L’autonomia differenziata rischia di spaccare il paese, ci opporremo anche in Consiglio Comunale

Come avrete letto  o sentito, sia alla Camera che al Senato nei giorni scorsi c’è stato l’esame del disegno di legge sull’autonomia differenziata con cui il Governo vorrebbe dare una maggiore autonomia alle Regioni che ne fanno richiesta.
Il clou della discussione si registra  nel tardo pomeriggio del 12 giugno presso l’aula della  Camera con un grosso parapiglia: dopo l’esposizione in aula di decine di bandiere  tricolore da parte dei membri dell’opposizione che intonavano Bella Ciao, seguite da chi ha risposto ineggiando alla “decima mas” (giusto da rendere omaggio  all’elezione recente del generale Vannacci a Bruxelles) giustificandosi successivamente dicendo “A X Factor facevano la X per dire no, posso fare quello che voglio?” ; il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno (che aveva provato a consegnare una bandiera dell’Italia al ministro leghista per gli Affari Regionali Roberto Calderoli)  è caduto a terra, a quanto pare,  a causa di un colpo ricevuto allo sterno. 
Spesso nel nostro paese ci fermiamo a quello che è il titolo quasi sempre basato sulla teatralità ma quello che serve ad oggi è il dovere di non fermarsi sulla superficie delle cose e degli eventi ma coglierne la profondità e la verità. 
E allora cos’è la legge sulla autonomia differenziata? 
L’autonomia differenziata, o legge “spacca-Italia e secessione dei ricchi” non è altro che il riconoscimento, da parte dello Stato, dell’attribuzione a una Regione a statuto ordinario, di autonomia legislativa sulle materie di competenza concorrente e di competenza esclusiva dello Stato; in questo caso le Regioni possono trattenere il gettito fiscale che non sarebbe più distribuito su base nazionale a seconda delle necessità collettive. In poche parole le regioni potranno dare servizi in piena autonomia usando le tasse che raccolgono spaccando il Paese, chi raccoglie più tasse avrà servizi migliori , le regioni più povere servizi peggiori andando a creare distinzioni già parecchio evidenti su sanità, istruzione, trasporti, grandi opere e anche rapporti internazionali.
Altro che Europa…
Una legge che ha suscitato consistenti perplessità e notevoli critiche da parte di numerosi  studiosi e costituzionalisti che individuano il rischio di una frammentazione del tessuto istituzionale della Repubblica ed una non chiara distinzione tra competenze legislative e funzioni amministrative con conseguente confusione su come verranno salvaguardate e garantite le funzioni pubbliche.
La riforma dell’autonomia  fatta dalla Sinistra nel 2001 deve essere rivista ma in senso opposto ovvero far fare alle Regioni meno ma decisamente meglio.
Come si garantisce questa coesione nazionale che spaventa la destra italiana? Garantendo per tutto il Paese  servizi essenziali di prestazione che stando così le cose sono solo illusione perché come già detto si corre il rischio di dividere le competenze e di avere tanti servizi molto diversi tra Regione.
Come gruppo del Partito Democratico novese, appoggiati da tutta la maggioranza, abbiamo sollevato numerosi critiche a questo ddl, presentando in Consiglio un Ordine del Giorno, ostacolato ovviamente dalle opposizioni, esprimendo tutta la nostra preoccupazione e contrarietà al disegno di legge sull’autonomia differenziata proposto dal Ministro Calderoli, auspicando come necessaria l’adozione preventiva in Parlamento di una “legge quadro” costituzionale che disciplini percorso e procedure condivise con regioni ed enti locali. Questo perché una buona amministrazione comunale si occupa sì di buche, erba e manutenzione ma deve cercare, tra le tante cose con la propria cultura politica, di ridurre le distanze da il dito e la luna parlando e facendo azioni concrete su temi come questo dell’autonomia o del congedo di paternità obbligatorio che arriverà prossimamente in Consiglio. 

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Luca Patelli

2 commenti su “L’autonomia differenziata rischia di spaccare il paese, ci opporremo anche in Consiglio Comunale

  1. Il clima purtroppo è questo. Da giorni, in occasione dell’anniversario, scorrono le immagini di Enrico Berlinguer, le sue interviste, i suoi comizi. Molti dei politici di oggi avrebbero molto da imparare in fatto di educazione e di saggezza. Abbiamo una presidente del consiglio che rimprovera i soliti picchiatori semplicemente “perché hanno reagito alle provocazioni…” peccato che siano parole già tristemente sentite dai suoi predecessori in occasione del delitto Matteotti. Secondo il mio modesto parere stiamo sottovalutando la deriva in cui stiamo scivolando. Il fascismo è nato nella totale indifferenza……..

  2. Tutto nasce dall’opportunismo di soggetti che agiscono sempre e solo per miseri fini personali.
    Questa deriva fascista non si risolve certo con uscite di mera propaganda strumentale, scambiando una situazione locale con quella nazionale e internazionale.
    Il primo strumento utile dovrebbe essere una informazione e una scuola pubblica libera, che possano servire a creare un popolo libero da pregiudizio e dotato di senso critico.
    Ma Assange resta sequestrato e torturato in un carcere “democratico”, e gli studenti che protestano per fermare il genocidio occidentale e “democratico” a Gaza e per la pace vengono perseguitati e perseguiti, violentemente ma “democraticamente”, da uno stato sempre più complice col peggio.
    Sarebbe ora che gli ipocriti la smettessero di usare voti di elettori per bene per sopravvivere con le roro carrierine personali.

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