la situazione sempre più preoccupante dello stabilimento novese, dove la nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria riguarda 515 lavoratori su 542 dipendenti. Numeri che fotografano la gravità della crisi e il rischio di una progressiva paralisi produttiva, con conseguenze che vanno ben oltre i cancelli della fabbrica, coinvolgendo le famiglie dei lavoratori, le imprese dell’indotto e l’intera economia del territorio.
Il problema più urgente è quello degli approvvigionamenti. Le difficoltà produttive dell’area a caldo di Taranto hanno compromesso la regolarità delle forniture di semilavorati agli stabilimenti del Nord. Per Novi Ligure, secondo quanto emerso dai recenti incontri istituzionali, si profila il rischio di una prolungata interruzione delle lavorazioni, con una possibile ripresa soltanto nel febbraio 2027.
Una prospettiva giudicata incompatibile con la necessità di salvaguardare clienti, commesse e professionalità. Il Consiglio comunale chiede quindi al Governo e ai commissari straordinari un programma operativo scritto, con indicazioni precise sulle scorte disponibili, sui quantitativi di materiale in arrivo, sulle date di consegna, sulle linee produttive che potranno rimanere attive e sul personale impiegato.
Tra le richieste più significative figura la possibilità per lo stabilimento novese di acquistare semilavorati anche da fornitori diversi da Taranto, superando eventuali vincoli di esclusività che rischiano di compromettere la continuità produttiva.
Il documento approvato ribadisce la necessità di mantenere l’unitarietà strategica del gruppo siderurgico, ma sottolinea come questa debba essere compatibile con una maggiore autonomia degli stabilimenti nell’approvvigionamento delle materie prime.
Un altro punto centrale riguarda il futuro assetto proprietario di Acciaierie d’Italia. Il Consiglio chiede che qualsiasi soluzione sia accompagnata da un piano industriale solido, con investimenti, livelli occupazionali e tempi di realizzazione definiti. Viene inoltre espresso un netto rifiuto di operazioni speculative che possano portare allo smembramento del gruppo o alla trasformazione delle aree industriali in semplici opportunità immobiliari e logistiche.
Particolare attenzione viene riservata alla tutela del reddito. Il documento chiede di garantire gli ammortizzatori sociali per tutta la durata della crisi, evitare licenziamenti e assicurare tempestività nei pagamenti, estendendo le tutele anche ai lavoratori somministrati e a quelli delle imprese dell’indotto.
Viene inoltre sollecitata la copertura integrale del salario nei periodi di fermo dovuti alla mancanza di materiale da lavorare, insieme all’attivazione degli strumenti di anticipazione della cassa integrazione annunciati dalle Regioni Piemonte e Liguria.
Ma il sostegno economico, sottolinea il Consiglio, non può diventare un’alternativa alla ripresa produttiva. Durante gli eventuali periodi di sospensione dovranno essere programmati interventi di manutenzione, messa in sicurezza degli impianti e formazione professionale, per evitare che il prolungarsi della crisi determini anche un impoverimento delle competenze industriali.
L’ordine del giorno affronta inoltre la questione della responsabilità pubblica, chiedendo una regia effettiva dello Stato nella gestione della vertenza e nel rilancio della siderurgia nazionale. Una strategia che dovrà tenere insieme la salvaguardia occupazionale, la modernizzazione tecnologica, la decarbonizzazione e il rispetto delle prescrizioni ambientali e di sicurezza.
Il documento si inserisce nel percorso di coordinamento avviato tra Piemonte e Liguria, che il 21 ottobre hanno condiviso una posizione comune sulla crisi, e richiama l’analoga iniziativa assunta all’unanimità dal Consiglio comunale di Genova il 20 ottobre.
L’approvazione unanime assume un significato politico rilevante: al di là delle differenti appartenenze, il Consiglio comunale ha scelto di presentarsi con una posizione unitaria di fronte al Governo, chiedendo che Novi Ligure non venga considerata una questione secondaria rispetto al destino di Taranto.
Il testo contiene anche impegni precisi per l’amministrazione comunale. Sindaco e Giunta dovranno chiedere un tavolo urgente dedicato specificamente allo stabilimento novese, mantenere attivo il confronto territoriale con sindacati e imprese dell’indotto e riferire periodicamente sull’evoluzione della vertenza.
In particolare, è previsto un aggiornamento pubblico almeno mensile per tutta la fase di emergenza, mentre gli esiti dell’incontro governativo del 27 ottobre dovranno essere comunicati tempestivamente alla Conferenza dei Capigruppo, al Consiglio comunale e alla cittadinanza.
L’ordine del giorno sarà trasmesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai ministeri competenti, alle Regioni, ai parlamentari, ai commissari straordinari e alle rappresentanze sindacali.
Dalla seduta del Museo dei Campionissimi esce dunque una richiesta condivisa: Novi Ligure non può attendere passivamente che si definisca il futuro dell’intero gruppo siderurgico. Servono risposte immediate sulle forniture e sulla continuità produttiva, ma soprattutto garanzie che lo stabilimento possa continuare a rappresentare una realtà industriale strategica per il territorio.
La prima verifica arriverà già oggi, con il confronto a Palazzo Chigi. Il passaggio dalle dichiarazioni agli impegni concreti sarà decisivo per capire se esistano le condizioni per scongiurare un lungo fermo produttivo e restituire una prospettiva ai lavoratori dell’ex Ilva di Novi Ligure.





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