Niccolò Machiavelli sperava che un giorno l’Italia si sarebbe costituita in uno Stato unitario ed indipendente. Nei “Discorsi”, ragionando sulla forma di governo migliore, la immaginò fondata su libertà, leggi condivise, virtù civica, buoni costumi. Sulla prima parte il suo sogno fu realizzato, anche se ancora da perfezionare e dopo aver consegnato alla Storia sacrifici umani immensi.

Questo indica che la nostra Repubblica è relativamente giovane e deve ancora percorrere un tratto di consolidamento. Per fare questo occorre che le Virtù ispirino i nostri politici piuttosto che i Vizi. Machiavelli argomentava su Vizi e Virtù come massima espressione contraddittoria dell’esercizio della politica.

La Storia ci deve insegnare come gli errori debbano essere evitati e non ripetuti, imparare, come scriveva Davide Lajolo, a vedere l’erba dalla parte delle radici. Senza sapere da dove veniamo non potremo sapere dove andiamo.
A fasi alterne abbiamo avuto periodi di buoni esempi di etica, morale, dedizione, dove il senso dello Stato ha prodotto governi virtuosi, crescita civile, politica, economica. Abbiamo avuto il periodo più lungo della nostra storia moderna senza guerre e guardando in avanti a esercizi democratici federalisti europei come immaginavano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni dal titolo “Per un’Europa libera e unita“, oggi conosciuto come “Il Manifesto di Ventotene”, ovvero come uno dei testi fondanti dell’Unione europea, un documento che nasce da uno spirito europeista di una rivoluzione democratica, per creare una federazione europea ispirata ai principi di pace e libertà.
Idee contestate da Giorgia Meloni senza dirci quale Europa vorrebbe lei. Oggi stiamo percorrendo questa strada indicata?

Per tornare a Machiavelli, stiamo esercitando più Virtù o più Vizi? Se dobbiamo dare un giudizio obiettivo, osservando quotidianamente dichiarazioni e avvenimenti, non siamo piazzati bene.
I cittadini si sono progressivamente stancati di chi li rappresenta, il parlamento è diventato, per molti,  un covo di incapaci, affaristi, cinici, autoreferenziati e anche ignoranti.
Chi ci governa pensa principalmente a consolidare il proprio potere anche tentando di modificare a proprio comodo dettati della nostra Costituzione.

Il popolo patisce, per la stragrande maggioranza, le conseguenze di questo andazzo. Come se non bastasse l’indifferenza elettorale di chi ne ha diritto viene “arricchita” dall’invito odierno dei nostri governanti a disertare le urne per esercitare il voto referendario prossimo.
Una classe politica virtuosa dovrebbe fare il contrario, invitare i cittadini ad esprimere un voto positivo o negativo che sia, ma a votare invece di “consigliare” di disertare. Chi rappresenta la nazione, che è la grande minoranza, fa e disfa a proprio umore e magari rispondendo a vecchi sintomi di nostalgia opportunamente occultati. Lo fa in modo ripetuto e reiteratamente voluto non solo trattando le problematiche quotidiane ma anche nelle valutazioni sulle possibili complicazioni dirette delle guerre in corso ed evitando il più possibile i passaggi parlamentari considerati ormai come un fastidio da evitare.

Lo fa solo L’Italia? Ma certo che no, tra interferenze elettorali europee e decisioni ristrette e guerrafondaie dell’Unione Europea “volenterosa” che potrebbero portarci in guerra abbiamo una sola certezza, se la Democrazia non si esercita come metodo può solo morire.

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