Giacomo Sorbara, imprenditore edile di origini calabresi residente a Serravalle Scrivia, è il destinatario del provvedimento di confisca patrimoniale eseguito nei giorni scorsi dalla Direzione Investigativa Antimafia di Torino e dalla Divisione Anticrimine della Questura di Alessandria. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Torino nell’ambito della normativa antimafia, riguarda beni per un valore complessivo di circa due milioni di euro. Nei confronti dell’uomo è stata inoltre disposta la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni.

Il nome dell’imprenditore, non indicato nel comunicato ufficiale diffuso dalle autorità il 30 ottobre, è stato reso pubblico dal Corriere della Calabria, che ha ricostruito anche i suoi precedenti giudiziari e i collegamenti investigativi con ambienti della criminalità organizzata calabrese, in particolare con soggetti riconducibili alla zona di Cittanova, nella Piana di Gioia Tauro.

La confisca rappresenta un ulteriore sviluppo di un’indagine patrimoniale che aveva già portato, nel dicembre 2025, al sequestro di beni per circa tre milioni di euro. In quell’occasione gli investigatori avevano individuato un patrimonio composto da otto immobili, tre compendi aziendali, 58 beni mobili registrati e 21 rapporti finanziari, distribuiti tra le province di Alessandria, Torino, Savona e Bolzano.

Le indagini avevano inoltre coinvolto la moglie, il figlio e altri due soggetti, indagati per intestazione fittizia di beni. Secondo l’ipotesi investigativa, parte del patrimonio sarebbe stata formalmente attribuita ad altre persone, pur rimanendo nella disponibilità effettiva dell’imprenditore.

Durante gli accertamenti sui mezzi utilizzati dalle imprese erano state rinvenute anche parti meccaniche riconducibili a veicoli rubati, circostanza che aveva determinato ulteriori denunce nei confronti dell’uomo e del figlio.

La vicenda presenta anche collegamenti con precedenti inchieste sul traffico di stupefacenti nel Basso Piemonte. Il Corriere della Calabria richiama in particolare l’operazione «Revival» del 2012, nell’ambito della quale Sorbara era stato arrestato. L’inchiesta aveva interessato il territorio compreso tra Piemonte e Liguria e coinvolto anche Michele Daniele, residente a Pozzolo Formigaro. Nell’abitazione di quest’ultimo, a Pasturana, gli investigatori avevano rinvenuto cinque chilogrammi di marijuana.

Si tratta di precedenti investigativi che contribuiscono a ricostruire il contesto della vicenda, senza che ciò consenta di attribuire automaticamente responsabilità penali definitive per tutti i fatti contestati.

L’aspetto più rilevante dell’operazione riguarda la ricostruzione delle disponibilità economiche e delle attività imprenditoriali. Gli investigatori hanno esaminato la consistenza del patrimonio, la provenienza delle risorse e l’eventuale sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati, secondo gli strumenti previsti dalla legislazione antimafia.

Il passaggio dal sequestro del dicembre 2025 alla confisca dell’ottobre 2026 segna una nuova fase del procedimento. I tre milioni inizialmente sequestrati e i due milioni oggetto della successiva confisca non costituiscono necessariamente patrimoni distinti e non devono quindi essere sommati.

La vicenda riporta l’attenzione sul radicamento economico della criminalità organizzata nel territorio alessandrino e, in particolare, nel Novese. Un fenomeno che non si manifesta soltanto attraverso i reati tradizionalmente associati alle organizzazioni mafiose, ma anche mediante il possibile utilizzo di imprese, intestazioni patrimoniali e attività economiche apparentemente regolari.

Resta ora da approfondire l’identità delle tre imprese coinvolte nel sequestro del 2025, la loro effettiva operatività e gli eventuali rapporti commerciali intrattenuti nel territorio. Elementi che potrebbero contribuire a chiarire ulteriormente la dimensione economica della vicenda.

La confisca è un provvedimento di prevenzione patrimoniale, distinto dall’accertamento della responsabilità penale per specifici reati, e resta soggetto ai rimedi di impugnazione previsti dalla legge.

fonti: https://www.corrieredellacalabria.it/2026/10/31/ndrangheta-giacomo-sorbara-confisca-piemonte-legami-cittanova/

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Di Moscone

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